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Insabbiamento Marina d’Arechi, Comitato difesa demanio chiede verifica interesse pubblico

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riceviamo e pubblichiamo
Il Comitato per la difesa e valorizzazione del demanio marittimo e del turismo costiero della città di Salerno esprime forte preoccupazione in ordine alla soluzione progettuale individuata per fronteggiare il fenomeno dell’insabbiamento del Marina d’Arechi e ritiene necessario che l’intervento venga sottoposto a una verifica particolarmente rigorosa sotto il profilo tecnico, amministrativo, demaniale, ambientale e dell’interesse pubblico.
La questione, infatti, non può essere ridotta alla sola esigenza di ripristinare la funzionalità degli ormeggi portuali in quanto è in gioco l’equilibrio di un tratto significativo del litorale cittadino, la sua dinamica sedimentaria e il rapporto tra una concessione demaniale privata, le opere marittime realizzate al suo interno e l’interesse generale alla tutela e alla fruizione della costa.
Il Comitato ritiene pertanto necessario aprire una riflessione pubblica e istituzionale che preceda e accompagni l’attuazione dell’intervento.
La documentazione regionale riconosce che il Marina d’Arechi è stato interessato da un progressivo insabbiamento dei fondali, con particolare riferimento al lato di ponente e al molo di sottoflutto, determinando limitazioni all’utilizzo di una parte dell’infrastruttura e, in particolare, delle aree destinate agli ormeggi di maggior pescaggio.
La stessa documentazione riconduce il problema alla complessa dinamica dei sedimenti e alle opere di protezione costiera previste nel più ampio sistema del Waterfront.
Il Comitato ritiene che tale circostanza renda necessario un quesito preliminare:
l’opera progettata interviene effettivamente sulla causa del fenomeno oppure si limita a trasferirne gli effetti?
È una distinzione essenziale.
Un intervento destinato a contenere l’accumulo dei sedimenti all’interno o nelle immediate adiacenze del porto non può essere considerato risolutivo se non è accompagnato da una modellazione e da un monitoraggio capaci di dimostrare che la nuova configurazione delle opere a mare non determini fenomeni erosivi o deposizionali ulteriori nei tratti costieri limitrofi.
La costa non è un insieme di segmenti indipendenti: la modifica del regime di trasporto solido può produrre effetti anche al di fuori dell’area immediatamente interessata dall’opera.
Particolare attenzione merita il profilo demaniale.
Il progetto comporta un ampliamento della concessione di circa 46.385 metri quadrati di specchio acqueo, pari al 13,62% della superficie originariamente concessa. La Regione ha qualificato tale ampliamento come funzionale alla realizzazione dell’opera di protezione, precisando che esso non determinerebbe un incremento della capacità ricettiva del porto.
Il Comitato ritiene, tuttavia, che proprio tale ampliamento debba essere oggetto di una puntuale verifica in termini di necessità, proporzionalità, temporaneità, funzionalità e interesse pubblico.
Il principio generale contenuto nell’articolo 36 del Codice della Navigazione stabilisce che l’occupazione e l’uso, anche esclusivo, dei beni demaniali e delle zone di mare territoriale possono essere concessi dall’amministrazione compatibilmente con le esigenze del pubblico uso.
Ne deriva che l’ampliamento della superficie demaniale non può essere valutato esclusivamente come una conseguenza tecnica del progetto.
Occorre verificare, sotto il profilo amministrativo:
la precisa individuazione delle aree interessate;
la necessità dell’occupazione aggiuntiva;
la durata dell’eventuale ampliamento;
la proporzionalità dell’estensione rispetto all’opera da realizzare;
la compatibilità con gli strumenti di pianificazione della costa;
l’assenza di pregiudizi per il pubblico uso del mare e del demanio;
la permanenza dell’interesse pubblico nel tempo.
Il Comitato ritiene pertanto che l’ampliamento della concessione debba essere considerato non come un elemento meramente accessorio dell’opera, ma come autonomo oggetto di scrutinio amministrativo.
Il Comitato intende, altresì, chiarire un punto di principio.
Non è in discussione il diritto del concessionario a ottenere le condizioni necessarie per la funzionalità dell’infrastruttura, né il valore economico e turistico della nautica da diporto.
Ciò che deve essere verificato è che la soluzione individuata realizzi un effettivo bilanciamento tra interesse privato e interesse pubblico.
Il demanio marittimo appartiene infatti alla categoria dei beni pubblici e il regime concessorio non determina una trasformazione della natura pubblica del bene.
La concessione attribuisce un titolo all’occupazione e all’utilizzazione secondo le condizioni stabilite dall’amministrazione, ma non trasferisce al concessionario la disponibilità sostanziale del bene come se si trattasse di una proprietà privata.
Ne consegue che ogni modifica dell’assetto concessorio deve essere valutata alla luce della funzione pubblica del demanio.
In ordine alla prospettiva di realizzare un nuovo albergo, paventata dal concessionario, il Comitato esprime forti dubbi  sulla compatibilità di quest’opera in previsione dell’adottando PAD.
In ogni caso si ritiene pertanto necessario che gli atti amministrativi rendano esplicito quale sia il vantaggio pubblico perseguito, quali siano gli effetti positivi attesi per la collettività e quali misure siano previste nel caso in cui l’intervento produca effetti diversi da quelli stimati.
Un ulteriore elemento merita particolare attenzione.
La circostanza che un progetto sia stato sottoposto alla procedura prevista dalla normativa ambientale e che sia stato escluso dalla VIA, ove tale esclusione sia stata effettivamente disposta nei termini risultanti dagli atti, non equivale alla certificazione dell’assenza di qualsiasi effetto ambientale o costiero.
Il procedimento di verifica ambientale ha una propria funzione e non assorbe automaticamente ogni altra valutazione relativa al demanio, alla pianificazione costiera, alla dinamica sedimentaria, alla sicurezza della navigazione e all’interesse pubblico.
Il decreto legislativo n. 152/2006 (cd. Codice del’Ambiente) riconosce, inoltre, un autonomo diritto di accesso alle informazioni relative allo stato dell’ambiente e del paesaggio e alla partecipazione a scopo collaborativo.
L’ente presieduto dall’avvocato Alfonso Mignone ha inoltrato alla Regione Campania accesso civico affinché siano resi conoscibili, in forma completa e facilmente consultabile:
a) gli studi idrodinamici e sedimentologici utilizzati per la progettazione;
b) le serie storiche delle batimetrie;
c) le simulazioni relative al trasporto solido;
d) le valutazioni sugli effetti della nuova scogliera sui tratti di costa adiacenti;
e) il piano di monitoraggio ante operam, in corso d’opera e post operam;
f) i valori soglia che dovranno determinare eventuali interventi correttivi;
g) le modalità di gestione dei sedimenti eventualmente rimossi.
Parimenti merita attenzione la conferenza dei servizi effettuata.
La sua disciplina consente, nei casi previsti dalla legge, la formazione di assensi per decorso del termine. Ciò costituisce uno strumento di semplificazione procedimentale finalizzato ad evitare che l’inerzia amministrativa paralizzi l’azione pubblica.
Ma, sul piano sostanziale, il Comitato ritiene opportuno distinguere nettamente tra:
assenza di un dissenso formalmente espresso e accertamento positivo e documentato della compatibilità dell’intervento con tutti gli interessi pubblici coinvolti.
Si tratta di piani concettualmente differenti.
L’interesse pubblico alla tutela della costa, infatti, non può essere ricavato esclusivamente dalla mancata opposizione di una pubblica amministrazione.
La motivazione dell’atto conclusivo deve consentire di comprendere il percorso logico attraverso il quale l’amministrazione ha ritenuto prevalenti determinate esigenze rispetto ad altre, soprattutto quando l’intervento incide su un bene appartenente al demanio marittimo.
Si ritiene inoltre che la natura dinamica del fenomeno renda indispensabile applicare una metodologia di monitoraggio effettiva.
La nuova barriera di circa 350 metri è destinata, secondo il progetto, a contrastare l’arrivo e l’accumulo della sabbia davanti alla banchina di sottoflutto.
Ma proprio perché l’opera modifica la configurazione fisica del tratto di mare interessato, è necessario verificare nel tempo se:
diminuisce effettivamente il deposito sedimentario nell’area portuale;
aumenta l’erosione nei tratti limitrofi;
si modifica la linea di riva;
si verificano nuovi accumuli;
cambiano le condizioni batimetriche all’esterno della struttura;
aumentano le esigenze di dragaggio;
emergono effetti non previsti dal modello progettuale.
Il monitoraggio non può quindi consistere in una mera attività conoscitiva.
Deve essere previsto un vero e proprio meccanismo di controllo adattivo, con soglie di intervento predeterminate e obblighi di comunicazione dei risultati agli enti pubblici e alla collettività.
Un altro punto centrale riguarda la gestione del materiale sedimentario.
Il Comitato ritiene necessario superare la logica secondo cui l’insabbiamento costituisce esclusivamente un problema del porto.
Se la sabbia che si deposita nel bacino portuale deriva dalla dinamica naturale del litorale, essa rappresenta una componente del sistema costiero.
La sua eventuale rimozione dovrebbe quindi essere inserita in una strategia unitaria di gestione dei sedimenti, verificando, secondo la disciplina ambientale applicabile, la possibilità di destinare il materiale compatibile agli interventi di ripascimento e di riequilibrio della costa.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di evitare che una criticità locale venga trasformata in un problema ambientale, logistico o economico trasferito altrove.
Il Comitato ritiene infine necessario che l’attuale procedimento non venga considerato come un punto di discontinuità rispetto alla storia amministrativa e progettuale del Marina d’Arechi.
La documentazione regionale descrive una situazione nella quale il progressivo insabbiamento ha contribuito a limitare l’utilizzazione di una parte dell’infrastruttura portuale.
Questa circostanza pone un problema di carattere più generale:
quali valutazioni preventive furono effettuate sulla dinamica sedimentaria prima della realizzazione dell’opera portuale e quali misure furono previste per fronteggiare il fenomeno?
La ricostruzione tecnico-amministrativa delle cause dell’insabbiamento è indispensabile per evitare che una soluzione progettuale oggi adottata possa, tra alcuni anni, richiedere ulteriori interventi di pari natura.
Alla luce delle considerazioni sopra esposte, il Comitato per la difesa e valorizzazione del demanio marittimo e del turismo costiero della città di Salerno ritiene necessario chiedere alle amministrazioni competenti:
1. la pubblicazione integrale degli atti tecnici e amministrativi relativi all’ampliamento della concessione demaniale;
2. la pubblicazione degli studi sedimentologici, idrodinamici e batimetrici posti a fondamento del progetto;
3. la pubblicazione del piano di monitoraggio ante operam e post operam;
4. l’individuazione di parametri oggettivi per verificare l’efficacia dell’opera;
5. la previsione di misure correttive qualora l’intervento produca effetti negativi sui tratti costieri limitrofi;
6. la verifica della compatibilità dell’ampliamento demaniale con il pubblico uso e con gli strumenti di pianificazione della costa;
7. una relazione periodica pubblica sull’evoluzione dei fondali e della linea di costa;
8. la definizione di una strategia complessiva per la gestione dei sedimenti del litorale salernitano;
9. il coinvolgimento delle associazioni rappresentative degli interessi diffusi nella fase di monitoraggio e valutazione degli effetti dell’opera;
10. una verifica periodica dell’effettiva permanenza dell’interesse pubblico alla conservazione dell’assetto concessorio conseguente all’intervento.
11. La posizione del Comitato: nessuna contrapposizione ideologica, ma tutela dell’interesse pubblico
Il Presidente Mignone ci tiene a precisare che tali riflessioni non hanno  finalità meramente polemiche e non si intende assumere una posizione pregiudizialmente contraria alla realizzazione dell’opera.
Una simile impostazione sarebbe estranea agli obiettivi perseguiti dal Comitato.
La richiesta è diversa: che un intervento incidente sul demanio marittimo venga governato secondo criteri di legalità, trasparenza, proporzionalità, precauzione, sostenibilità ambientale e prevalenza dell’interesse pubblico.
La disciplina delle concessioni demaniali impone infatti di considerare le esigenze del pubblico uso, mentre la normativa amministrativa e ambientale impone una valutazione coordinata degli interessi coinvolti e garantisce l’accesso alle informazioni ambientali.
Il problema dell’insabbiamento del Marina d’Arechi, pertanto, non può essere affrontato esclusivamente come una questione interna al rapporto concessorio.
È una questione di governo del territorio costiero.
Ed è proprio per questo che il Comitato ritiene necessario che ogni scelta venga accompagnata da un adeguato livello di istruttoria tecnica, da una motivazione amministrativa puntuale e da un sistema di monitoraggio capace di verificare, nel tempo, la reale corrispondenza tra gli obiettivi dichiarati e gli effetti prodotti.
La domanda conclusiva
Il punto, in definitiva, non è stabilire se il Marina d’Arechi debba essere protetto dall’insabbiamento.
Il punto è stabilire come, a quali condizioni, con quali garanzie, a carico di chi, con quali effetti sul demanio pubblico e soprattutto con quale meccanismo di controllo sull’intero sistema costiero.
La risposta non può essere affidata esclusivamente alla riuscita dell’opera sotto il profilo ingegneristico.
Dovrà essere valutata anche sotto il profilo della legittimità amministrativa, della tutela ambientale, dell’equilibrio sedimentario, della corretta gestione del bene demaniale e della tutela dell’interesse collettivo.
È su questi presupposti che il Comitato intende mantenere alta l’attenzione sulla vicenda, chiedendo alle istituzioni competenti un confronto pubblico e documentato e riservandosi, ove necessario, ogni iniziativa consentita dall’ordinamento a tutela del demanio marittimo, dell’ambiente costiero e degli interessi diffusi della comunità salernitana.

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