Nel 1905, in una piccola stanza di un edificio di Berna, lontano dai riflettori della scienza, un giovane fisico teorico con i capelli arruffati e lo sguardo pensoso, impiegato dell’ufficio brevetti della tranquilla capitale elvetica, passava il suo tempo libero a riempire fogli con formule e idee che sfidavano il senso comune. Quel giovane rivoluzionario il cui nome era Albert Einstein stava osando fare ciò che forse nessuno riteneva immaginabile: ripensare da zero spazio e tempo, gettando le basi per una delle più grandi rivoluzioni intellettuali della storia umana. Stiamo parlando della teoria della relatività che lo stesso Eistein definì “una teoria di incomparabile bellezza”. A spiegare in modo semplice il concetto di relatività generale e di relatività ristretta è stato il professor Antonio Ereditato, Research Professor all’Università di Chicago che è stato ospite del “Rotary Club Salerno”, presieduto dal dottor Giulio Trimboli che ha letto il ricco curriculum del fisico sperimentale di origini napoletane. Nel corso della serata, organizzata presso il “Circolo Canottieri Irno” il professor Ereditato, introdotto dal professor Cosimo Risi, Past President del Club, ha guidato i presenti in una straordinaria “Conversazione con Zio Albert”, raccontando che la relatività generale ha ottenuto la sua prima, clamorosa conferma sperimentale quando a Londra, il 6 novembre del 1919, in una sala gremita di scienziati, Arthur Eddington pronunciò parole destinate a entrare nella storia: “La luce delle stelle si curva, proprio come predetto da Albert Einstein”. Quella deviazione della luce solare incoronò Einstein ad icona mondiale: ad icona pop, come si dice oggi”. Il professor Ereditato nel corso del suo intervento ha ricondotto la teoria della relatività alla concretezza della tecnologia odierna:” La relatività generale voi la verificate praticamente ogni istante della vostra vita. Ed è in quell’oggetto rettangolare che si chiama telefonino. Il vostro computer che sta nel telefonino, istante per istante applica le equazioni di Einstein. Se non le applicasse, voi sbagliereste la geolocalizzazione di un luogo, di oltre un chilometro. Il motivo di questa correzione è legato a una delle scoperte più sconvolgenti della fisica: la gravità che altera il ritmo stesso del tempo. Einstein dimostra che il tempo non è uguale per tutti. Il tempo dipende dalla velocità a cui ci muoviamo e dipende anche dalla gravità: maggiore è la gravità e più va lentamente. Noi siamo sulla Terra, dove il campo gravitazionale è più intenso, mentre il satellite del GPS sta in alto, lontano da terra. Il tempo per noi scorre più velocemente rispetto al satellite”. Il professore Ereditato, che nel 2015 è stato insignito del Breakthrough Prize per la Fisica, per gli studi che hanno condotto alla scoperta delle oscillazioni del neutrino, ha poi approfondito la differenza fondamentale che intercorre tra l’elaborazione teorica e la verifica di laboratorio, ricordando come Einstein abbia rivoluzionato la scienza armato solo di logica, carta e penna:” Oggi i fisici teorici usano anche i computer e l’intelligenza artificiale, non son più, tra virgolette, “puri” come ai tempi di Einstein, che usava solo carta e penna e diceva che consumava lavagnate di gesso”. Dopo aver spiegato che la relatività generale prevede l’esistenza dei buchi neri, il professor Ereditato ha parlato del futuro scientifico e tecnologico, delle recenti evoluzioni dell’intelligenza artificiale e delle nuove frontiere della ricerca biomedica a cui lo stesso Ereditato sta lavorando a Chicago, come l’applicazione dell’AI all’imaging cerebrale per affrontare patologie complesse quali l’Alzheimer, il Parkinson o la schizofrenia. Ereditato, autore di oltre 1500 pubblicazioni scientifiche e di libri tradotti in varie lingue tra cui “Il nuovo nucleare” e “Il sarto e il calzolaio di Boltzmann”, ha lanciato un messaggio ai giovani interactiani e rotaractiani presenti che hanno posto delle interessanti domande, invitandoli allo studio profondo e al pensiero critico: “La fisica, come la medicina o la letteratura, si impara solo col sudore. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, si riesce a fare tutto più rapidamente. La speranza è che si riesca comunque sempre a pensare: se deleghiamo tutto a qualcun altro, il nostro cervello si atrofizza. Dobbiamo mantenere il nostro cervello sempre vivo e attivo”. Il presidente Giulio Trimboli ha fortemente voluto che si ricordasse la figura del dottor Bruno Ravera, che è stato socio del “Rotary Club Salerno”:” Una persona che ha lasciato un segno importante nella nostra comunità rotariana” ha sottolineato, commosso, il presidente Trimboli che ha affidato al socio Antonio Bottiglieri, Past President del Club, il ricordo dell’illustre personalità salernitana:” Ovunque lui si trovava, lo si notava, anche nel suo silenzio. Ravera era un punto di riferimento per tanti di noi, per la sua cultura, per il suo rigore, per la sua serietà. Era un uomo rigorosissimo, ma cordialissimo. È stato il presidente dell’Ordine dei Medici, una carica che lui ha saputo utilizzare anche e soprattutto per dotare la città della Facoltà di Medicina che non avevamo. Poi, alla fine degli anni ’70, fu Sindaco di Salerno: in quegli anni iniziò il suo percorso politico, la sua testimonianza di amore per la nostra città. Ravera è stato un uomo che ha lasciato il segno nelle persone anche con il suo solo modo di comportarsi: ha saputo, in qualsiasi ambiente, dotare Salerno di affetto e cordialità”. Il presidente Trimboli ha donato con affetto un omaggio floreale alla moglie di Bruno Ravera, la dottoressa Erminia Gatto, e alle figlie: Amelia, Maria Rosaria e Marta Ravera che, emozionate, hanno ringraziato tutti i soci del Club. Sono intervenuti i giovani soci dell’”Interact Club Salerno”, presieduto da Vincenzo Petrozzino, e del “Rotaract Club Salerno” presieduto da Francesca Laudisio.
Aniello Palumbo




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