riceviamo e pubblichiamo
Le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale al Turismo Enzo Maraio, che presentano l’avanzamento dei PAD e le modifiche al PUAD come un successo dell’attuale Giunta, meritano una replica chiara e documentata.
Ritardo di 30 anni
Il Piano di Utilizzazione delle Aree Demaniali della Campania arriva con un ritardo di oltre trent’anni.
Per decenni le amministrazioni regionali di ogni colore politico hanno rinviato l’adozione di uno strumento di pianificazione che avrebbe dovuto ordinare il demanio marittimo, garantire certezza agli operatori e tutelare l’interesse pubblico. Presentare oggi come un risultato l’avvio tardivo di un processo che avrebbe dovuto essere concluso da una generazione appare quantomeno forzato.
Già nel 2010 si parlava di destagionalizzazione
Anche l’enfasi posta sull’apertura “destagionalizzata” degli stabilimenti balneari rischia di apparire fuorviante. Tale possibilità era già stata disciplinata dalla legge regionale n. 12 del 2010, che aveva introdotto strumenti per consentire l’utilizzo delle strutture oltre la tradizionale stagione estiva. Presentarla oggi come una novità significa trascurare un quadro normativo esistente da oltre quindici anni e non adeguatamente valorizzato nel tempo.
In vista delle scadenze stabilite dalla legge n. 166 del 2024, le due proroghe concesse nel 2025 e nel 2026 per consentire ai Comuni di redigere i PUAD non rappresentano una soluzione, ma un ulteriore elemento di incertezza.
Ogni prolungamento dei termini alimenta la precarietà giuridica e scoraggia gli investimenti in un comparto già messo a dura prova. La certezza del diritto è un presupposto indispensabile per qualsiasi attività economica: continuare a spostare in avanti le scadenze significa perpetuare un clima di instabilità che danneggia imprese, lavoratori e, in ultima analisi, anche la qualità dell’offerta turistica.
Problema non locale ma a causa della Bolkenstein
La sofferenza del settore balneare non nasce solo da questioni locali. Essa è il risultato di anni di gestione inadeguata, a livello nazionale, dell’applicazione della Direttiva Bolkestein. I governi che si sono succeduti non hanno saputo costruire un quadro normativo capace di coniugare le esigenze europee con le specificità del modello italiano di gestione del demanio marittimo.
Parallelamente, i rappresentanti italiani al Parlamento europeo non sono riusciti a far valere con sufficiente forza a Bruxelles la particolare posizione economica, giuridica e sociale del comparto balneare nazionale. Un sistema basato su imprese a conduzione familiare, su investimenti pluridecennali e su un radicamento territoriale che non può essere equiparato a quello di altri Stati costieri dell’Unione Europea.
Scaricare su Comuni e operatori conseguenze di ritardi
Pretendere oggi di risolvere in pochi mesi, con PAD frettolosi e proroghe successive, nodi strutturali accumulati in trent’anni significa scaricare sui Comuni e sugli operatori le conseguenze di ritardi e scelte mancate. Il settore balneare ha bisogno di regole chiare, tempi certi e un riconoscimento della sua specificità. Non di annunci che celebrano come conquiste ciò che avrebbe dovuto essere la normalità amministrativa da decenni.
Avv. Alfonso Mignone, Presidente Comitato per la difesa e la valorizzazione del demanio marittimo e del turismo costiero della città di Salerno
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