“Il Castello Arechi è una sorta di gigante che protegge Salerno da più di 1500 anni”. A raccontare la storia del nostro castello è stata l’archeologa salernitana Evantonia D’Elia durante l’incontro organizzato al “Circolo Canottieri Irno” di Salerno dal “Rotary Club Salerno”, presieduto dal dottor Francesco Caggiano che ha previsto una serie di incontri per conoscere meglio la storia di Salerno e dei suoi monumenti. La dottoressa D’Elia ha ricordato che il Castello Arechi sorge sul Colle Bonadies:” Colle che deve il suo nome al fatto di essere il primo monte di Salerno a ricevere i raggi del sole al mattino. Il castello fu costruito a 280 metri sul livello del mare e domina tutta Salerno. La posizione naturalmente difensiva lo rese nei secoli un punto di controllo e protezione”. L’archeologa ha raccontato che alcuni reperti (ceramiche a vernice nera e monete) confermano che sul colle vi fosse una presenza romana:” Tra il 197 e il 194 a.C. i Romani fondarono la colonia Salernum, vicino al mare per controllare la costa e i popoli ribelli della zona (Picentini). Dopo la caduta dell’Impero Romano, con le guerre greco – gotiche Salerno resta sotto il controllo bizantino. Nel VI secolo il generale Narsete fa costruire una “fortezza” sul colle Bonadies. Al centro sorge la Turris Maior, una grande torre difensiva a più piani. La fortificazione proteggeva il porto e controllava le vie verso l’interno. Quando Arechi II arriverà a Salerno troverà già una struttura solida e ben difesa. Nel 640 Salerno passa ai Longobardi. Con Arechi II (759 – 787) la città diventa capitale del ducato di Benevento. Secondo alcuni storici, Arechi trasforma il colle Bonadies in una fortezza imponente, centro del sistema difensivo, con torri, mura, magazzini, stalle e perfino di passaggi sotterranei. Arechi II rifonda Salerno e costruisce le mura urbane: il Castello diventa vertice nord di uno schema difensivo triangolare, dominando i pendii del colle Bonadies. La Turris Maior rimane punto di osservazione strategico e centro del sistema difensivo cittadino. Durante l’assedio normanno del 1076 il castello dimostrò la sua efficacia strutturale: mentre la città bassa cadde dopo sei mesi, Gisulfo II riuscì a resistere all’interno della rocca per un altro anno, arrendendosi solo per fame nel 1077 quando Roberto il Guiscardo conquistò Salerno. Durante il periodo normanno (1085 – 1194) vi era una intensissima frequentazione della Turris Maior come documentato dal ritrovamento di monete, anche di altre città: follari normanni, tarì d’oro di Palermo e Messina, denari d’argento di Rouen. Vi era anche una circolazione di oro, argento e rame. Questo dimostra che il mercato locale era altamente organizzato; che il ruolo commerciale di Salerno era di primo piano e che vi era una integrazione nei circuiti mediterranei e nord – europei”. L’archeologa salernitana ha raccontato anche che nel 1191 l’Imperatrice Costanza d’Altavilla, moglie di Enrico VI, venne rapita a Salerno e portata in Sicilia:” Con la conquista sveva (1194) Salerno perde il ruolo di capitale e inizia un periodo di declino. Nel periodo Svevo (1197- 1266) dopo la morte di Enrico VI e di Costanza, Salerno diventa teatro di scontro tra baroni tedeschi. La città viene occupata e riconquistata più volte, con gravi vendette sui cittadini. Federico II (1212 – 1250), rafforza il castello che resta una fortezza strategica del Regno svevo fino al 1266. Dopo la morte di Federico II il Regno passa a Carlo d’Angiò. Salerno perde i suoi privilegi: Napoli diventa la nuova capitale. Carlo I distrugge il Castello di Terracena, ma rafforza la Torre Maggiore sul colle Bonadies. Il castello torna ad essere un presidio militare con guarnigione, armi e scorte. Nel Trecento si susseguono restauri e rivolte nobiliari, con il Castello che viene usato anche come prigione”. Ma la vera trasformazione del Castello, come ha precisato la dottoressa D’Elia, avvenne in epoca Angioina (XIII – XIV secolo):” La torre fu ampliata con nove cortine, torri, saettiere, ambienti residenziali, cisterne e perfino un impianto termale. Documenti del 1274 e del 1299 attestano spese enormi, pari a 24 once d’oro, per la manutenzione e l’ampliamento dell’intero complesso. Dopo la fine degli Angioini, il castello entra nel sistema feudale del Regno di Napoli. Con gli Aragonesi (dal 1442), Salerno perde di importanza strategica, ma il castello resta sede del governatore e presidio militare. Viene affidato a nobili fedeli alla corona che lo amministrano e ne curano la difesa. Il castellano esercita poteri militari e giudiziari sul territorio. Durante il feudo dei Sanseverino Salerno vive una fase di forte vivacità politica e artistica: il castello di Arechi viene radicalmente trasformato per adattarsi alle nuove artiglierie; le mura vengono abbassate e ispessite per aumentare la resistenza ai colpi di bombarda. Nel 1945, durante la discesa in Italia di Carlo VIII, i Francesi assediarono Salerno, portando all’abbandono della città e della fortezza da parte delle truppe aragonesi. Con Carlo V (1516 – 1556) il castello entra nel sistema difensivo spagnolo contro le incursioni turche. Vengono costruite nuove torri di avvistamento lungo la costa (Carnale, San Leonardo, Angellara). Nel 1648, durante l’assedio francese il Castello e la Torre della Bastiglia proteggono la città; grazie ai rinforzi spagnoli e alla collaborazione dei cittadini, l’assedio viene respinto. Nel XVII e XVIII secolo Salerno vive una fase di declino e il Castello rimane simbolo visivo e testimonianza storica. Sotto Carlo di Borbone e Ferdinando IV, Salerno perde di importanza strategica: il castello rimane in rovina. Solo durante la Repubblica Partenopea (1799) il castello viene usato temporaneamente come presidio militare con cannoni e soldati. Con l’età napoleonica il castello resta abbandonato e nel XIX secolo il castello sopravvive come testimone storico, ma ormai privo di funzioni militari, diventa obsoleto e abbandonato, mura e porte vengono demolite. Nel 1815 viene venduto a privati (Melchiorre Lombardi) e alcune parti vengono trasformate in abitazioni e stalle. Il castello conserva il suo valore simbolico e durante la Festa di San Matteo si sparava a salve un colpo di cannone. Nel 1828 durante la rivolta dei “Filadelfi”, il castello ospita riunioni segrete e armi. La riunione viene scoperta e molti patrioti vengono arrestati e puniti: il canonico De Luca viene giustiziato a Salerno. Dal 1836 al 1960 il Castello è proprietà della famiglia Quaranta. Don Federico Quaranta, cavese decorato da Napoleone, Ferdinando IV e Napoleone III, lo acquista grazie alla dote della moglie Adelaide Rossi. Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello divenne rifugio per diverse famiglie. Tra queste la famiglia De Caro i cui componenti furono gli ultimi abitanti del castello. La famiglia Quaranta mantiene la proprietà fino al 1960 quando il castello viene venduto alla Provincia di Salerno. All’interno del castello restaurato esiste un museo che raccoglie i reperti rinvenuti: ceramiche e monete”. Ha partecipato alla serata il dottor Alessandro Ferrara, già Assessore al Turismo del Comune di Salerno, che ha ricordato che dal mese di aprile sarà attivato un servizio navette per raggiungere il Castello di Arechi:” Sarà il biglietto da visita da presentare ai quattrocentomila turisti che, da aprile a dicembre, arriveranno alla Stazione Marittima con le oltre centonovanta navi da crociera”.
Aniello Palumbo


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