Le dimissioni di Vincenzo Napoli sono state protocollate poco prima delle 13.30, come confermato da più testate: Napoli ha consegnato la lettera alla segreteria generale, spiegando che “sono mutati gli scenari politici”.
In mattinata aveva informato la giunta e poi presieduto il Consiglio provinciale, conferendo le deleghe ai neo eletti prima di formalizzare l’addio.
Le dimissioni diventeranno efficaci tra 20 giorni, come previsto dal TUEL.
Per il Comune di Salerno si va verso commissariamento fino alla primavera.
La Provincia sarà retta dal vicepresidente Giovanni Guzzo, già reggente in passato.
Napoli ha motivato la scelta con un quadro politico “mutato”, sottolineando la necessità di una nuova spinta propulsiva e di un tempo adeguato per programmare iniziative che non sarebbero compatibili con un ultimo anno di ordinaria amministrazione.
È una motivazione che, letta nel contesto salernitano, ha un peso politico evidente.
Le fonti confermano che negli ambienti politici è molto forte l’idea di un ritorno di Vincenzo De Luca come candidato sindaco:
L’ipotesi è definita “caldeggiata da più parti” e non smentita dal diretto interessato.
Alcune ricostruzioni parlano apertamente di un “copione già scritto” che vede Napoli spianare la strada alla ricandidatura di De Luca.
Napoli, però, ha negato che le sue dimissioni siano una mossa per favorire De Luca.
Per chi conosce la politica salernitana, il quadro è chiaro: Salerno è storicamente il bastione politico di De Luca.
La sua uscita dalla Regione ha aperto un vuoto di leadership che molti considerano naturale colmare con un ritorno a Palazzo di Città.
Le dimissioni anticipate consentono di anticipare le elezioni alla primavera 2026, evitando di arrivare al 2027 con un sindaco uscente indebolito e un quadro regionale in evoluzione.
Per la città: un anno di commissariamento, con rallentamento fisiologico delle scelte politiche.
Per il centrosinistra salernitano: una ricomposizione attorno alla figura di De Luca appare, per molti osservatori, la strada più probabile.
Per Napoli: un’uscita ordinata, rivendicando dieci anni di amministrazione in un contesto complesso (pandemia inclusa).
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