Non ci sarà alcuna prolusione inaugurale alternativa a quella che avrebbe dovuto tenere Erri De Luca al Festival Salerno Letteratura, in apertura il 13 giugno. Lo annuncia il direttore artistico Paolo Di Paolo, al centro del dibattito seguito alla mancata partecipazione dello scrittore dopo le polemiche sulle sue dichiarazioni riguardanti Israele, sionismo e il termine “genocidio” riferito a Gaza.
«Non aveva senso farne un’altra, sarebbe sembrata una seconda scelta» spiega Di Paolo all’ANSA. «Occuperemo quello spazio io e il condirettore artistico Gennaro Carillo, in un tentativo di rispondere alla polemica esponendoci anche all’obiezione e alla contestazione».
“Scelta discutibile ma non censoria”: la posizione del direttore artistico
Di Paolo respinge l’idea di un’esclusione punitiva: «Non si può parlare di censura in nessun modo. Sarebbe ingiusto. Certo, chi dirige un festival può sbagliare, ma la decisione è stata condivisa e sofferta».
Il tema dell’edizione 2024 parte da un verso di Alfonso Gatto – “Il cuore desto avrà parole. Letteratura nei tempi inquieti” – ed è proprio su questo che avrebbe dovuto concentrarsi la prolusione di De Luca.
Il direttore artistico ricostruisce il ragionamento che ha portato alla scelta: confermare la prolusione avrebbe potuto generare polemiche «a posteriori o immediatamente prima», sarebbe stata una delle prime uscite pubbliche dello scrittore dopo le contestazioni, la prolusione, per tradizione, è l’atto inaugurale più solenne del festival, con un testo pubblicato e distribuito gratuitamente
«Abbiamo proposto a De Luca di trasformare la prolusione in un evento tra gli altri, per evitare che si spostasse l’asse del suo incontro. Lui ha preferito restare a casa, lo comprendo e mi dispiace. Non era una diminutio, ma un modo per proteggerlo».
Di Paolo aggiunge che anche la Fondazione Alfonso Gatto aveva espresso «perplessità informali» sulla presenza dello scrittore nella cerimonia inaugurale.
Le reazioni: tra solidarietà, accuse di illiberalità e defezioni
La Fondazione Gatto, in un post su Facebook, ha espresso «piena solidarietà agli organizzatori», parlando di «coraggio» e attacchi da parte di «moralisti ad orologeria, neofascisti e odiatori seriali».
Sangiuliano: clima sovietico
Il caso Salerno Letteratura arriva in Consiglio regionale, con una interrogazione del gruppo di Fratelli d’Italia – presieduto dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano – al governatore Roberto Fico. Per i consiglieri meloniani “al di là se la posizione di De Luca sia condivisibile o meno, appare profondamente illiberale la sua esclusione”.
Nell’interrogazione si ricorda che la Regione Campania ha concesso il patrocinio a Salerno Letteratura, e si chiede a Fico “quale iniziativa politico-istituzionale intenda assumere sulla vicenda, per garantire che la Campania sia sempre e comunque terra di libertà, di pace e di rispetto delle diverse opinioni sociali, culturali e politiche”.
Il gruppo consiliare di FdI chiede infine “come e in che forma la Regione ha contribuito alla realizzazione del Festival”, e se la decisione di estromettere De Luca “sia stata in qualche modo comunicata dagli organizzatori alla Regione stessa”.
Aggiunge Sangiuliano, che riveste anche il ruolo di capo dell’opposizione in Consiglio regionale: “Sembra una decisione sovietica che riporta al clima dell’intolleranza verso gli scrittori che si scatenò in Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est. Al di là del merito delle posizioni dello scrittore, qui è in gioco la libertà di parola”.
Nelle ultime ore si sono registrate alcune defezioni comePaolo Flores d’Arcais, Roberto Cotroneo, Marco Lodoli
Di Paolo però non teme un effetto domino. Anzi, sottolinea segnali opposti: l’evento di MicroMega resta confermato, con la presenza della vicedirettrice Cinzia Sciuto, l’antropologo Marino Niola parteciperà pur non condividendo la scelta del festival
«È un segnale intelligente: si può trasformare questa occasione in un luogo di confronto reale».
“Come si organizza oggi un festival senza accendere gli animi?”
Di Paolo allarga il discorso al ruolo degli organizzatori culturali: «In un momento storico come questo, qualche volta occorre prendere posizione. Non significa censura, ma coerenza. Si è creata una polarizzazione nevrotica: qualunque scelta rischia di urtare sensibilità diverse».
Cita altri casi recenti – dalla fiera Più libri più liberi alla Biennale Arte – per sottolineare come gli organizzatori si trovino spesso «in buona fede» a dover affrontare reazioni opposte e immediate.
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