” Noi disabili non vogliamo il pietismo della gente; non vogliamo essere considerati un peso per la società, ma una risorsa, un punto di forza!”. E’ questo l’appello lanciato dal Presidente Provinciale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Salerno, Raffaele Rosa, che venerdì sera, insieme ad alcuni associati, ha animato con ironia e allegria la “Cena al Buio” organizzata, presso il “Ristorante Didattico al Virtuoso” dell’Istituto Alberghiero Roberto Virtuoso di Salerno, diretto dalla Dirigente Scolastica Concetta Saviello, in interclub, dal “Rotaract Club Salerno Campus dei Due Principati”, presieduto da Vincenzo Guglielmelli; “Rotaract Club Salerno”, presieduto da Roberta Palumbo e “Rotaract Club Salerno Duomo” presieduto da Federica Romano, con la collaborazione di alcuni soci dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Salerno, presieduta da Raffaele Rosa. Entusiasti i trenta ragazzi dei Club Rotaract che hanno partecipato alla serata. Tutti sono rimasti piacevolmente colpiti da ciò che hanno sperimentato e imparato. Sono stati accolti nella sala del ristorante completamente oscurata e, dopo aver spento i cellulari, possibile fonte di luce, sono stati accompagnati ai tavoli dai non vedenti che hanno anche servito le varie pietanze di cui nessuno conosceva gli ingredienti. Bisognava indovinarli, man mano, gustandoli. Tra tutti si è creato subito un clima di amicizia, di dialogo e impatto emotivo. Il Presidente Raffaele Rosa ha animato la serata facendo cantare tutti i presenti, rendendo l’atmosfera simpatica e allegra. Qualche bicchiere si è inevitabilmente rovesciato, qualcuno ha preso le posate del vicino di sedia invece delle sue, ma il divertimento è stato totale. I presidenti dei tre club Rotaract hanno raccontato le sensazioni che hanno provato: Vincenzo Guglielmelli, Presidente del “Rotaract Club Salerno Campus dei Due Principati” ha raccontato che tutti i soci hanno acquisito una percezione del mondo più profonda e libera dalle apparenze:” Hanno compreso che è possibile vedere nel buio con gli occhi del cuore; che è possibile osservare il mondo attraverso gli altri sensi: udito, tatto, olfatto; ascoltare soltanto la voce di una persona senza poterla guardare, senza essere condizionati dal suo aspetto, cercando di comprenderne la vera essenza”. Roberta Palumbo, presidente del “Rotaract Club Salerno” ha spiegato che la cena al buio è stata un’occasione per sperimentare il mondo in modo diverso:” Tolto il senso della vista gli altri sensi si acuiscono e la sensazione più immediata è quella di sentire più confusione intorno, le parole non vengono dette con tono normale ma con la voce più alta, come se le persone fossero molto più distanti, lo spazio assume un valore diverso e sembra molto più ampio, in alcuni casi può comparire l’agitazione verso l’ignoto, la percezione di non poter sapere cosa hai intorno, cosa succede vicino a te: è la paura ancestrale del buio e di ciò che non si conosce. Ma se si va oltre questa sensazione tutto cambia, i battiti rallentano, i pensieri si calmano e il mondo sembra un po’ meno spaventoso. Inizi a pensare che tu non vedi chi hai intorno e che nessuno vede te, che non è più necessario performare, apparire impeccabili e stare attenti a non sporcarsi, puoi essere te stesso, restare con i tuoi pensieri senza per forza riempire il silenzio con le parole perché al buio assumono molto più valore i gesti che occupano lo spazio molto più di tante parole vuote. La cena al buio è un’occasione per cambiare prospettiva, per mettersi nei panni di chi vive al buio ma con la consapevolezza di essere visto, spesso giudicato, spesso ostacolato da un mondo emotivamente cieco, le persone cieche o ipovedenti non possono sperimentare il mondo nel modo in cui tutti noi lo conosciamo, così come le persone sorde o ipoacusiche, chi ha un deficit sensoriale però sviluppa molto di più gli altri sensi e trova i suoi modi per fare esperienza della realtà in cui viviamo. Chi ha un deficit sensoriale spesso nel cercare di superare le sue difficoltà sviluppa capacità molto più complesse e soprattutto sviluppa una cosa ancora più importante. l’empatia. È questo l’obiettivo ultimo di questo progetto: creare una connessione emotiva che ci permetta di sensibilizzare noi stessi e chi circonda provando a riconnettere emotivamente le persone che mai come in questo periodo storico sembrano essere così lontane le une dalle altre, così come quando eravamo a tavola ed era tutto buio e per essere sicuri di essere sentiti dall’altro alzavamo la voce. Ma a volte la connessione con gli altri è molto più profonda quando si resta per un attimo in silenzio e al buio e si sente la presenza emotiva dell’altro”. Federica Romano, Presidente del “Rotaract Club Salerno Duomo” ha raccontato le sue emozioni:” La cena al buio è stata un’esperienza sensoriale e sociale pensata proprio per far vivere ai partecipanti una cena in assenza totale di luce, così da avvicinarli alla realtà quotidiana delle persone non vedenti o ipovedenti. L’obiettivo principale è stato quello di stimolare empatia, consapevolezza e percezione sensoriale, mettendo temporaneamente da parte il senso della vista per valorizzare gli altri sensi. Al termine della cena, quando le luci si sono riaccese, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi sull’esperienza vissuta. Molti hanno raccontato di aver scoperto un modo diverso di percepire il cibo, lo spazio e la relazione con gli altri, uscendo dalla serata con maggiore sensibilità verso il tema dell’inclusione. In questo modo la cena al buio non è stata soltanto un modo diverso di cenare, ma è stata un’esperienza immersiva che ha unito gastronomia, riflessione e consapevolezza sociale. È stato un momento molto significativo dal punto di vista umano e coltiverò per sempre il ricordo di questa serata fantastica”. Il ricavato della serata è stato devoluto all’Associazione Ciechi e sarà utilizzato per le attività messe in campo dall’associazione come ha spiegato il Presidente Raffaele Rosa, che ha anche sottolineato l’importanza di queste iniziative:” Hanno lo scopo di far comprendere. soprattutto ai giovani, quali sono le difficoltà che vive quotidianamente chi ha una disabilità visiva”. Il Presidente Raffaele Rosa ha spiegato che rispetto ad alcuni anni fa c’è una maggiore attenzione nei confronti delle persone disabili:” Ciononostante molto ancora deve essere fatto, soprattutto dalle istituzioni: devono dare maggiore attenzione alle società che trattano di disabilità, anche per comprendere di cosa ha realmente bisogno un disabile. Nel caso delle persone non vedenti, per potersi muovere con maggiore sicurezza in città, sarebbe necessario installare dei semafori sonori, di avere delle pensiline di attesa degli autobus con segnalazione sonora che avverta dell’arrivo del pullman e, tramite sintesi vocale, del numero della linea e della sua destinazione tramite sintesi vocale che sta arrivando; dei percorsi pedonali tattili che trasmettano una percezione immediata tramite linee in rilievo per seguire la direzione desiderata e tanto altro ancora. Bisognerebbe sensibilizzare maggiormente anche la cittadinanza a rispettare i posti riservati ai disabili, a non parcheggiare sui marciapiedi, soprattutto in corrispondenza degli scivoli e sulle strisce pedonali”. Cinque i soci dell’UICI che hanno accompagnato i giovani rotaractiani ai tavoli e servito le pietanze con grande abilità: Rossella Tortora, Paola Landi, Antonio De Angelis e Generoso Cappuccio. Fondamentale l’aiuto del personale e degli chef del ristorante, coordinati dal Responsabile degli Eventi e del Ristorante Didattico dell’Istituto Alberghiero, il professor Roberto Russo, e delle persone vedenti che collaborano con l’associazione: Elisabetta Tisi e Mariella Landi. Dopo la cena, è stato siglato un gemellaggio tra il “Rotaract Club Campus dei Due Principati” e il “Rotary Club Monserrat Córdoba “siglato dal Presidente Vincenzo Guglielmelli e da Sol Borrella. Aniello Palumbo


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