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Inaugurato a Salerno, presso il Centro CMSO, dal Professor Marcello Orio e dal Professor Vittorio Unfer un percorso multidisciplinare d’eccellenza per le pazienti affette da Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS): una patologia complessa ed evolutiva che colpisce anche gli uomini.

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La patologia tradizionalmente nota come Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) cambia volto, definizione e approccio terapeutico, trasformandosi in una condizione complessa che va ben oltre l’apparato riproduttivo femminile, arrivando a interessare, sotto forme diverse, anche l’universo maschile. A fare il punto su questa svolta sono stati il professor Vittorio Unfer (Ginecologo, docente all’UniCamillus di Roma e Presidente della società scientifica EGOI PCOS) e il professor Marcello Orio (CMSO di Salerno), che questa mattina hanno annunciato l’avvio di un percorso clinico e di ricerca d’avanguardia sul territorio campano, in particolare a Salerno presso il CMSO del professor Marcello Orio.  Il Professor Vittorio Unfer, ha spiegato che la “Sindrome dell’Ovaio Policistico” (PCOS) oggi si chiama “Sindrome Poliendocrina Metabolica Ovarica” (PMOS):” Entra questa ‘M’ che sta per ‘metabolica. L’espressione “ovaio policistico” è clinicamente impreciso. Intanto, come sapevamo, non si tratta di cisti ovariche, quindi questa parola “cistica” era errata; in realtà sono follicoli in arresto maturativo. Ora noi come società scientifica già tre anni fa avevamo pubblicato su un’importante rivista internazionale, “Trends in Endocrinology & Metabolism”, la necessità di rinominare la patologia, di dar peso all’aspetto metabolico, e avevamo coniato un termine che era la Sindrome Endocrina Metabolica. Un passo molto più avanti dell’attuale nomenclatura voluta dalla società internazionale ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology), perché toglieva l’associazione con il genere femminile di questa malattia, cioè sparisce anche la parola “ovarica”. Perché è una patologia che chiaramente può interessare anche l’uomo, con manifestazioni diverse rispetto a quelle della donna, perché chiaramente nell’uomo non troviamo l’ovaio: alcune manifestazioni endocrine, cioè ormonali, e metaboliche sono assolutamente comuni. Quindi quando troviamo anche nell’uomo un eccesso di insulina, un’iperinsulinemia, un’insulino-resistenza, l’aumento del colesterolo, dei trigliceridi, ma anche da un punto di vista ormonale un aumento, per esempio, del testosterone con manifestazioni che vanno dall’alopecia, importante alopecia androgenetica, e un eccesso di peluria sul corpo in termini di irsutismo, più dell’ipertricosi. Su questo ambito di ricerca siamo purtroppo ancora un pochino indietro, perché arriviamo a vedere l’uomo già affetto dalla sindrome metabolica, che è una cosa diversa, è un po’ quasi la conseguenza, l’evoluzione, ed è caratterizzata da sintomi classici, tipici come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia. Grazie anche alla sensibilità del professor Orio inizieremo un cammino che parte veramente oggi e che credo porterà nei prossimi anni ad avere dei centri specializzati anche per l’uomo”. Il professor Unfer ha spiegato che l’importante progetto inaugurato presso il Centro CMSO del Professor Orio tutela la paziente che viene inserita in un ambito ambulatoriale dove diverse figure specialistiche collaborano per elaborare un percorso terapeutico integrato, mettendo al centro la persona:” Più specialisti vedono la paziente perché è una patologia multidisciplinare. C’è necessità del ginecologo, dell’endocrinologo, del dermatologo, del tricologo e a volte anche dello psicologo. Per cui dobbiamo inquadrare queste pazienti affinché possano avere una diagnosi precisa, puntuale di una patologia che è una patologia cronica, evolutiva, che si trasforma nel tempo nella stessa paziente e che quindi si può manifestare  con fenotipi diversi, cioè il modo con cui si presenta all’esterno in maniera diversa da paziente a paziente, ma anche nella stessa paziente in anni diversi della sua vita: i sintomi classici sono legati ad alterazioni del ciclo mestruale in termini di oligomenorrea, cioè cicli che vengono oltre i 40 giorni, o addirittura di amenorrea, cioè assenza del ciclo per oltre i tre mesi. Si manifesta ecograficamente con formazioni di arresto follicolare, cioè follicoli di piccole dimensioni, di solito sotto un centimetro, ma di numero elevato, normalmente disposti sotto la parte esterna dell’ovaio stesso. Un ovaio aumentato con uno stroma, la parte centrale, la zona che produce estrogeni produce testosterone, quindi aumentano di volume; si manifesta con alterazioni degli ormoni maschili, sia in senso biochimico, cioè possiamo fare l’analisi del sangue e trovare queste alterazioni, o in senso clinico, quindi con ipertricosi, che significa aumento della peluria delle zone dove già normalmente sono presenti i peli, o addirittura irsutismo, ma questo è più raro, cioè un eccesso di peluria nelle zone dove normalmente nella donna non sono presenti i peli. Fino ad arrivare all’alopecia, alopecia androgenetica, che io ritengo essere un sintomo molto importante e doloroso per la donna, e quindi bisogna intervenire rapidamente. Grazie anche al rapporto che abbiamo con la Società Italiana di Tricologia, la SITRI, siamo riusciti a fare dei protocolli di gestione repentini, rapidi di intervento su queste pazienti con ottimi risultati: gli interventi della tricologia oggi sono vari: dall’utilizzo di farmaci anche off-label. Conosciamo bene il minoxidil, per esempio, che è un farmaco che veniva utilizzato come antipertensivo e che dava come effetto collaterale l’aumento della peluria: portato in lozione terapeutica consente la ricrescita dei capelli. Oggi il tricologo riesce a somministrarlo anche per via orale gestendo i dosaggi. L’utilizzo di antiandrogeni, come per esempio il ciproterone acetato, che sono estremamente efficaci ma vanno gestiti perché chiaramente sono farmaci che hanno effetti collaterali. Il ciproterone acetato ha un effetto epatotossico, quindi bisogna fare spesso esami del sangue, controllarlo. Insomma, la possibilità di utilizzare centrifugati di piastrine, centrifugati del plasma per poter reinserirlo, ha questo stimolo di ricrescita dei capelli. Insomma, l’importante è essere tempestivi per fare diagnosi e intervenire rapidamente”. Il professor Unfer ha spiegato che per quanto riguarda l’ovaio policistico ci sono diverse armi terapeutiche:” Il primo approccio terapeutico è sicuramente non la pillola contraccettiva, ma inserire la paziente in un normale stile di vita, che preveda un’attività sportiva, specialmente aerobica, e una buona educazione alimentare. Basti pensare che la perdita del peso del 10-15% riporta la paziente ad ovulare, a riprendere l’ovulazione. Poi abbiamo l’opportunità di avere degli integratori, tra questi il mio-inositolo, che consentono in maniera naturale di avere un effetto sull’insulino-resistenza, quindi ridurre l’insulino-resistenza, ridurre l’iperinsulinemia, e un’azione diretta sull’ovaio. Cioè l’ovaio, che diventa sordo ad alcuni messaggi ormonali, per esempio quello dell’ormone follicolo-stimolante: grazie al mio-inositolo questo messaggio viene amplificato e l’ovaio riprende ad ascoltare e riparte l’ovulazione. Perché questa è una patologia caratterizzata da anovulazione cronica, è la prima causa di sterilità. Se non c’è ovulazione, non si può avere gravidanza. E quindi chiaramente dobbiamo rimettere in moto un sistema in una maniera complessa. Oggi abbiamo a disposizione anche dei farmaci che vengono utilizzati come antiobesità, i famosi analoghi del GLP-1, e che, sempre gestiti e prescritti dai medici, consentono chiaramente di seguire la paziente in maniera diversa. Proprio col professor Orio stiamo cercando di mettere insieme più sostanze per ridurne i dosaggi, gli effetti collaterali, e avere un’azione sinergica che possa seguire la paziente da un punto di vista metabolico, ma anche da un punto di vista ormonale e quindi ovarico. Abbiamo ottimi risultati, e quindi per questo è importante allineare tutti i centri a un approccio di questa paziente prima di tutto diagnostico e poi terapeutico”. Il professor Vittorio Unfer ha spiegato che questa è una patologia che riconosce una predisposizione genetica:” In qualche maniera è scritto nel DNA della paziente il rischio di sviluppare questa malattia. Avere una predisposizione non significa sicuramente lo sviluppo, ma se fattori esterni quali la cattiva alimentazione, il sovrappeso, l’assenza di attività fisica sono fattori scatenanti che fanno sì che questa malattia si sviluppi. Una malattia che evolve: in adolescenza possiamo riconoscere il rischio, sono le ragazze che sono sovrappeso, che non fanno attività fisica, una dieta troppo ricca di carboidrati, e il rischio di queste pazienti, specialmente se già iniziano ad avere alterazioni del ciclo, è di circa il 50% di diventare policistosi ovarica. L’attività fisica, l’adeguato stile di vita sono sicuramente il primo step. Dopodiché dobbiamo chiaramente aiutare questa paziente anche con il mio-inositolo oppure con farmaci”. Il Professor Marcello Orio ha spiegato che dopo tanti anni di studi, di ricerche, iniziate dal compianto professor Francesco Orio sul ruolo endocrinologico di questa malattia si è arrivati a un punto di ripartenza:” Gli effetti dell’esercizio fisico, dello stile di vita, della corretta alimentazione; gli studi con la Dieta Mediterranea, con la dieta chetogenica, hanno dimostrato come sono in grado di curare questa insulino-resistenza e quindi migliorare la funzione ovarica in queste donne. Oggi l’evoluzione è anche con i farmaci antiobesità come, ad esempio, con la Tirzepatide. Questo non è un punto di arrivo, ma di ripartenza perché è un orgoglio per il nostro centro, per Salerno e per la Campania, essere il primo centro regionale di una rete internazionale. L’EGOI PCOS, che è una società scientifica che si occupa di queste tematiche, ha ritenuto opportuno entrare a far parte di questa struttura nella quale da anni approcciamo questa patologia. È importante mettere al centro delle nostre cure il paziente, la persona affetta da PCOS, che oggi si chiama PMOS, e quindi dare una risposta. Perché poi alla paziente non importa sapere come si chiama la malattia, alla paziente importa avere un ciclo regolare e poter raggiungere l’obiettivo della fertilità. Oggi con un pizzico di orgoglio possiamo dire che, anche sotto l’egida di questa importante società scientifica, possiamo curare e mettere sempre di più al centro delle nostre cure le nostre pazienti che saranno seguite da un’équipe multidisciplinare composta da altre due endocrinologhe: la dottoressa Laura Vuolo; la dottoressa Monica De Leo; la dottoressa Anna Chiara Pastore, biologa nutrizionista. Dove ci sarà bisogno, sempre grazie alla rete EGOI PCOS, prenderemo contatti per quanto riguarda l’aspetto dermatologico, della tricologia, ovvero della perdita di capelli, con specialisti che si occupano di questo; ci sarà il ginecologo che curerà anche l’aspetto diagnostico dal punto di vista ecografico. Quindi un approccio multidisciplinare che ha sempre rappresentato l’approccio del CMSO”.

Aniello Palumbo