La fotografia scattata dall’ultimo dossier Istat 2026 restituisce un’immagine chiara e, per molti versi, allarmante: Salerno è una città che si sta progressivamente svuotando e invecchiando. Non si tratta più di una percezione o di un fenomeno marginale, ma di una vera e propria emergenza strutturale che coinvolge dinamiche sociali, economiche e urbanistiche. Il dato più emblematico riguarda il confronto con Giugliano in Campania: appena 305 residenti separano oggi le due città, con Salerno ferma a quota 125.323 abitanti e Giugliano ormai a ridosso con 125.018.
Un distacco ormai simbolico che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile. Salerno, storicamente tra i principali poli urbani della Campania, rischia concretamente di perdere il proprio peso demografico e, di conseguenza, la propria centralità territoriale.
Una città che invecchia e perde attrattività
Il dato più preoccupante non è soltanto la perdita di circa 1.400 residenti in due anni, ma la composizione stessa della popolazione. Salerno sta vivendo un processo di “senilizzazione” marcato: le nascite sono in costante calo (appena 711 nuovi nati), mentre aumentano sensibilmente le fasce di età più avanzate, in particolare tra i 55 e i 65 anni.
La conseguenza è una piramide demografica squilibrata, dove la base – rappresentata da giovani e bambini – si restringe sempre di più, mentre il vertice si allarga. Questo squilibrio genera effetti a catena: meno forza lavoro, meno innovazione, minore capacità di consumo e una crescente pressione sui servizi sanitari e assistenziali.
In parallelo, il confronto con Giugliano evidenzia un modello opposto. Il comune dell’hinterland napoletano registra oltre mille nascite annue e una presenza significativa di giovani adulti e famiglie. Questo dato suggerisce una maggiore attrattività del territorio, probabilmente legata a costi abitativi più contenuti, a una diversa struttura economica e a una maggiore disponibilità di spazi per le nuove generazioni.
Le cause: 30 anni di politiche poco orientate ai giovani
Per comprendere le ragioni profonde di questa crisi, è necessario guardare alle politiche economiche e sociali degli ultimi trent’anni. Salerno ha vissuto una fase importante di trasformazione urbana, con interventi infrastrutturali e di riqualificazione che hanno migliorato l’immagine e la vivibilità della città. Tuttavia, questi interventi non sono stati accompagnati da una strategia strutturale di sviluppo demografico.
Negli ultimi decenni si è assistito a:
- Un progressivo aumento del costo della vita, in particolare nel settore immobiliare, che ha reso difficile per i giovani acquistare o affittare casa in città.
- Una carenza di politiche attive per l’occupazione giovanile, con un mercato del lavoro locale incapace di trattenere laureati e professionisti.
- Una limitata attrazione di investimenti produttivi, soprattutto nei settori ad alto valore aggiunto, capaci di generare occupazione qualificata.
- Una debole integrazione tra università e tessuto imprenditoriale, che ha favorito la fuga dei talenti verso altre città o regioni.
Il risultato è stato un progressivo esodo giovanile, spesso silenzioso ma costante. Molti ragazzi salernitani scelgono di trasferirsi al Nord Italia o all’estero per trovare opportunità migliori, contribuendo ulteriormente allo svuotamento demografico.
Il rischio economico e sociale
La crisi demografica non è soltanto un problema statistico, ma ha implicazioni dirette sul futuro economico della città. Una popolazione più anziana significa minore capacità produttiva, riduzione del gettito fiscale e aumento della spesa pubblica per servizi assistenziali.
Inoltre, la diminuzione dei giovani incide anche sul tessuto sociale: meno famiglie, meno bambini nelle scuole, meno vitalità nei quartieri. Interi comparti economici – dal commercio alla ristorazione, fino ai servizi – rischiano di subire un ridimensionamento.
Il sorpasso di Giugliano, ormai imminente, assume quindi un valore simbolico ma anche concreto: segna il passaggio da una città storicamente centrale a un contesto che rischia di perdere competitività e attrattività.
Quali soluzioni per invertire la rotta
Invertire questa tendenza non è semplice, ma è ancora possibile attraverso una strategia integrata che metta al centro i giovani e le famiglie. Alcune direttrici fondamentali potrebbero essere:
- Politiche abitative accessibili, con incentivi per l’acquisto e l’affitto da parte di giovani coppie.
- Sostegno all’imprenditorialità giovanile, attraverso incubatori, finanziamenti e semplificazione burocratica.
- Attrazione di investimenti innovativi, puntando su settori come tecnologia, logistica avanzata, turismo sostenibile e servizi digitali.
- Rafforzamento del legame tra università e imprese, per creare opportunità lavorative locali.
- Servizi per la famiglia, come asili nido, scuole e supporti alla genitorialità.
Una sfida che riguarda il futuro
Salerno si trova oggi di fronte a una sfida cruciale: continuare su una traiettoria di lento declino demografico oppure intraprendere un percorso di rilancio che rimetta al centro le nuove generazioni. I dati Istat rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Il futuro della città dipenderà dalla capacità di trasformare questa crisi in un’opportunità, ripensando il modello di sviluppo e costruendo un ambiente più inclusivo, dinamico e sostenibile. Senza giovani, infatti, non c’è futuro. E Salerno, oggi più che mai, deve scegliere da che parte stare.
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