Anna Cappelli di Annibale Ruccello, domenica 24 al Teatro Genovesi ultimo appuntamento con Qui fu Napoli… qui sarà Napoli.

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Al Teatro Del Genovesi

Compagnia Teatro Mio di Vico Equense (NA)

presenta

Anna Cappelli

di Annibale Ruccello

con Olimpia Alvino

regia di Geppi Di Stasio

 

Penultimo appuntamento, domani, domenica 24 ottobre, alle ore 19, con la rassegna “Qui fu Napoli… qui sarà Napoli” promossa dall’Associazione Consorzio “La Città Teatrale” di Salerno con il finanziamento della Regione Campania ed il patrocinio del Comune di Salerno. Per il settimo appuntamento, che ha già fatto registrare il sold out, il sipario si alzerà al Teatro Del Genovesi diretto da Enzo Tota. Di scena, la Compagnia Teatro Mio di Vico Equense che presenta Anna Cappelli che proporrà un lavoro di Annibale Ruccello “Anna Cappelli” con Olimpia Alvino, per la regia di Geppi Di Stasio.

‘Anna Cappelli’ è un crudo e implacabile spaccato dell’Italia di provincia dominata dalla sovrastruttura di una morale cattolica che Ruccello ha sempre stigmatizzato; è un testo che va all’essenza del sentire umano più recondito. Anna é un’anonima impiegata, non più giovanissima, che ha lasciato il paese per lavorare in città. Con l’impiego, aspira ad avere una casa sua, non vuole più sentirsi ospite mal tollerata di situazioni provvisorie. L’incontro e la convivenza con Tonino, collega d’ufficio e proprietario di un appartamento, sembra esaudire ogni desiderio di Anna, ma l’epilogo non é esattamente un lieto fine. Ruccello ha scritto Anna Cappelli poco prima della sua prematura scomparsa: sette dialoghi per attrice sola che parla con qualcuno fuori-scena: prima la padrona della stanza affittata da Anna, poi Tonino. Non si tratta dunque di monologhi interiori ma di colloqui di cui lo spettatore sente solo la parte di Anna. Nella nostra interpretazione la solitudine tragicomica di Anna verrà oggettivata da un alter-ego, un’ombra, una figura che svela il non detto o il censurato.

“Una pièce che mostra sentimenti veri o presunti così fisici da poter essere ingurgitati.

Un testo con queste caratteristiche ha suggerito alle nostre corde di leggerlo in maniera ancor più essenziale, simbolica estraniata in un allestimento  scarno e descrittivo al tempo stesso, cercando di far coincidere le suggestioni dello stesso Ruccello con l’epicità di Brecht”, scrive il regista Geppi Di Stasio.

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