Percorso Rosa al Ruggi, Claudia Pecoraro (M5S): “Bene l’impegno del dg, ora vigilerò sulla riattivazione affinchè non siano solo dichiarazioni di facciata”.

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Una veduta esterna dell'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno, in una foto tratta dal sito della struttura ospedaliera, 5 maggio 2018. E' una polacca di 33 anni residente a Giffoni Valle Piana (Salerno), la donna che nella serata del 4 maggio, eludendo la sorveglianza interna, ha prelevato il proprio bambino di circa un mese dall'ospedale Ruggi d'Aragona facendo poi perdere le tracce. La donna, al momento del parto avvenuto il 28 marzo scorso, è apparsa subito in un evidente stato di ebbrezza alcolica che ha fatto scattare la segnalazione al Tribunale dei Minorenni di Salerno già a conoscenza, peraltro, della delicata situazione della donna, che ha altri due figli non affidati a lei. Di qui la disposizione del tribunale che le consentiva solo di allattare il figlio in ospedale ma non di portarlo a casa. ANSA/ SITO OSPEDALE RUGGI D'ARAGONA +++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

“Dopo la denuncia dei giorni scorsi rispetto alla mancata operatività del Percorso Rosa presso l’azienda ospedaliera salernitana, oggi in Commissione Cultura il presidente Arturo Iannelli ha comunicato che il direttore generale dell’azienda, avrebbe riconosciuto le problematiche e le carenze del servizio.

Ha inoltre informato la Commissione, invitandomi a prendervi parte in qualità di esperta esterna, che il direttore D’Amato avrebbe preso l’impegno di riattivare in tempi brevissimi il servizio, nel rispetto, questa volta, della normativa nazionale ed internazionale, al contempo convocando presso l’azienda una delegazione consiliare, di cui sarò membro e parte attiva, per raccogliere spunti e riflessioni.

Voglio augurarmi che a questa presa d’atto segua un’azione concreta, non potendosi più protrarre il vuoto di accoglienza e sostegno creato dallo smantellamento del Percorso Rosa.

Per tali ragioni, aspetterò la convocazione dichiarata, e seguirò con attenzione l’iter di riattivazione del servizio, perché non è possibile accettare di affrontare questa tematica sociale con mere dichiarazioni di facciata.

Oggi, 25 novembre, la cronaca e i dati Istat sulle chiamate al numero 1522, ci ricordano quanto ancora ci sia da lavorare per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne e sulle bambine, e gli Stati, gli enti e gli organismi pubblici, e la politica, hanno il dovere e l’obbligo di adeguarsi alle prescrizioni e di lavorare in sinergia e congiuntamente per restituire alle generazioni che verranno una società libera dagli stereotipi di genere e dalla violenza”.

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