Referendum sul taglio dei parlamentari, l’Acli è per il No: si rischia di perdere rappresentatività.

MarketIervolino.it il negozio online di intimo donna e uomo, biancheria per la casa, prodotti per l'infanzia
Kynetic agenzia web di Salerno specializzata nella gestione dei social network come Facebook, Instagram, Linkedin
Compro oro e argento usato, negozi Gold Metal Fusion a Salerno, Battipaglia, Nocera Superiore, Agropoli, Vallo della Lucania. Quotazioni dell'oro in tempo reale, pagamento in contanti immediato, oggetti inviati alla fusione.
Caliani, atelier di abiti da sposa e sposo a Salerno ed Avellino, Jesus Peiro, Nicole Milano, Thomas Pina, Tombolini

Università telematica Unicusano presso il learning center di Pagani sede di esame
Deposito bagagli e valigie a Salerno a 200 metri dalla stazione di Salerno. Prenota il ritiro dei tuoi bagagli con SalernoBagagli.com
Gioielleria Juliano a Salerno, scegli il regalo perfetto per te o per chi ami tra i gioielli di Giovanni Raspini, Mirko Visconti, Marcello Pane, Donna Oro, gli orologi Philip Watch, Seiko
Salerno Immobiliare è un’agenzia immobiliare che fornisce supporto e strumenti ai clienti in cerca di immobili in affitto e in vendita
Ecommerce di successo è un programma di Kynetic agenzia web di Salerno specializzata nella consulenza e nella realizzazione di siti web di commercio elettronico integrate con Amazon, Ebay e i migliori marketplace

“Il taglio dei parlamentari sminuisce l’importanza del Parlamento e rischia di compromettere la rappresentatività degli elettori”. Così Gianluca Mastrovito, Presidente provinciale delle Acli salernitane. “Una scelta tranchant, che va a incidere direttamente sulla relazione tra i cittadini e le istituzioni: significherà, infatti, che ogni territorio sarà rappresentato, nella sua molteplicità, da singoli individui che perderanno il contatto con la comunità locale e diventeranno sempre più politici per mestiere. È necessario aprire un dibattito serio, per capire verso quale modello di democrazia andiamo e come salvaguardare la relazione tra i cittadini e le istituzioni”.

Il taglio lineare sulla PA, che ha di fatto ridefinito il perimetro d’azione e della geografia delle amministrazioni di prossimità sappiamo com è andata; si genera sempre più disintermediazione neila cura dei bisogni della collettività.

In questa autoriduzione democratica c’è l’amarezza di una scelta non ponderata; per salvarsi la politica, sceglie di andare a vivere in un appartamento più piccolo, forse più adatto alle sue attuali esigenze e risorse, dove ci sta meno gente e dunque dove il luogo diventa meno centrale. Se il parlamento è il cuore della politica, allora la politica sceglie deliberatamente di perdere centralità.

Se riteniamo che la politica, quale mediazione dei bisogni di una intera collettività, dipenda dalle decisioni del popolo, allora è ragionevole pensare che l’assemblea rappresentativa sia vivace, popolata e partecipata. Riducendo il numero dei parlamentari, il rischio è puntare verso carriere politiche professionistiche, magari emotivamente scollegate con le comunità dalle quali provengono.

Ma ciò che ci imbarazza e preoccupa è senz’altro il tradimento del sogno costituzionale degli anni del dopoguerra, che guardava ad un Parlamento ricco di popolo, di mestieri e di estrazioni popolari differenti. Un luogo di rappresentanza e non di élite e poco più, abitato dai molti “mondi sociali”; dall’operaio al docente universitario, si diceva ieri, dal rider al consulente finanziario, si potrebbe dire oggi. Forse dobbiamo prendere atto del fallimento di questo modello, aperto e realmente popolare, e la sua sostituzione con un modello per il momento poco chiaro, poco esplicitato.

La questione non è il numero ma il modello: quale rapporto ipotizziamo tra popolo, potere e politica? Se non si risponde a questa domanda, si fatica a capire ogni riduzione.
Al momento, sembra che della politica prevalga una concezione ragionieristica o di riduzione del danno. E’ proprio questo approccio che il Referendum deve scongiurare; considerare la politica come danno e elemento da ridurre.

Siamo consapevoli – continua Mastrovito – che senza un’adeguata manutenzione istituzionale, la politica rischia di trasformarsi in antipolitica, non consentendo approfondimenti utili a rifondare un idea di Politica e Democrazia e necessari a rafforzare l’identità del Paese.

La questione – conclude Mastrovito – ruota attorno al rapporto tra la politica, il potere e il popolo e quale idea di democrazia vogliamo affermare. Poi la logica (irragionevole) sottesa ad una spendig review dei costi della democrazia è inqualificabile; le dittature costano molto di più!