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VeliaTeatro, i prossimi appuntamenti a Montecorice ed Ascea Marina

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Spettacoli in programma dal 4 al 9 agosto

Martedì 4 agosto ore 21.15
Ortodonico di Montecorice (Sa) – piazza Tommaso Amoresano
“Nessuno ha mai visto Socrate ubriaco”
Lectio brevis di Massimo Adinolfi (Professore di Filosofia Teoretica presso l’Università Federico II di Napoli)
A seguire
Platone. SIMPOSIO
Regia e interpretazione di Christian Poggioni
Musiche originali di Irina Solinas / Costumi Micaela Sollecito / Maschere Zorba Officine Creative
Il dialogo platonico dedicato all’amore si presenta come una raffinata conversazione – forse la più bella conversazione della storia della letteratura – fra spiriti eccellenti. Atene, 416 a.C. Il poeta Agatone con il suo primo dramma teatrale vince le gare tragiche. Per festeggiarlo, il fiore degli intellettuali ateniesi viene invitato ad un simposio, il banchetto rituale durante il quale i convitati bevono vino, cantano, ascoltano musica e discutono di svariati argomenti.
Tra i presenti, oltre ad Agatone, troviamo Socrate, il suo allievo Fedro, il commediografo Aristofane, il politico Pausania, il medico Erissimaco e il giovane rampante Alcibiade. Uno dopo l’altro, prendono la parola per celebrare la potenza inesauribile di Eros. Attraverso le loro voci, Platone offre uno straordinario affresco della sensibilità greca nei confronti dell’amore: le due forme di Afrodite, il mito dell’androgino, la morbidezza e l’asprezza di Eros, la natura del desiderio. Infine affida a Socrate e a una donna, la sacerdotessa Diotima, il compito di schiudere i segreti ultimi di Eros e del suo manifestarsi nel mondo.

Giovedì 6 agosto ore 21.15

Ascea Marina (Sa) – Arena Zenone Fondazione Alario per Elea-Velia

Giovanni Pascoli. L’ULTIMO VIAGGIO

Regia e interpretazione di Gianluigi Tosto

“E dopo che avrai ucciso i Proci nella tua casa / parti allora prendendo i maneggevoli remi / fin quando giunga tra uomini che non conoscono il mare / e non mangiano cibo che sia mescolato col sale. / Quando con te incontrandosi un altro viandante ti dica / che un ventilabro tu porti appoggiato alla spalla gloriosa / allora, confitto lì a terra il maneggevole remo / e fatti bei sacrifici a Poseidone sovrano / tu a casa ritorna, e a te già lontano dal mare, la morte / verrà talmente dolce che ti spegnerà già consunto / dopo un’agiata vecchiezza: e intorno a te felici / saranno le genti: infallibile è questo che io ti dico”.  È dal compimento della profezia di Tiresia che parte il poema di Pascoli. Ma tale profezia si avvera solo nella prima parte.
Una volta tornato definitivamente a Itaca, Odisseo aspetta per nove anni la dolce morte a lui profetizzata, fino a che, assalito dal tedio, riparte per mare alla ricerca dei luoghi che tanto intensamente hanno marcato la sua vita: l’isola di Circe, la grotta di Polifemo, l’isola delle Sirene. Ma questi luoghi, queste esperienze, furono reali nella sua vita o solo sogno? È ciò che è costretto a chiedersi il nostro protagonista una volta che la realtà che incontra non corrisponde al suo ricordo. E di domanda in domanda si arriva a quella finale: “chi sono io? chi ero?”.
Qual è il senso stesso del vivere? E’ un Ulisse moderno, un uomo del Novecento, questo del Pascoli. Il suo viaggio non è più volto all’esterno, alla ricerca di nuovi lidi, a conoscere terre ignote, bensì all’interno, alla scoperta dell’ambiguo confine tra sogno e realtà; il «limite» non è costituito dalle mitiche Colonne d’Ercole, bensì connaturato nella condizione umana, irrevocabilmente volta alla morte.
E Calipso, negli ultimi momenti di vita dell’eroe, urlerà con dolore una drammatica verità: meglio per l’uomo non nascere, dato che deve inesorabilmente morire. Ulisse perde così le sue certezze per diventare il simbolo della crisi di valori tipica dell’uomo decadente.
Dopo la Trilogia “Il Canto e la Memoria” Gianluigi Tosto continua ad indagare la dimensione del Mito e del poema nelle sue versioni più moderne. Ad accompagnarlo ci sono sempre gli strumenti musicali suonati dal vivo da lui stesso, moderno aedo alla continua ricerca della forza e della capacità evocativa della parola e del suono che fanno sognare lo spettatore, trasportandolo in quella dimensione interiore di ascolto dove i miti, le storie sono sempre presenti, sempre attuali. Essi, infatti, non appartengono ad un remoto passato, ma rappresentano le radici culturali della società in cui viviamo, i modelli che continuano a plasmare la nostra interiorità e i nostri comportamenti, le matrici profonde che danno vita alle forme esteriori in continuo mutamento, accomunandole così al di là della transitorietà dei costumi e delle epoche. 
 

Venerdì 7 agosto ore 21.15

Ortodonico di Montecorice (Sa) – piazza Tommaso Amoresano

“L’Iliade, storie di dei ed eroi ”

Lectio brevis di Luigi Vecchio

(Professore di Storia Greca all’Università degli Studi di Salerno)

A seguire

Omero. ILIADE

Regia e interpretazione di Gianluigi Tosto

 
Domenica 9 agosto ore 21.15
Ascea Marina (Sa) – Arena Zenone Fondazione Alario per Elea-Velia
Euripide. TROIANE
Con Domizia D’Amico, Mariachiara Basso, Valeria Cimaglia, Francesca Bax, Tommaso Sartori, Giulia Guastella. Regia Valeria Cimaglia. Musiche originali Simone Carrino / Scene e costumi Francesca Bax.
Troia è caduta insieme alle sue mura. Guerrieri usciti da un cavallo hanno distrutto ogni residuo della civiltà troiana, sono morti uomini, anziani, bambini. Restano solo le donne, uniche testimoni delle atrocità subite, che aspettano di essere scelte dai soldati greci come schiave. Nessuna di loro avrà giustizia, non ci sarà alcun deus ex machina a salvarle, alcuna speranza.
Solo la consapevolezza del proprio dolore e un inascoltato grido di rabbia contro l’ingiustizia della guerra I Troiani, al contrario, rappresentano il sentire, il legame con gli dèi, la religione e la memoria. Sono i custodi di una dimensione emotiva e spirituale che la guerra tenta di annientare, ma che non potrà mai spegnersi. Ogni guerra ci restituisce nuove Troia in fiamme: i lamenti di Ecuba e delle donne di Troia sono gli stessi che oggi risuonano tra le rovine di città lontane, eppure mai così vicine a noi. Ecuba, Andromaca, Cassandra, le donne troiane sono unite dal dolore della morte e dal peso dei ricordi.
Per questo, vengono rappresentate in questo spettacolo non come individui distinti ma come un unico corpo e un’unica voce che si moltiplica nel Coro: il loro dolore è collettivo, universale, una ferita che trascende i singoli destini. Il Coro diventa quindi il cuore pulsante della tragedia, una coscienza comune che canta la rovina della città e delle sue madri.
Il passato e il presente si fondono, portandoci in una Troia senza tempo, un luogo come tanti altri, in cui quei ricordi di vita felice potrebbero appartenere a qualsiasi donna sopravvissuta a una delle tante guerre che ancora ci affliggono. I Greci non vengono rappresentati come uomini ma come simboli: incarnano la ragione, la politica, la macchina del la guerra. Appaiono come figure spersonalizzate, quasi automi, che agiscono per necessità logica e calcolo strategico, non per umanità.

INFORMAZIONI E CONTATTI

Tel. 334 32 66 442 — email: info@veliateatro.it

www.veliateatro.it


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