Coronavirus, i ragazzi del Caccioppoli di Scafati scrivono un libro.

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Hanno trasformato il loro dolore, le loro preoccupazioni, le loro angosce, frutto delle restrizioni imposte dalla pandemia, in un’iniziativa benefica per il Covid Hospital di Scafati, comune del Salernitano al confine con la provincia di Napoli. Trenta alunni del liceo Caccioppoli, con la supervisione della loro insegnante di italiano, latino e greco, la professoressa Antonietta Scarpato, hanno usato la pandemia per produrre un volume, intitolato “Io conto alla rovescia”, la cui vendita si sta trasformando in un sollievo, anche se minimo, per le sofferenze della locale struttura sanitaria.

Il ricavato delle vendite, che stanno andando a gonfie vele, infatti, viene interamente devoluto all’ospedale.

Il liceo Caccioppoli, i ragazzi e la loro prof, qualche mese fa, sono finiti sotto i riflettori dei media per una singolare iniziativa: la docente chiese ai suoi alunni della seconda B di “bendarsi” durante la Dad. “Una iniziativa – ricorda la professoressa – che venne travisata ma dalla quale noi tutti abbiamo tratto un importante insegnamento”. Tornando al libro, gli studenti e le studentesse sono riusciti a produrre toccanti storie sul lockdown e sugli effetti che queste prolungate restrizioni stanno producendo sulla loro spensieratezza, tarpando le ali della socialità.

“In questo libro, nato per caso, – spiega la professoressa Scarpato – finanziato dal nostro istituto, è evidente quanto a questi ragazzi manchino momenti di condivisione, che vanno oltre la didattica e che sono fondamentali per la crescita”. A colpire l’animo sono soprattutto i testi di chi, a causa del Covid, ha perso una persona cara. “Una delle studentesse – racconta la professoressa Scarpato – ha perso la nonna a causa del virus e nel suo racconto emerge tutto il dolore di una ragazza che non ha più uno dei suoi punti di riferimento. Un lutto che non ha potuto neppure elaborare, attraverso il funerale, che è stato negato per motivi di sicurezza. Poter salutare per l’ultima volta un congiunto che non c’è più è fondamentale per elaborare la perdita e andare oltre”.

“Il momento più toccante – ricorda la prof – è stato quando, dopo la stampa delle copie, ci siamo rivisti, per la prima volta dopo tanto tempo, in piazza, all’aperto, per la consegna del volume. Molti avevano le lacrime. Il covid, a questi ragazzi, ha strappato dei riti che sono fondamentali per la crescita. Momenti di socialità che nessuno potrà restituire”.

“Ma nel libro – conclude la docente – non c’è solo dolore e angoscia. C’è anche la voglia di rinascere, di tornare alla libertà. Ecco perché abbiamo deciso di stamparlo in maniera da poterlo leggere anche sottosopra”. (ANSA).

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