Il Tonno rosso torna al centro di un progetto industriale italiano. Non soltanto come prodotto della pesca, ma come risorsa strategica attorno alla quale costruire una filiera nazionale capace di controllare, valorizzare e trasformare il prodotto dalla cattura alla tavola.
È questo l’obiettivo di Tonno Rosso d’Italia, l’Organizzazione di Produttori nata alla fine del 2022 che oggi rappresenta circa il 13% del contingente nazionale di catture assegnato all’Italia per il 2026 e la metà del contingente italiano destinato alle tonnare fisse.
Il progetto compie ora un ulteriore passo: il Marchio collettivo “Tonno Rosso d’Italia” è stato registrato in tutta l’Unione Europea, dopo un percorso avviato nel 2024 presso l’EUIPO e concluso nel giugno 2026.
L’obiettivo è dare un’identità riconoscibile a una filiera che vuole distinguersi per qualità, tracciabilità, sostenibilità e responsabilità, riportando progressivamente in Italia una quota maggiore del valore generato da una delle risorse ittiche più pregiate del Mediterraneo.
Una filiera che cresce
In poco più di tre anni, l’Organizzazione di Produttori ha consolidato la propria presenza nel comparto, sotto la guida del Presidente Giuseppe Maria Guarna, del Vicepresidente Pietro Avolio e del Consigliere Gilles Pappalardo.
La rappresentatività raggiunta comprende oggi 17 unità navali in armamento, alle quali si aggiunge una delle ultime tonnare fisse attive nel Mediterraneo, qualla situata sull’isola di San Pietro a Carloforte.
A Carloforte la pesca del Tonno rosso rappresenta una parte della storia stessa della comunità tabarchina: un patrimonio fatto di lavoro, cultura, tradizioni e conoscenza del mare.
La stessa filiera guarda però alla nuova generazione della pesca italiana. Tra le unità navali figura la SalvatoreP, varata nel marzo 2026, lunga 47,40 metri e con una stazza di 439 GT, esempio dell’evoluzione tecnologica e produttiva del settore.
Il Marchio come sistema di garanzie
Il Marchio europeo non nasce soltanto per identificare un prodotto. Attorno ad esso è stato costruito un sistema di garanzie basato su quattro disciplinari certificati da Bureau Veritas nel marzo 2026:
• ISO 22005, per la rintracciabilità;
• ISO 14001, per la gestione ambientale;
• ISO 9001, per la qualità dei processi;
• ISO 37001, per la prevenzione della corruzione, integrata dall’adozione di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.lgs. 231/2001.
L’obiettivo è rendere verificabile ogni passaggio della filiera e offrire al consumatore un prodotto controllato e tracciato.
Dal mare al mercato, la sfida della sovranità alimentare
Il passaggio più ambizioso del progetto riguarda la realizzazione in Italia di un impianto nazionale per l’allevamento del Tonno rosso.
Oggi il Tonno rosso catturato dagli operatori italiani viene acquistato da aziende di altri Paesi, in particolare Malta e Spagna, e trasferito oltre i confini nazionali per il successivo finissaggio.
Il prodotto raggiunge così il mercato giapponese, uno dei principali mercati mondiali per il Tonno rosso, ma la parte più significativa del valore generato lungo la filiera viene prodotta e trattenuta fuori dall’Italia.
La realizzazione di un impianto nazionale punta a cambiare questo modello, riportando in Italia l’intero ciclo produttivo: dalla cattura all’allevamento, dalla trasformazione alla commercializzazione.
Non si tratta, dunque, soltanto di valorizzare una risorsa che nasce nel mare italiano, ma di riportare in Italia le fasi della filiera oggi realizzate all’estero, creando competenze, valore e capacità produttiva lungo tutto il percorso che conduce dal mare al mercato.
È in questo passaggio che il progetto si lega al tema della sovranità alimentare: una risorsa italiana deve poter generare in Italia una quota crescente del proprio valore, attraverso una filiera nazionale integrata, tracciabile e competitiva.
11 milioni di € per il programma di filiera
A sostenere questa strategia c’è il Programma di Filiera del Tonno Rosso d’Italia, attualmente in fase di realizzazione.
Il programma è stato selezionato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per beneficiare di un contributo finanziario del PNRR gestito da ISMEA, all’interno di un programma di investimenti multiregionale del valore complessivo di circa 11 milioni di euro.
Il completamento è previsto entro il 2029, con il coinvolgimento di università ed enti di ricerca italiani. Le convenzioni con ISMEA sono state sottoscritte nel settembre 2026.
La strategia comprende l’intera catena del valore: cattura, allevamento, trasformazione e commercializzazione.
Non solo pesca, un progetto di economia circolare
Il progetto punta inoltre a trasformare la lavorazione del Tonno rosso in un processo sempre più circolare.
La riduzione delle densità di allevamento nelle gabbie rappresenta una delle direttrici individuate per migliorare il benessere degli animali e la qualità del prodotto.
Parallelamente, gli scarti della lavorazione potranno essere valorizzati come nuove risorse: dal pet food alla produzione di farina e olio di pesce, fino alle applicazioni nei settori farmaceutico e cosmetico, anche in relazione alla presenza di Omega 3 e collagene.
L’obiettivo è fare in modo che ogni componente della risorsa possa generare nuovo valore, riducendo gli sprechi e rafforzando la sostenibilità economica e ambientale della filiera.
Un marchio aperto all’intero comparto
Il progetto non è concepito come un sistema chiuso.
Il Marchio “Tonno Rosso d’Italia” potrà essere utilizzato anche da imprese non aderenti all’OP, purché rispettino i disciplinari previsti e accettino i relativi sistemi di controllo.
L’intenzione è costruire progressivamente una rete capace di aggregare produttori e operatori attorno a standard comuni e verificabili, facendo del Marchio uno strumento di qualificazione dell’intero comparto.
La ricerca sul Mediterraneo
Alla costruzione della filiera si affianca l’attività scientifica.
Dal 2023 l’Organizzazione monitora attraverso una boa oceanografica i principali parametri chimico-fisici del mare. Installata inizialmente nelle acque di Baia – Bacoli, nel 2025 è stata riposizionata davanti alla Costiera Amalfitana – Cetara.
La ricerca è finalizzata allo studio dell’aumento delle temperature del Mediterraneo e delle sue possibili conseguenze sugli allevamenti ittici e sugli ecosistemi marini. L’analisi dei dati raccolti consentirà di comprendere come il cambiamento climatico stia modificando le condizioni del mare e quali strategie adottare per garantire benessere animale, qualità del prodotto e sostenibilità delle attività di allevamento.
Al termine dello studio, sarà definita la migliore allocazione per la realizzazione del nuovo impianto nazionale di allevamento del Tonno Rosso, così da assicurare condizioni ottimali per la crescita dei pesci e per la tutela dell’ambiente marino.
Le istituzioni: un punto di svolta per la filiera del tonno rosso
Il progetto ha ricevuto attestazioni di interesse e apprezzamento in diverse sedi istituzionali. Tra coloro che hanno riconosciuto il valore dell’iniziativa figurano: Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste; Patrizio Giacomo La Pietra, Sottosegretario di Stato; Marco Lupo, Capo del Dipartimento della Sovranità Alimentare e dell’Ippica presso il medesimo Ministero; Graziella Romito, Direttrice Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura presso il medesimo Ministero; Fiorella Zabatta, Assessore regionale della Campania, in rappresentanza di una terra che custodisce una parte significativa della memoria viva della tradizione tonniera italiana.
Patrizio Giacomo La Pietra (Sottosegretario Ministero Agroalimentare)
Il Sottosegretario di Stato Patrizio Giacomo La Pietra ha sostenuto che:
«la pesca del Tonno rosso è una delle eccellenze dell’attività del comparto e come tale l’abbiamo trattata nel definire il piano di gestione per il triennio 2026-2028, che assegna all’Italia una quota complessiva di oltre 6.180 tonnellate all’anno.
Il ministro Lollobrigida ed io abbiamo un obiettivo dichiarato per quanto riguarda la filiera del Tonno rosso: eliminare speculazioni sulle quote, aggregare i pescatori e valorizzare l’identità e la tradizione di questa pesca, con una particolare attenzione alla tracciabilità vedi, ad esempio la bollinatura che abbiamo introdotto per contraddistinguere con chiarezza il pescato legale.
Per queste ragioni il Progetto Integrato del Tonno Rosso d’Italia, realizzato dall’Organizzazione Produttori Tonno Rosso d’Italia e la registrazione del marchio collettivo nazionale in tutti i Paesi dell’Unione Europea rappresenta un punto di svolta, perché funzionale al percorso intrapreso con la certificazione dei disciplinari di tracciabilità, sostenibilità ambientale, anticorruzione e qualità nella gestione, sui quali si deve improntare l’attività delle nostre marinerie».
Graziella Romito, DG Pesca Marittima
La Direttrice Generale della Pesca Marittima e dell’Acquacoltura presso il MASAF, Graziella Romito, ha infatti sostenuto che: «la registrazione del marchio collettivo è una tappa importante dell’Organizzazione dei Produttori Tonno Rosso d’Italia. Si inserisce in un più ampio processo volto a ricreare una filiera del Tonno rosso tutta italiana fortemente voluta dal Ministero ed è un ottimo segnale di operatività dell’Organizzazione dei Produttori»
Marco Lupo, Dipartimento Sovranità Alimentare
Marco Lupo, Capo del Dipartimento della Sovranità Alimentare e dell’Ippica presso il MASAF, si è congratulato: «con l’Organizzazione di Produttori Benefit Tonno Rosso d’Italia per la registrazione del marchio collettivo nazionale in tutti i Paesi dell’Unione Europea e per i traguardi raggiunti come Organizzazione dei Produttori. Questi obiettivi confermano che occorre investire ulteriormente sull’aggregazione dei produttori per una maggiore sostenibilità economica del settore».
Dalle marinerie alla tavola
La prospettiva finale è quella di portare il Tonno Rosso d’Italia anche nel mondo della ristorazione, attraverso una rete qualificata destinata a valorizzare il prodotto e a costruire un rapporto diretto tra pesca, cultura, qualità e gastronomia.
Un nuovo obiettivo: dare un valore italiano a una risorsa italiana
La sfida di Tonno Rosso d’Italia si gioca dunque su più fronti: rafforzare la rappresentatività dei produttori, costruire una filiera integrata, certificare i processi, investire nella ricerca, sviluppare l’allevamento nazionale e valorizzare il prodotto sul mercato.
Il Marchio rappresenta il punto di sintesi di questo percorso.
Un’identità comune per una filiera che nasce dal mare italiano e punta a restituire al Paese una parte maggiore del valore economico, culturale e gastronomico legato al Tonno rosso.
Dalla cattura alla tavola, l’obiettivo è uno: costruire in Italia il futuro del Tonno rosso.
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