Marina d’Arechi ha ospitato oggi la tappa salernitana della quinta edizione di M.A.R.E. (Marine Adventure for Research & Education), il progetto di citizen science promosso dalla Fondazione Centro Velico Caprera ETS con la collaborazione scientifica di One Ocean Foundation, finalizzato a raccogliere dati sullo stato di salute del Mediterraneo e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della tutela dell’ambiente marino e della biodiversità.
Marina d’Arechi accoglie per la seconda volta il progetto M.A.R.E., che conferma il valore della collaborazione tra ricerca scientifica, istituzioni, operatori del mare e cittadini nel promuovere una maggiore conoscenza degli ecosistemi marini e nel contribuire alla salvaguardia del nostro mare.
I dati raccolti rappresentano uno strumento prezioso per orientare scelte sempre più consapevoli e sostenibili.
Agostino Gallozzi
“I porti turistici rappresentano i luoghi ideali per connettere conoscenza, innovazione e sostenibilità. Marina d’Arechi ha improntato la propria azione fin dalla sua progettazione verso la responsabilità, la consapevolezza ambientale e il rispetto di una risorsa fondamentale per il nostro territorio e per le future generazioni” – ha dichiarato il Presidente di Marina d’Arechi, Agostino Gallozzi.
“Siamo assolutamente convinti” – ha aggiunto – “che la tutela del mare non sia soltanto un dovere ambientale, ma anche una leva strategica per lo sviluppo economico, la competitività dei territori costieri e la crescita dell’intera Blue Economy. Investire nella conoscenza scientifica, nel monitoraggio degli ecosistemi marini e nell’educazione significa creare le condizioni per uno sviluppo duraturo, capace di generare valore, occupazione e benessere per le comunità che vivono e lavorano sul mare.”
“Così come insegniamo le regole della navigazione e della sicurezza, dovremmo insegnare anche quelle della tutela del mare. Per questo credo che la conoscenza delle buone pratiche ambientali debba trovare spazio nei percorsi formativi per il conseguimento delle patenti nautiche, affinché ogni navigante diventi anche un custode consapevole del nostro patrimonio marino.” – ha concluso Gallozzi.
Enrico Bertacchi
“Siamo profondamente grati a Marina d’Arechi per averci ospitato e per continuare a sostenere il progetto M.A.R.E.. Condividere i risultati scientifici con la comunità è parte essenziale della nostra missione, e farlo in un luogo così attento alla sostenibilità e così aperto al dialogo rende questo percorso ancora più significativo. L’entusiasmo e la partecipazione di oggi dimostrano che la tutela del Mediterraneo è un impegno condiviso, che cresce quando viene raccontato e vissuto insieme.”- ha affermato Enrico Bertacchi, Segretario Generale della Fondazione Centro Velico Caprera ETS.
Tra gli intervenuti dell’evento di presentazione dei principali risultati del progetto: il Contr. Maurizio Trogu, Delegato Regionale LNI Campania e Basilicata Tirrenico, Giuseppe Iovane, Direttore Generale IZSM – Istituto Zooprofilattico Sperimentale Mezzogiorno, Gianluigi Paduano, Dirigente Medico Veterinario UOS Ittiopatologia IZSM e Mariarosaria Morelli, referente scientifica Progetto Thalassonia.
Il progetto M.A.R.E.
Giunto alla sua quinta edizione, M.A.R.E. si è affermato come uno dei più importanti programmi di ricerca e divulgazione dedicati al Mar Mediterraneo, configurandosi come una piattaforma scientifica itinerante aperta alla collaborazione con istituzioni nazionali e internazionali, università, studenti e ricercatori.
A quattro anni dalla prima edizione, il 2026 segna il ritorno nel Mar Tirreno e inaugura il nuovo quadriennio di attività 2026-2029, consolidando il monitoraggio delle principali pressioni ambientali sul Mediterraneo e garantendo continuità e comparabilità dei dati raccolti nel tempo. Parallelamente, il progetto introduce nuove tematiche di ricerca e approcci innovativi per l’analisi degli ecosistemi marini.
Il catamarano Caprera
Protagonista della missione è il catamarano Caprera, ormeggiato per l’occasione a Marina d’Arechi, che si conferma una vera e propria piattaforma scientifica galleggiante. Durante le campagne di monitoraggio si alternano a bordo ricercatori provenienti da università e centri di ricerca italiani ed europei, impegnati nella raccolta di dati, nello sviluppo di tesi e report scientifici e nella realizzazione di pubblicazioni dedicate allo studio del Mediterraneo.
Il protocollo scientifico
Il protocollo scientifico del progetto si articola in quattro macroaree di ricerca: inquinamento ambientale, inquinamento acustico, monitoraggio della biodiversità marina e cambiamento climatico.
Tra gli obiettivi principali dell’iniziativa figurano la ricerca scientifica sugli ecosistemi marini, la divulgazione dei risultati a un pubblico ampio e diversificato e la collaborazione con istituzioni e autorità nazionali e internazionali per la definizione di buone pratiche condivise a tutela del mare.
Il catamarano Caprera è salpato il 16 maggio dalla base della Marina Militare di La Maddalena, storico patrocinatore del progetto, per una missione della durata di dieci settimane che si concluderà il prossimo 22 luglio.
I dati della Campania
Nel corso dell’incontro ospitato a Marina d’Arechi Martina Pè, Biologa Marina e coordinatrice scientifica a bordo progetto M.A.R.E. ha presentato anche i principali risultati delle attività di monitoraggio svolte lungo le coste campane.
I dati raccolti evidenziano un quadro complessivamente positivo. I campioni analizzati in Campania mostrano infatti concentrazioni di diversi metalli in linea o inferiori rispetto alla media del Tirreno, in particolare per cromo, cadmio, mercurio, manganese, ferro, zinco e piombo, indicando una minore influenza di sorgenti industriali diffuse.
È stato invece rilevato un moderato arricchimento di rame e cobalto, attribuibile principalmente a processi costieri locali, quali attività portuali, apporti fluviali e fenomeni legati alla produttività biologica dell’area.
Per quanto riguarda i PCB, i livelli registrati lungo le coste campane risultano intermedi rispetto all’insieme dei campioni raccolti nel bacino tirrenico e nettamente inferiori rispetto a quelli rilevati in noti hotspot di contaminazione del Mediterraneo, come Marsiglia e Barcellona.
Le analisi relative al DDT confermano l’assenza di apporti recenti. Anzi, le concentrazioni rilevate sono riconducibili a contaminazioni storiche dell’area.



















































