IL GIORNO DEL RICORDO CELEBRATO ALLA CHIESA DI SANT’EUSTACHIO DI SALERNO

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Tra l’ottobre del  1943 e il maggio del 1945, migliaia di italiani colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo, propugnato da Josip Broz, meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”, furono infoibati. Nessuno sa quanti siano stati : alcune stime parlano di 12 – 15000, ma sono stati molti di più”. A raccontare il dramma delle foibe è stato l’avvocato Francesco Casale, rappresentante del Centro Mondiale di Cultura per il Centro e Sud Italia, autore del  libro “Il Giorno del Ricordo: Genocidio, Esodo, e Mutilazione della Patria”, durante la celebrazione de “ Il Giorno del Ricordo”, istituito con la legge del  30 marzo 2004 n. 92,  organizzato da Don Nello Senatore, parroco della Chiesa di Sant’Eustachio, coadiuvato dal sacerdote Don Roberto De Angelis,    presso l’annesso “Teatro “Annabella Schiavone”. 

L’avvocato Casale ha ricordato che il 10 febbraio del 1947 l’Italia firmò il Trattato di Pace di  Parigi:” Sanciva una punizione ingiusta all’Italia: assunse i contorni di una pulizia etnica.    Per anni non si è parlato di questo genocidio, perchè non se ne doveva parlare”. Il professor  Casale ha raccontato come sono stati ammazzati tanti italiani:” Fucilati, annegati con una pietra al collo, picconati, impalati, legati mani e piedi con fili di ferro, molti  venivano lasciati cadere, ancora vivi, nella foiba, sparando al primo della fila che, legato agli altri,  li trascinava con se: niente di diverso da ciò che è stato fatto dai Nazisti”.  Il professor Casale ha spiegato che cosa sono le foibe: ” Sono delle fosse, delle profonde voragini rocciose a forma d’imbuto rovesciato, con un’imboccatura di 4-6 metri e una profondità iniziale di 256 metri”. In collegamento sulla pagina Facebook della parrocchia il  Sindaco del Comune di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha ricordato che Gorizia e Nova Gorica (la parte slava di Gorizia) sono state nominate “ Capitali Europee della Cultura 2025” e  spiegato che furono oltre trecentomila gli esuli costretti a lasciare le loro terre:” Per salvare se stessi e le proprie famiglie. Fuggirono dalle truppe del maresciallo Tito: da Fiume, dall’Istria e dalla Dalmazia, e scelsero Trieste, capitale morale dell’’esodo, ma anche Gorizia. Noi abbiamo la grande responsabilità di informare i giovani,  perché c’è ancora qualcuno che nega, minimizza o addirittura giustifica ciò che è accaduto con l’esodo e con le foibe : la violenza va sempre e comunque condannata”. L’avvocato rotariano Antonio Calabrese, Grand Ufficiale e Delegato dei Cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ha evidenziato quelle che sono state le discrasie generate dal trattato di Osimo del 1975:” Ha creato ulteriori situazioni falsate della realtà storica”. Il noto penalista salernitano ha anche parlato  dei processi che ci sono stati nei confronti di alcuni dei criminali che ebbero un ruolo nel genocidio:” Hanno fatto chiarezza in merito alla matrice che ha determinato questi tragici fatti di sangue, venuti fuori anche attraverso dichiarazioni come quella del Presidente  Giorgio Napolitano che,  in un suo discorso del 2007,  a denti stretti,   ammise che questa tragedia era stata rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali, assumendosi,  insieme alla sua parte politica, la responsabilità di aver negato o teso ad ignorare la verità  per pregiudiziali  ideologiche e cecità politica. Queste tragedie vanno raccontate senza infingimenti”. L’avvocato Calabrese ha ricordato che tra gli infoibati c’erano anche tanti meridionali: ” Come l’agente di polizia battipagliese Domenico Manzione”.  La professoressa Maria Grazia Ziberna, Presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia. della Provincia di Gorizia, ha  ricordato alcuni esuli e i loro discendenti che si  si sono affermati diventando famosi in diversi campi:” Laura Antonelli e Alida Valli, Nino Benvenuti, Mario Andretti, Sergio Endrigo, Uto Ughi e  Ottavio Missoni”  e  spiegato che sono state ritrovate altre foibe, in Slovenia:” Contenenti migliaia  di corpi fucilati dalle truppe di Tito”.(Foto di  Anna Sorrentino).

Aniello Palumbo.

 

 

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