Un plausibile rapporto intertestuale: Boccaccio e “Michelemmà” raccontano una medesima cronaca?

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di Vincenzo Aversano

 

Secondo mio costume, rispettoso della curiosità del lettore, entro subito in medias res, per additare una probabile relazione fra il testo di Michelemmà e quello molto più ampio e articolato della ben nota novella n. 6 della V giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, composto dopo le peste fiorentina del 1348: la data e importante quale terminus ad quem orientativo per la datazione dei fatti retrostanti e motivanti la canzone, piuttosto che della sua originaria gemmazione poetico-popolare, che potrebbe essere collocata in periodo successivo, più difficile da definire.

E ben vero che la citata novella si conosce da sempre, ma fa stupore che sia mancato finora il collegamento col testo della canzone. Mi sembra cioè che a tutt’oggi nessuno si sia mai accorto, per quanto mi risulta, di una loro sostanziale coincidenza testuale, con tutti i risvolti che essa comporta sul piano esegetico di quella composizione (motivo musicale a parte), tanto criticamente torturata per la sua apparente impenetrabilità.

L’analisi che segue, va chiarito subito, condotta con approccio intenzionalmente interdisciplinare, verte per la massima parte sulle versioni scritte di Michelemmà e solo marginalmente sul canto e sulla danza riservati alla parola nelle varie conosciute repliche regionali della canzone.

Le argomentazioni sono contenute nel testo di seguito pubblicato.

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