Traffico di rifiuti, 8 arresti dei Carabinieri

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In data 29 gennaio 2026 nelle province di Salerno, Napoli e Caserta, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nr. 12 soggetti (nr. 8 arresti domiciliari e nr. 4 obblighi di dimora), ritenuti responsabili a vario titolo del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione illecita di rifiuti ed emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti.

L’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Salerno in parziale accoglimento della richiesta depositata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia (in prima istanza il P.M. aveva richiesto nr. 13 misure cautelari personali, che a seguito degli interrogatori preventivi il GIP ha ritenuto di limitare solo a nr. 12 posizioni) fa riferimento ad una serie di condotte illecite riscontrate nel corso dell’attività investigativa condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Napoli, che ha avuto inizio nell’ottobre 2024 e si è protratta per diversi mesi, interessando diverse regioni del territorio nazionale.

L’indagine rappresenta l’esito di complesse investigazioni partite a seguito di alcune spedizioni illecite di rifiuti speciali effettuate da una società di Sarno verso un’azienda ungherese.

Balzava all’attenzione degli investigatori la circostanza che la competente Autorità estera aveva interessato quella italiana per il respingimento degli stessi, atteso che i carichi oggetto di attenzione erano stati sversati sui terreni agricoli e non c’era corrispondenza tra la documentazione e la tipologia del rifiuto spedito.

Il prosieguo delle investigazioni, condotte anche con l’ausilio di attività tecniche quali intercettazioni telefoniche e ambientali, video riprese e pedinamenti, ha poi consentito ai militari del Reparto Speciale dell’ARMA di disarticolare un pericoloso sodalizio criminale dedito al compimento di reiterate azioni finalizzate a porre in essere illecite attività di smaltimento rifiuti speciali pericolosi e non – in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di RSU – provenienti da impianti di trattamento/recupero della Provincia di Napoli e Caserta, avvalendosi di società di intermediazione del settore, al fine di conseguire l’ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge, trasportandone e smaltendone migliaia di tonnellate presso capannoni dismessi e addirittura, mediante interramento, in una azienda suinicola della provincia di Salerno, con conseguente, imponente deturpamento e danneggiamento delle aree interessate.

L’attività criminale consentiva agli indagati di introitare un illecito profitto pari all’incirca 530.000 euro, somma di denaro di cui veniva disposto il sequestro preventivo in forma specifica o per equivalente.

Nel corso della citata operazione, venivano inoltre sequestrate nr. 2 società, nr. 8 automezzi, una area agricola sita in Roccadaspide (SA), principale destinazione dei rifiuti smaltiti illecitamente, nonché beni mobili e fino al raggiungimento della cifra riconosciuta quale provento dell’attività criminosa.

Collaudati i meccanismi dell’illecito traffico di rifiuti, fondati sulla classificazione fittizia dei rifiuti da parte degli impianti di produzione, con redazione di falsa documentazione indicante siti di destino inesistenti, che consentissero di giustificare il trasporto dei rifiuti ed il successivo illecito abbandono in siti abusivi.

Gli automezzi, provenienti dalle aree di produzione dei rifiuti, la Campania, province di Salerno, Napoli e Caserta, in particolar modo, si dirigevano verso il luogo preventivamente individuato dall’associazione criminale, ove, durante le ore notturne, abbandonavano i rifiuti.

Le aree interessate, alcune di particolare pregio naturalistico, una delle quali ubicata nel Parco Naturalistico del Cilento, affacciate su strade comunali e provinciali a ridosso delle aree rurali più isolate, sono divenute autentiche discariche abusive a cielo aperto, ove i rifiuti una volta scaricati, in alcune circostanze venivano dati alle fiamme, rendendo l’aria irrespirabile.

Nello stesso contesto investigativo è stata inoltre accertata l’esistenza di un gruppo di indagati, tra cui i dipendenti di un’ azienda di rifiuti speciali della provincia di Salerno, autisti di automezzi adibiti alla raccolta di rifiuti urbani, che avevano organizzato, nei minimi dettagli, un articolato “modus operandi” che consentiva loro di smaltire illecitamente rifiuti speciali, e dunque di provenienza industriale, nell’impianto pubblico lo STIR di Battipaglia (SA), a spese dell’Ente pubblico – Città Metropolitana di Salerno -.

L’agire degli indagati era oramai consolidato: gli autisti della società, aggiudicataria dell’ appalto per la raccolta di rifiuti urbani in alcuni Comuni dell’agro – nocerino – sarnese, tra cui il Comune di Sarno, fungevano da tramite, tra i produttori di rifiuti speciali e gli operai addetti all’isola ecologica di Sarno, ove avvenivano le operazioni di illecita miscelazione di rifiuti industriali e rifiuti urbani, nella conduzione dell’illecito traffico, finalizzato a soddisfare l’esigenza dei privati di smaltire illecitamente i loro rifiuti, conseguendo un significativo risparmio in termini economici di costi di smaltimento, in cambio di regalie ai dipendenti dell’isola ecologica.

30 le persone complessivamente indagate dai Carabinieri del NOE nel contesto della complessa indagine.

L’applicazione della misura cautelare, giunta dopo i previsti interrogatori preventivi disposti dal Giudice per le Indagini preliminari per gli indagati, autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili, è finalizzata ad impedire il reiterarsi dell’attività criminale, attraverso ulteriori illeciti abbandoni di rifiuti e ad evitare l’alterazione delle fonti di prova attraverso la predisposizione di documentazione volta a dimostrare il preteso regolare smaltimento dei rifiuti.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva. È importante sottolineare infatti che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.


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