(Adnkronos) – “La causa della morte è sicuramente l’avvelenamento da ricina, ma l’autopsia non può determinare quello che è successo, ovvero l’ingestione accidentale, o la somministrazione da parte di terze persone”. Così, dopo la dichiarazione simile del professor Locatelli, arrivano oggi le parole di Benedetta De
Luca, l’anatomo patologa che ha effettuato l’autopsia su Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, a seminare altri dubbi sull’intricata trama del giallo di Pietracatella.
Anche lei, come Locatelli, in un’intervista all’emittente locale Telemolise, non esclude la possibilità di una ingestione accidentale di semi di ricina: “Nello stomaco delle due vittime non abbiamo individuato nessun residuo alimentare, ma solo sangue, perché prima di morire, sia Antonella che Sara, avevano ripetutamente rovesciato”, ha spiegato.
Nei giorni scorsi è stato sentito più volte il marito e padre delle due vittime, Gianni Di Vita, il cui nome – si ricordi – non è mai stato iscritto nel registro degli indagati. Il suo studio da commercialista è stato perquisito. Intanto, mentre si cerca di stringere il cerchio per cercare di capire cosa sia successo ad Antonella e Sara, negli Stati Uniti sarebbe stato individuato l’indirizzo IP a cui si è agganciato un computer da cui è partita una ricerca sulle modalità di preparazione della ricina in polvere. L’indirizzo informatico porterebbe a un’area coincidente con la zona di Pietracatella.
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