Home Istruzione e Formazione L'Università che cambia Ponti di Comunità, la giornata di Penta

Ponti di Comunità, la giornata di Penta

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Da Penta parte la prima edizione di “Ponti di Comunità – L’Università incontra il territorio”, il progetto promosso dal Laboratorio scientifico Internazionale CCiSuD – Cambiamenti culturali, disuguaglianze e sviluppo sostenibile dell’Università degli Studi di Salerno, in sinergia con la Fondazione Universitaria dell’Università di Salerno, e la collaborazione della community social “Sei di Penta Se”.

L’Università nel suo territorio

Una prima edizione che ha portato l’Università nel cuore del centro storico di Penta, tra i vicoli che conducono alla Chiesa di San Bartolomeo, conosciuta dai fedeli come la Chiesa di San Rocco, trasformando per una sera uno spazio di memoria in un luogo di incontro, confronto e partecipazione per aprire spazi di futuro.

Ad aprire il percorso sono stati i diversi momenti di confronto dedicati alle istituzioni, agli attori del territorio e alla cultura.

Voci della Memoria

Ma è stato soprattutto il momento delle “Voci della memoria” a conquistare il pubblico e a coinvolgere particolarmente il Magnifico Rettore Virgilio D’Antonio. Attraverso i racconti dei “saggi di Penta, custodi di una sapienza antica”, il paese ha riportato alla luce pagine della propria storia: le origini legate all’acqua, la crescita del borgo, il lavoro dei suoi antichi artigiani, i “mastri ramai, mascaturari e pastai”, il ruolo del convento e quella cultura del lavoro racchiusa nel principio dell’“ora et labora”.

Un patrimonio fatto di persone, mestieri, luoghi e vicende che ha contribuito a costruire l’identità della comunità. Tra le testimonianze, quelle di Franco De Santis, dell’avvocato Enrico Celentano e, a sorpresa, di Filomena Iannielli, che ha riportato al centro della serata la figura del padre, il generale Iannielli, ricordandone l’impegno nella lotta per la libertà e il legame con la storia del territorio.

Targa al Rettore D’Antonio dedicata a suo nonno

Un momento particolarmente emozionante ha riguardato proprio il Rettore. A Virgilio D’Antonio, infatti, è stata consegnata una targa in rame dedicata al nonno, Virgilio D’Antonio seniorveterinario di Penta, protagonista della vita culturale e civile del paese nel primo dopoguerra e fondatore, nonché primo presidente, del Circolo Sociale tra il 1952 e il 1953. La scelta del rame non è stata casuale. È il materiale che racconta un’antica tradizione artigiana di Penta, oggi quasi scomparsa, ma ancora capace di rappresentare un importante presidio della memoria locale. Le testimonianze storiche legate alla lavorazione del rame raccontano, infatti, una realtà produttiva che, nei secoli passati, aveva raggiunto una dimensione significativa: già nel 1500 alcune bolle storiche raccontano di un carico di rame scaricato al porto di Castellammare e destinato alla bottega di Penta.

Nel ricevere la targa, il Rettore, evidentemente emozionato, ha sottolineato il valore di quel legame tra storia personale, memoria collettiva e istituzione: «L’Università non può essere una realtà chiusa, non può essere una realtà isolata. Deve essere orientata al mondo. La nostra missione è diffondere e seminare conoscenza, seminare competenze, creare persone diverse, migliori. Questo progetto rappresenta esattamente questo spirito: conoscenza, partecipazione e prospettiva futura, insieme alle persone».

L’Università incontra le comunità

Ed è proprio dall’idea di un’Università che esce dai propri spazi per incontrare le comunità che nasce il progetto. La prof.ssa Giovanna Truda, Direttrice del CCiSuD e docente di Sociologia del diritto, ha spiegato: «Abbiamo chiamato questo progetto “Ponti di Comunità” perché volevamo costruire un ponte tra l’Università e le comunità. Spesso abbiamo la sensazione che l’Università sia distante. In realtà è fisicamente vicina, ma abbiamo bisogno che entri nel territorio. Per questo abbiamo pensato alla piazza: è l’Università che esce e va sul territorio».

Penta rappresenta dunque il primo passo di un percorso destinato a diventare itinerante e a coinvolgere, progressivamente, altre comunità e altri comuni del territorio.

Ruolo della Fondazione UniSA

A sottolineare il ruolo della Fondazione Universitaria in questo percorso è stata la prof.ssa Paola Adinolfi, Presidente della Fondazione dell’Università di Salerno, che ha evidenziato la piena coerenza dell’iniziativa con la visione strategica dell’Ateneo: «La Fondazione è il partner principale di “Ponti di Comunità”. Abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché è pienamente coerente con la nuova governance dell’Ateneo e con la sua visione strategica: un’Università che vuole abbracciare i territori, costruire relazioni strutturali con le comunità locali e mettersi concretamente a disposizione del territorio. È importante non solo portare conoscenze e competenze, ma anche ascoltare le bellezze, le esigenze e le potenzialità delle comunità che fanno parte del nostro bacino territoriale. Abbiamo cominciato da Penta, ma siamo già di fronte ad altri progetti e ad altre realtà con cui costruire questo percorso».

A comporre il comitato scientifico: Giovanna Truda, Rocco Iannone, Gaetano Barra, Barbara Landi, Vincenzo Landi e Manuel Aliberti.

Memoria storica e co-progettazione

Non solo recupero della memoria storica, ma un progetto più ampio che si propone di non disperdere le radici e il passato storico, ma di valorizzarli attraverso una co-progettazione che crei valore economico e sociale, senza disperdere l’identità dei luoghi, in una prospettiva multidisciplinare. «La piazza, da sempre, identifica uno spazio di relazioni, in cui convergono idee.

È un luogo di dibattito e confronto – sottolinea Barbara Landi, giornalista e membro del comitato scientifico – Portare la prima edizione di Ponti di Comunità nel centro storico di Penta vuol dire provocare una reazione ei cittadini, coinvolgendo tutte le fasce sociali, giovani ed anziani, colmando un divario. Sono stati tanti i temi trattati, dalla sociologia alla digitalizzazione, con aperture su antropologia cultural e turismo. Spesso si immaginano, in termini turistici, solo le grandi destinazioni costiere: nel corso del dibattito, invece, abbiamo parlato di turismo delle radici attraverso cui gli antichi sentieri e i percorsi religiosi diventano nuove esperienze tese a garantire benessere e qualità di vita, non isolati, ma in contatto con gli altri».

Penta Risuona

Dopo il confronto e le testimonianze, la serata ha cambiato ritmo con “Penta Risuona”, riportando la piazza alla sua dimensione più autentica: quella dell’incontro e della convivialità. Le cucine si sono accese per la preparazione dal vivo di piatti della tradizione campana, mentre la musica popolare e le tammorre hanno accompagnato una comunità tornata a vivere insieme i propri spazi. Al centro della piazza, un grande rosone, ispirato alle antiche luminarie popolari e capace di richiamare le feste di Sant’Anna e San Rocco, ha restituito un’immagine fortemente identitaria di Penta. Così, tra memoria, ricerca, istituzioni, cultura e convivialità, “Ponti di Comunità” ha trovato proprio a Penta il suo primo approdo: un incontro tra Università e territorio nel quale il passato non è rimasto soltanto un racconto, ma è diventato uno strumento per guardare insieme al futuro.


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