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Compralo, goditelo e buttalo via.

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a cura di Francesco Sassano per info:  sassanof@libero.it

La preoccupazione di essere riconosciuti all’interno del gruppo di appartenenza rappresenta una delle maggiori ansie dell’uomo contemporaneo maggiormente quanto più la sua identità sociale è integrata nel meccanismo della società dei consumi. Per dirla con Michel Maffesoli, «io sono colui che sono perché gli altri mi riconoscono come tale», per chi non riesce, in un modo o nell’altro, a ottenere il riconoscimento degli altri, l’ammenda — ovvero l’unica alternativa — è una sequela di rifiuti, o comunque di esclusioni.

Nella tribù postmoderna, individuo aderisce alla “moda del branco” e per farne parte è costretto all’acquisto smisurato di un insieme di bene superflui.

La moda del momento ci costringe ad uniformarci inconsapevolmente alle proposte di un mercato in cui la parola d’ordine è la seguente: – occorre eliminare il vecchio e sostituirlo con il nuovo

La vita del consumatore si sviluppa velocemente, non a caso per essere trendy, siamo costretti ad anticipare i tempi ancor prima che gli emblemi (oggetti preziosi, abbigliamento, ecc) con i quali ci identifichiamo vadano tecnicamente – fuori mercato–  difatti il rischio è di sentirsi inappropriati ed esclusi dal branco e di cadere nell’oblio.

Per dirla con Dan Slater, la cultura del consumatore – associa l’idea di “soddisfazione” a quella di “stagnazione economica”: i bisogni non devono mai avere fine […] [essa] prevede che i bisogni di ciascuno di noi siano insaziabili, e in perenne ricerca di nuovi prodotti attraverso cui essere soddisfatti – .

Di conseguenza se la crescita economica non fosse stimolata di continuo, il PIL la misura ufficiale del benessere del Paese, entrerebbe in crisi.

 

Necessariamente la crescita economia non è forse stimolata dall’energia e dell’attività dei consumatori? E un consumatore che non si liberi, a breve, di tutto ciò che ha già acquistato, è un po’ come un vento che ha smesso di soffiare.

 

La perenne ricerca di nuove soddisfazioni, o meglio illegittimità ad essere soddisfatti secondo gli schemi del nostro sistema economico ci costringe ad uno stato che tutti noi vorremmo fosse il più breve possibile, ossia quello della – noia, maledetta noia –

 

Iosif Brodskij, poeta e filosofo russo-americano, descrive con efficacia il tipo di vita provocato dalla ricerca ossessiva e compulsiva, attraverso i beni di consumo, di un continuo aggiornamento (quasi di una rigenerazione) dell’identità, di nuove nascite, di nuovi inizi –  Sarete ormai stufi del lavoro che fate, sposi, amanti, di quello che vedete dalla finestra, della mobilia o della tappezzeria della vostra stanza, dei vostri pensieri, di voi stessi. Cercherete quindi di escogitare delle vie di fuga

Il gioco malefico al quale siamo sottoposti è la ricerca della nostra identità all’interno del branco, acquisto di più simboli del benessere ci riposiziona soltanto per un attimo nel gruppo d’appartenenza ma il mercato non può permettersi il lusso di – mettere fine al gioco – altrimenti – se trovassimo il nostro vero Sé, il divertimento finirebbe.

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