I materiali utilizzati per il ripascimento della spiaggia di Cetara sono incompatibili con la sabbia naturale e potrebbero provocare danni irreversibili all’ecosistema marino. È quanto afferma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, che ha confermato il sequestro del cantiere eseguito il 10 giugno scorso dalla Guardia Costiera.
La decisione si basa sulle analisi dell’Arpac e dei consulenti della Procura di Salerno, che hanno rilevato l’utilizzo di materiali di cava difformi rispetto a quelli previsti dal progetto e rispetto alla composizione originaria dell’arenile.
Pietrisco più chiaro, granulometria diversa e rischio “cementificazione”
Secondo gli accertamenti, il pietrisco depositato sull’arenile di Largo Marina presenta: colore più chiaro, granulometria non conforme, presenza di frammenti litici, tendenza a compattarsi fino a creare una sorta di cementificazione della spiaggia
Una condizione che, se confermata, renderebbe l’arenile inutilizzabile e altererebbe in modo significativo l’habitat costiero.
Il parallelo con Salerno: stessa azienda, fenomeni simili
Il caso di Cetara potrebbe avere punti di contatto con quello del ripascimento degli arenili di Salerno, dove fenomeni di compattazione dei materiali si sono già in parte verificati. L’azienda esecutrice è la stessa e, al momento, il Comune capoluogo ha sospeso i lavori e chiesto chiarimenti. In assenza di risposte soddisfacenti, non è esclusa la rescissione del contratto.
Le ipotesi di reato
Per ora l’attenzione della Procura, guidata dal procuratore Raffaele Cantone, è concentrata su Cetara.
Si ipotizzano reati paesaggistici, tra cui: distruzione di bellezze naturali e deturpamento di aree sottoposte a tutela.
Le indagini proseguono per ricostruire la filiera delle forniture, verificare eventuali responsabilità e accertare l’impatto ambientale effettivo dei materiali utilizzati.
Comune di Cetara presenza istanza di revoca sequestro
Presentata stamane dal Comune di Cetara istanza di revoca del provvedimento di sequestro dei cumuli di sabbia stoccati sull’arenile per dar corso ad un articolato progetto di rimozione selettiva destinato ad eliminare il “periculum”.
Nella richiesta formulata al Gip, Giovanni Rossi, e al Sostituto Procuratore, Gianpaolo Nuzzo, gli avvocati Michele Tedesco e Giuseppe Vitolo chiedono di autorizzare il Comune ad attuare la soluzione tecnica di rimozione e trasporto così come descritto nel “Piano di trasporto e messa a deposito temporaneo” sviluppato in cinque possibili soluzioni individuate dai tecnici incaricati dal Comune e che in questi giorni hanno lavorato ininterrottamente con gli uffici e il pool di avvocati.
La soluzione è stata specificamente concepita per recepire e soddisfare le preoccupazioni manifestate dalla Procura nelle interlocuzioni con i difensori e garantisce massima selettività in quanto verrà rimosso con precisione il solo materiale di apporto preservando integralmente i sedimenti nativi.
L’istanza di dissequestro, ora al vaglio del pubblico ministero e dei suoi consulenti, è finalizzata non solo alla rimozione integrale del materiale stoccato ma alla restituzione dell’arenile, con i soli sedimenti nativi, alla fruizione balneare che resta un interesse pubblico primario per una comunità che vive di turismo.





















































