Le Patamacchine di Gianluca Caporaso ed altri racconti saranno donati dai Club Interact e Rotaract Salerno ai bambini del Reparto Pediatrico dell’Ospedale di Cava De’ Tirreni.

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Come sarà la Poesia del 3000, quali parole metteranno l’uomo in armonia con l’Universo? Per lo scrittore e narratore di racconti per l’infanzia, Gianluca Caporaso, il 3000 sarà l’era delle Patarole:” Ci saranno uomini che parleranno utilizzando soltanto la A o soltanto la E o la I o la O. Ci saranno anche gli uomini in U. Pur comprendendosi l’uno con l’altro, ognuno parlerà a modo suo. Ci sarà qualcosa che nonostante tutte le differenze continuerà ad unirli, li guarirà dalla solitudine e dalle paure: qualunque cosa diranno e qualunque vocabolario utilizzeranno, gli uomini non smetteranno mai di cercare, con le parole, le chiavi per entrare nel mondo delle emozioni, del gioco, degli incontri, della poesia”. Lo scrittore potentino che si occupa di solidarietà, volontariato e progettazione culturale, ha presentato i suoi libri, tutti editi da “Lavieri Edizioni”, durante l’incontro organizzato al Museo Archeologico Provinciale di Salerno dall’Interact Club Salerno, presieduto da Noemi Ferrara, e dal Rotaract Club Salerno, presieduto da Anna Gallo, durante il quale hanno annunciato che il 2 giugno doneranno, insieme a tutti i soci, i libri offerti dalla “Lavieri Edizioni”, alla biblioteca del reparto di Pediatria del Presidio Ospedaliero “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava Dè Tirreni diretto dal professor Basilio Malamisura dove già da anni realizzano un importante progetto di Clownterapia:” Con grande entusiasmo portiamo avanti la terapia del sorriso cercando di far divertire i piccoli pazienti ricoverati nella struttura ospedaliera” hanno raccontato le due presidenti. Caporaso, che si è definito un “essere infantile”: ”Eternamente disponibile a meravigliarsi, a stupirsi, a giocare”, ha interpretato con ritmo, esibendosi in una vera e propria performance teatrale che ha suscitato grandi emozioni e suggestioni tra i presenti, alcuni brani dei suoi divertenti libri: “Il Catalogo ragionato delle Patamacchine”, illustrato da Sergio Olivotti, nel quale l’autore presenta delle macchine assurde costruite con materiale di scarto e capaci di risolvere problemi inesistenti e offrire soluzioni immaginifiche a chi nemmeno le cercava come il Pacificaphone: “Una macchina stupendofona che serve a riappacificare in meno di un minuto chi ha litigato” o la macchina “Guarisci Pensiero”: ”Indicata nel trattamento di malocchio, tristelle, preoccupiti e altre particolari forme di tensioni e infelicità che affliggono il sistema nervosetto dell’uomo moderno”; l’altro libro è “Appunti di Geaofantastica”, illustrato sempre da Sergio Olivotti, nel quale Caporaso racconta degli appunti lasciati da un viaggiatore straordinario capace di carpire le storie più intime e segrete delle città che attraversa e :”I racconti di Punteville”, illustrato da Rina Petruccioli, nel quale l’autore racconta delle città della punteggiatura: “Anche se diverse le une dalle altre, tutte le città finiscono per assomigliarsi, laddove crescono e si trasformano al solo scopo di consentire alle persone di stare insieme, innamorarsi, lavorare, raccontare” – ha spiegato Caporaso – “Nella città di Puntini Puntini le donne avevano più nei del solito e per ogni emozione veniva piantato un fiore; tra i mestieri più richiesti della città vi era quello di costruttore di bolle di sapone. Ogni volta che gli abitanti di Puntini Puntini litigavano, per fare la pace aprivano una bottiglietta di bolle di sapone e cominciavano a far volare le bolle. Con la testa rivolta verso il cielo le guardavano volare lontano fino a quando non scomparivano e facevano sbuff! Poi si guardavano negli occhi e dicevano: così è la vita. Tutto può succedere” E si abbracciavano fortissimo”. Ma tutto cambia anche nelle storie fantastiche e bellissime, oppure no? “Noi pensavamo che tutto finisse” – racconta l’autore nel libro – “ E invece, grazie ai bambini, imparammo che le cose finiscono e ricominciano. Così è la vita. Si tocca il punto e poi si va a capo”. (FOTO DI JACOPO NADDEO).

Aniello Palumbo

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