VeliaTeatroFestival continua in commedia con Aristofane e Mennadro – Mercoledì 12 e giovedì 13 agosto, nell’Arena Zenone di Fondazione Alario per Elea-Velia ad Ascea Marina (Salerno), sono in scena «Lisistrata» di Aristofane, con i giovani dell’Accademia Drammatica Silvio d’Amico diretti da Giovanni Greco, e «La donna di Samo» di Menandro per la regia di Roberto Zorzut, arricchita dall’uso delle maschere artigianali realizzate secondo i modelli rinvenuti nella necropoli di Lipari.
“Lisistrata ovvero il carnevale dello sciopero del sesso”
Lectio brevis di Giovanni Greco (Docente di Storia dello Spettacolo all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”)
A seguire l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’ presenta in prima nazionale
Lisistrata di Aristofane
Traduzione adattamento e regia Giovanni Greco
Con gli allievi e le allieve del secondo anno del corso di recitazione e regia Maria Stella Adario, Anna Auricchio, Marco Bezzicheri, Claudia Conte, Giorgia De Simone, Giada Maria Goglia, Dario Latini, Jacopo Liberati, Lorenzo Marra, Emma Pernarella, Costantino Ricci, Veronica Ricci, Samantha Scrivere, Simone Romano Testarmata. Musiche Daniela Troilo / Elementi di scena e costumi Laura Giannisi
Con Lisistrata Aristofane mette in scena nel 411 a. C. lo sciopero sessuale e l’occupazione dell’Acropoli di Atene da parte delle donne ateniesi allo scopo di ottenere la fine della guerra che gli uomini, spartani e ateniesi, portano avanti ormai da vent’anni, da quando è iniziata la fatale Guerra del Peloponneso nel 431 a. C.
Dopo varie peripezie ed equivoci, l’astinenza sessuale e l’impossibilità di accedere al tesoro custodito proprio sull’Acropoli per finanziare nuove imprese belliche indurranno gli uomini a desistere e a stipulare una pace duratura tra tutti i Greci. L’utopia immaginata da Aristofane, il rovesciamento dei ruoli, la ricerca di una soluzione ad una crisi politica ed etica che pare irresolubile ci interroga ancora oggi.
Ma lo fa nell’unica forma possibile ai nostri giorni: quella dell’epifania dell’osceno, del comico, del corpo e dei suoi desideri, del carnevale che relativizza ogni certezza e sovverte i valori consolidati. Nella beffa, nella critica trasversale ad ogni assoluto, nella celebrazione del piacere erotico di tutti e di ognuno, si prospetta una nuova possibilità di convivenza umana e politica che ride dei suoi totem e delle sue ipocrite gerarchie, che non distingue tra bene pubblico e bene privato, che riafferma una nuova uguaglianza tra i generi e tra le età, esorcizzando la pena della mortalità del singolo nella gioia comune (effimera ma straordinaria) del carpe diem, della festa dei sensi, del teatro.
Con Roberto Zorzut, Matteo Micheli, Alessandra Cavallari, Francesca Verrelli. Musiche Marco Abbondanzieri, Piero Brega / canto Maria Piazza / Scene Renato Mambor, Roberta Gentili / Maschere Emauele D’Andrea, Roberta Gentili, Roberto Zorzut / Coreografie Michéle Sigillo / Costumi Marinaschi Collectif.
Menandro, autore ateniese del terzo secolo a.C., popolarissimo in tutto il bacino del mediterraneo. Di lui gli antichi conoscevano 108 commedie. Purtroppo queste sono andate perdute tra i secoli VII e VIII d.C. Ma attraverso rinvenimenti papiracei del secolo scorso siamo riusciti a riportare alla luce sezioni di una ventina di commedie di cui una sola intera e varie altre a cui mancano alcune parti. Tra queste la Donna di Samo. “La donna di Samo” vive di intrecci complessi giocati sulla sorpresa e improvvisi cambiamenti di situazione. Commedia ricca di riconoscimenti improvvisi, rapimenti e situazioni complicate che girano intorno al tema dell’amore.
Gli innamorati, divisi da iniziali ostacoli si trovano ad affrontare numerose difficoltà e peripezie, fino a coronare il loro amore e ricomporre la felicità iniziale che per un equivoco o errore era stata turbata. Il valore della commedia sta nell’ineguagliabile capacità di presentare “caratteri”, personaggi di una convincente credibilità psicologica e sentimentale.
Un rito teatrale in maschera che conserva tutto il suo fascino. La commedia menandrea si differenzia nettamente da quella di Aristofane.
Non vi sono divinità e non vi figurano parti corali con finalità etico educative; vi sono intrecci complessi, giocati sulla sorpresa di repentini cambiamenti di situazione, ricchi di meccanismi stereotipi, riconoscimenti improvvisi, rapimenti ed infine il riconoscimento, risolutivo per sciogliere situazioni complicate, che ricompone il tutto nel lieto fine. Fondamentale l’uso delle maschere che si rifanno ai modelli ritrovati nella necropoli di Lipari.
A loro spetta il ruolo di creare l’imprevisto effetto comico dovuto alla loro complementarietà rispetto alla parola, cioè di mettere in una prospettiva critica, con effetto parodistico, ciò che il personaggio dice.