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“Un maledetto inganno”, il noir morale di Franco Napoli, presentato alla Provincia di Salerno.  

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 “Un maledetto inganno “,(Lastarìa Edizioni) il nuovo noir morale dello scrittore salernitano Franco Napoli, che racconta le vicende di Rocco Gaudioso, brillante e giovane avvocato penalista, è un romanzo dalla trama serrata e incalzante: una lente d’ingrandimento spietata sulle fragilità umane; una riflessione corale sull’etica del diritto e sul confine labile tra la giustizia e la legge. A presentarlo, nella “Sala Torre” della Provincia di Salerno, sono stati l’avvocato civilista Michele Bartolo e il giornalista e scrittore Marcello Napoli  nell’ambito del progetto “Libri Aperti”. L’incontro promosso dall’Associazione “Parco Storico Sichelgaita”, presieduta dalla professoressa Clotilde Baccari Cioffi, è stato organizzato in sinergia con il “Lions Club Hippocratica Civitas”, presieduto dall’attore, scrittore e formatore teatrale, Lucio Bastolla, e con il patrocinio della Provincia di Salerno, rappresentata dal Consigliere Provinciale con Delega alla Promozione dei Beni Culturali   Giovanni De Simone. La professoressa  Clotilde Baccari Cioffi, si è soffermata  sul valore simbolico della veste grafica e del titolo e letto la frase scritta sulla retrocopertina del libro: “Con te tutto è un inganno, niente è come sembra”:” È la realtà in cui ci troviamo a vivere quotidianamente. Il protagonista inizia la sua attività con grande entusiasmo e pensa che le sue capacità possano consentirgli il privilegio di essere libero. Purtroppo la vita non è quasi mai così, tanto più in un ambito dove bisogna difendere anche l’indifendibile. È un percorso chiaramente professionale, ma soprattutto interiore. Oggi l’etica è molto difficile da perseguire perché ci sono pressioni esterne che non sempre consentono di seguire le nostre scelte morali, soprattutto quando ci sono il successo, il denaro e l’ambizione”. Un concetto richiamato anche dal saluto istituzionale del Consigliere con Delega alla promozione dei Beni Culturali  Giovanni De Simone che, esprimendo  una verità profonda sul valore della lettura ha rimarcato l’importanza dei libri come strumento di provocazione culturale: “La bellezza di un libro è soprattutto quella di non darci delle risposte, ma quella di porci delle domande dalle quali nasce la voglia di capire e conoscere”. L’avvocato civilista Michele Bartolo ha analizzato con rigore il libro sotto l’aspetto giuridico:” Sia il titolo, sia la copertina, con l’immagine di una donna che indossa una maschera, richiamano la psicologia dei personaggi, che indossano a loro volta una maschera. All’inizio l’autore dichiara che i cenni di procedura penale sono romanzati, ma leggendo le strategie difensive e le investigazioni mi sembra tutto molto tecnico e reale”. L’avvocato Bartolo si è poi addentrato nel nodo centrale del ruolo del penalista: “All’inizio l’idea dell’avvocato protagonista del libro, è quella di difendere le cause giuste, ma le cause giuste non esistono, soprattutto per un penalista. Spesso si difendono colpevoli e l’abilità dell’avvocato è quella, attraverso il perimetro della legalità, di tutelare il proprio cliente. Il problema di Rocco Gaudioso è che inizia a essere fagocitato da un sodalizio criminale che gli espropria la possibilità di creare una linea difensiva. Capisce che le soluzioni penali sono costruite a tavolino dall’organizzazione che fornisce testimoni e alibi”. Particolarmente illuminante la citazione del passaggio chiave del libro in cui il protagonista chiede di essere sollevato dagli incarichi: “Gaudioso si presenta al capo della confraternita dicendo: “Io voglio essere sollevato da questo incarico, ho difeso tanti affiliati dinanzi ai magistrati, non dinanzi alla giustizia”. È corretta l’impostazione di dire “ti difendo davanti ai magistrati e non davanti alla giustizia”, perché la verità che si forma in un processo molto spesso non è quella reale”. Il giornalista, scrittore e regista Marcello Napoli ha spostato l’attenzione sul valore formativo della narrazione e sulla sua struttura ritmica e visiva: “È una sorta di educazione a se stesso per questo tipo di vita, un romanzo assolutamente di formazione e di crescita che deve scontrarsi con la realtà. Franco Napoli applica una grande verità: “Il male che fai ti si ritorce addosso”. È una scrittura dinamica, con l’uso dell’io e molti dialoghi, per cui la lettura diventa agevole”. Marcello Napoli ha evidenziato l’originalità del punto di vista del protagonista rispetto ai canoni classici del genere: “Il protagonista è uno, l’io, che deve crescere attraverso i bombardamenti della realtà. Attraversiamo queste questioni giuridiche di magistratura, non di giustizia, perché oggi la giustizia con la G maiuscola è forse delegata a un altro mondo. L’avvocato accetta di diventare un burattino nelle mani della confraternita perché non può fare a meno: o accetti o ti facciamo saltare in aria. Mi piace molto il fatto che sia un noir morale”. A chiudere l’intenso confronto sono state le parole dell’autore, Franco Napoli, che ha svelato la genesi profonda del romanzo e la molla etica che lo ha spinto a scrivere: “Il romanzo è nato da un’idea, da una domanda che mi sono fatto a un certo punto: la famosa grande occasione che ti può capitare nella vita da prendere al volo perché ti cambia la vita in meglio, o perlomeno pensi che sia così. Ma se per prendere questa occasione devi dare qualcosa in cambio, cosa sei disposto a dare? Sei disposto a mettere in discussione l’educazione che hai avuto, a rinunciare ai principi in cui hai sempre creduto? Se questo do ut des ti va a chiedere un pezzo della tua moralità, tu che fai?” Spiegando la scelta di non cedere ai cliché del genere giudiziario, l’autore ha ribadito il senso della sua indagine letteraria: “Mi sono posto il problema: perché parlare sempre di un avvocato vincente? Mi sono messo dall’altra parte, di chi difende chi sa che è colpevole, per far uscire fuori quella moralità che dovrebbe avere chiunque di noi, quel peso che vai a sentire quando sai che non stai facendo una cosa corretta. Abbiamo una società propensa più all’apparenza che all’essere. Ho scritto veramente quello che sentivo”. A suggellare l’evento sono state le letture teatralizzate dell’attore e regista Lucio Bastolla che ha dato corpo,  voce ed emozione al testo e la riflessione finale di Clotilde Baccari Cioffi, che ha citato Albert Einstein per sintetizzare la parabola di Rocco Gaudioso:” L’uomo intelligente risolve i problemi, l’uomo saggio li evita, l’uomo stupido li crea”.

Aniello Palumbo