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L’UNIVERSITA’ DI SALERNO VICINA ALLA CITTÀ: PROGETTI PER IL CENTRO STORICO AL DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CIVILE

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È stato il progetto “Upside down. Percorsi culturali alternativi”, presentato dagli studenti Nahuel Garcia Pastor, Andres Ludeña, Francisco W. Martinez, Salvatore Serafino,  Ilaria Falco e Giulia Scialone, a vincere il primo premio del Project Student Award 2022, evento conclusivo dell’insegnamento di Recupero e Conservazione degli Edifici, tenuto dalla Professoressa Architetto Federica Ribera, riservato agli studenti del V anno del Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura del Dipartimento di Ingegneria Civile DICIV dell’Università di Salerno, molti dei quali provenienti dall’Università di Cordoba in Argentina, con cui è attivo un accordo per la laurea doppio titolo, e da altre Università europee con cui l’Ateneo salernitano ha stipulato accordi Erasmus. Il progetto vincitore ha interessato il Convento di Santa Maria della Consolazione (ex carcere femminile) che si snoda tra via Fra Generoso e Via Santa Maria della Consolazione, raggiungibile da Via De Renzi, e del suo immediato contesto urbano. I giovani progettisti hanno voluto valorizzare l’edificio, già oggetto d’interesse durante il noto concorso internazionale d’idee del 1997 “Edifici Mondo”, realizzando un centro culturale polifunzionale con un cinema all’aperto, sale per mostre temporanee e permanenti, aule aperte per utilizzi flessibili, ambienti di ristorazione, terrazza panoramica, giardino e nuovi parcheggi.

Menzione speciale per il gruppo composto da Gaetano De Rosa, Ariane Galeano, Andrea Lombardi, Guadalupe Muñoz, Luciana Camilla Martinez Cortesi e Giuseppina Rimauro con la proposta progettuale dal titolo “Enable the city. Disable are the cities, not their citizens” che ha privilegiato un intervento di collegamento verticale tra il Convento di Santa Maria della Consolazione e gli altri siti storici adiacenti, quindi tentando di risolvere il problema dell’accessibilità dell’area Nord della città storica. Seconda menzione speciale è stata assegnata  al gruppo costituito da Constanza Bollati,  Matias Gabriel Luquet, Alexandra-Maria Rusen, Andreea Denisa Abrudan, Magdalena Götzfried,  Angela E. Hernàndez, Javier Acedo Pérez che con la proposta “Salerno Biofilica”, che ha interessato l’area dell’Ostello della Gioventù di Via Canali, attraverso un progetto orientato alla natura e alla sostenibilità, prevendendo di trasformare spazi ora destinati a semplici stalli auto in aree di ritrovo, riposo e svago all’interno della città, grazie al ridisegno degli spazi, al nuovo arredo urbano, all’utilizzo di pergolati con piante medicinali provenienti dal Giardino della Minerva per trasformare il centro storico in un vero giardino medicinale, rendendo  il percorso  una vera e propria esperienza multisensoriale.  “Il Corso rientra nel programma di studi dell’ultimo anno del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Ingegneria Edile-Architettura” – ha spiegato la professoressa Federica Ribera, Professore Ordinario di Architettura Tecnica – “Ogni anno gli studenti di diverse nazionalità, divisi in gruppi di lavoro, sono chiamati ad elaborare una propria proposta progettuale su un tema assegnato. Il tema scelto per il 2022 è “No longer churches. Il futuro degli edifici religiosi dismessi a Salerno” che invitava gli studenti a riflettere sul possibile recupero e riuso a scala urbana e architettonica di alcune chiese e conventi dismessi ubicati nel centro storico di Salerno: il Convento di Santa Maria della Consolazione, le chiese di Santi Crispino e Crispiniano, San Filippo Neri, San Matteo Piccolo, Sant’Apollonia e Santa Maria de Lama”. Tali edifici hanno impegnato gli studenti in due fasi, come ha spiegato la professoressa Ribera: “Nella prima fase gli studenti hanno approntato un approfondito progetto della conoscenza che ha riguardato le principali fasi storiche della città di Salerno e della zona oggetto di studio, per poi passare allo studio dei manufatti tramite ricerche bibliografiche-documentarie oltre a rilievi ed analisi dello stato di conservazione. La seconda fase è consistita in una proposta di recupero e riuso dei manufatti da parte di ciascun gruppo di lavoro. Interessante è stato costatare come ogni team sia intervenuto con un approccio diverso, concentrando l’attenzione su molteplici caratteri fondanti della città e della sua storia. Alcuni studenti hanno voluto lavorare a una scala urbana, proponendo percorsi di visita che comprendessero non solo gli edifici assegnati, ma anche strade, piazze, punti di belvedere; altri, invece, hanno preferito lavorare maggiormente alla scala architettonica di ogni singolo manufatto, proponendo strategie compatibili e rispettose della materia storica, anche attraverso soluzioni high-tech. Le idee progettuali hanno permesso di comprendere le diverse sensibilità alle tematiche relative al recupero degli edifici storici in ottica di sostenibilità e rispetto del patrimonio storico, incoraggiando i giovani studenti a guardare con occhio attento e curioso la realtà in cui vivono, percependone tutte le potenzialità”. Durante l’esposizione finale gli studenti hanno avuto la possibilità di presentare i propri lavori, guidati dal team di supervisor composto dagli ingegneri-architetti Pasquale Cucco e Anna Gallo e dall’architetto Giulia Neri, alla giuria composta dai professori Felice De Silva, Emanuela De Feo, Carla Ferreyra, Massimo Leserri, Luisa Smeragliuolo Perrotta e Pierfrancesco Fiore. La Professoressa Federica Ribera e il suo gruppo di ricerca sono da anni impegnati nello studio e nell’analisi dell’evoluzione storica di Salerno con particolare attenzione ad alcuni aspetti specifici della città, tra cui la lettura del disegno della topografia urbana, il recupero degli edifici dismessi, il rapporto tra ambiente costruito e risorse naturali. “Si tratta” – spiega Federica Ribera – “di saper affrontare con sufficiente capacità critica le problematiche connesse al patrimonio culturale, come la delicata questione del riuso dei manufatti esistenti, basandosi sul riconoscimento del loro valore intrinseco e della loro irriproducibilità nonché sulle strategie di adeguamento contemporaneo, nell’ottica di un rinnovamento che non cancelli bensì arricchisca il passato e lo tramandi alle future generazioni”.

Aniello Palumbo

 

 

 

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