Un viaggio tra le sponde del Río de la Plata e quelle del Golfo di Napoli è stato percorso, virtualmente, dai tanti presenti che hanno partecipato alla presentazione del libro :” Carlos Gardel. Il tango a Napoli”, edito dalla casa editrice napoletana “MEA” di Gertrude Vollaro, tenutasi presso la libreria “Mondadori” di Antonio Verderame, organizzata con la direzione artistica curata dal dottor Giuseppe Carabetta, Vicepresidente dell’Università Popolare Scuola Medica Salernitana, avvocato, artista, divulgatore culturale che ha voluto offrire al pubblico una prospettiva unica sul dialogo profondo che lega Buenos Aires a Napoli:” Il tango argentino non è solo una danza o una musica: è il frutto di un incontro tra popoli, storie e sentimenti”. L’evento è stato patrocinato dall’Università Popolare Nuova Scuola Medica Salernitana, guidata dal Rettore Pio Vicinanza che nel suo intervento ha ricordato che la cultura rappresenta una componente fondamentale dell’accrescimento dell’uomo:” Come Rettore di un’istituzione che si richiama alla gloriosa tradizione della Scuola Medica Salernitana, desidero sottolineare come la cultura rappresenti una componente fondamentale dell’accrescimento dell’uomo. La nostra antica Scuola Medica ci ha insegnato che il sapere non può essere racchiuso in compartimenti separati, ma deve alimentarsi continuamente attraverso il dialogo tra scienza, filosofia, arte e umanesimo La musica in particolare possiede una straordinaria capacità di parlare alla dimensione emotiva dell’essere umano, di evocare ricordi, di creare relazioni che superano ogni confine geografico e linguistico”. Protagonista assoluto di questo viaggio è stato il cantautore e chitarrista argentino Diego Moreno che, partendo dalle proprie origini:” Sono argentino al 100%, ovviamente di Mar del Plata” ha tracciato il bilancio di un’esistenza divisa tra due mondi:” Da trent’anni sto in Italia. Ho vissuto per venti anni a Pozzuoli e poi, da sei anni vivo a Caserta, la città natale di mia moglie Maddalena. Spesso torno in Argentina”. Moreno ha ripercorso le tappe della sua straordinaria carriera musicale costruita sull’autodidattismo e sulla passione viscerale per la musica. Ha raccontato di aver duettato con cantanti di fama nazionale: Fabio Concato, Enzo Gragnaniello, Valentina Stella, Maria Nazionale, Paolo Fresu,Tony Esposito, Peppino di Capri, e Fred Bongusto: “Con lui ho collaborato per oltre 15 anni . Abbiamo fatto anche delle tournée memorabili in Argentina. Quando lo presentavo agli amici simpaticamente diceva:” Mucho Gusto- Fred Bongusto”. Ho fatto da “opening act” a Riccardo Cocciante che si è esibito anche al “Teatro Verdi” di Salerno”. Moreno ha raccontato il mito di Carlos Gardel, che aveva radici francesi, e del suo legame con Napoli:” La sua storia affonda le radici nella storia stessa della mia famiglia. Mio padre Héctor fu infatti tra i fondatori, cinquant’anni fa in Argentina, nella città di Mar del Plata, della “Sociedad Admiradores de Carlos Gardel”. Nutriva un culto devozionale per il “padre del tango-canción” la cui voce è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità”. Moreno ha ricordato che Gardel aveva una voce baritonale: La sua tecnica vocale e la gestualità scenica sono considerate rivoluzionarie. Gardel diventa una star internazionale, registra oltre mille brani in diverse lingue e gira film per la Paramount. Muore tragicamente in un incidente aereo nel 1935 a Medellín, Colombia, diventando subito mito nazionale e internazionale. Gardel è celebrato come icona dell’argentina e del tango nel mondo”. Il professor Ernesto Pulignano, docente di Musicologia e Storia della Musica al Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno, ha spiegato che il tango argentino è stato profondamente influenzato dalla canzone napoletana e dalla grande tradizione operistica italiana:” Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento la Buenos Aires dei flussi migratori e dei grandi teatri (come il Teatro Colón che fu inaugurato il 25 maggio 1908 con la Aida di Giuseppe Verdi, affidata a una compagnia italiana) viveva immersa nel repertorio lirico italiano. Proprio a Buenos Aires i grandi cantanti italiani erano accolti come autentiche celebrità, mentre le melodie delle opere liriche circolavano anche tra gli emigrati nei quartieri popolari e nelle strade dove circolavano attraverso quello che noi abbiamo chiamato organetto. Voci leggendarie come quelle di Enrico Caruso, Titta Ruffo, Beniamino Gigli e Tito Schipa non erano soltanto celebrità acclamate nei teatri, ma veri e propri punti di riferimento emotivi per le comunità di emigrati. Caruso stesso era legatissimo a Buenos Aires, anche per ragioni personali. In città aveva suo zio Liberato, fratello della madre Anna Baldini, che il tenore andava volentieri a trovare durante i suoi soggiorni. Le prime esibizioni di Caruso in Argentina risalgono al 1899. Caruso amava trascorrere il suo tempo a Buenos Aires dove prendeva anche lezioni di pittura dall’amico Filippo Galante, pittore e medaglista, originario di Sora”. Trovava in quella terra una cassa di risonanza straordinaria, favorito anche dalla rivoluzione tecnologica dei primi dischi a 78 giri che portavano la melodia popolare e operistica direttamente nelle case dei lavoratori”. Il professor Pulignano ha anche spiegato che l’opera non trasformò Gardel in un cantante lirico:” Contribuì, insieme ad altre esperienze, ad arricchire il suo modo di interpretare la canzone” e sottolineato l’importanza della musica:” Sono qui anche per testimoniare la presenza del Conservatorio di Salerno che io rappresento, all’interno di un contesto di natura letteraria, perché la musica non è soltanto la musica che noi ascoltiamo in un concerto, ma è anche parole, letteratura, pensiero; è anche qualcosa che si può e si deve spiegare al di là di quello che noi riusciamo ad ascoltare”. Diego Moreno ha letto una bellissima frase ,contenuta nella prefazione del libro, scritta dal celebre scrittore napoletano Maurizio De Giovanni:” Il tango argentino e la canzone napoletana sono due mondi, due dolori che si somigliano, due nostalgie che parlano la stessa lingua e che diventano una sola nostalgia. Entrambi i generi nascono nei porti, tra i moli di partenza e di arrivo, nelle periferie e nei conventillos: sono la musica di chi parte, di chi resta, di chi soffre e di chi spera”. Moreno ha spiegato che nei quartieri popolari di Buenos Aires, come l’Abasto, la lingua napoletana e i ritmi partenopei si fusero con la cultura criolla, dando vita a un sincretismo unico:” Non è un caso che lo stesso Carlos Gardel ascoltasse fin da bambino queste melodie, arrivando a incidere in napoletano brani come “Comme se canta a Napule”, circondandosi di collaboratori e parolieri di origine italiana come Alfredo Le Pera e Mario Battistella”. Il cantautore argentino ha sottolineato l’importanza dell’emigrazione italiana in Argentina, del ruolo dei porti come luoghi di scambio culturale e della fortissima risonanza che la musica e la letteratura rivestono nell’unire popoli apparentemente lontani ma vicini nello spirito:” Il tango argentino è il risultato di un abbraccio tra Argentina e Italia, tra Buenos Aires e Napoli. È la prova che quando le culture si incontrano possono nascere capolavori che parlano al cuore di tutti. Il tango argentino e la canzone napoletana sono molto più che semplici generi musicali, sono il racconto in musica delle storie di immigrazione, di addii e di speranze che hanno unito due popoli e due città”. Moreno ha anche presentato i suoi due progetti innovativi: “Tango Moreno” e “ Tango Scugnizzo” che sono al centro di un ambizioso progetto di docufilm con la “Film Commission Regione Campania”, e incantando il pubblico, ha cantato alcuni brani argentini e della canzone classica napoletana. Sono intervenuti per un saluto: l’onorevole Gianfranco Valiante, già Sindaco di Baronissi; l’Assessore del Comune di Salerno, Massimiliano Natella; la professoressa Pina Basile, presidente della “Società Dante Alighieri” di Salerno e il dottor Marco Pardini, naturopata.(Foto di Domenico Carabetta).
Aniello Palumbo






















































