“L’agricoltura di precisione è un sistema in cui vengono messe insieme le migliori tecnologie, connesse tra loro: droni, sensori, robot che consentono, tra l’altro, di monitorare il terreno, programmare la distribuzione dell’acqua per irrigare e anche per fertilizzare i campi nel modo migliore”. Di agricoltura di precisione e di agricoltura smart farming o agricoltura intelligente, ha parlato l’ingegnere idraulico Nunzio Romano, Professore Ordinario di Protezione Idraulica del Territorio presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli ed esperto scientifico della Comunità Europea, nel corso della conviviale rotariana organizzata all’Hotel Mediterranea dal “Rotary Club Salerno Picentia” presieduto dal dottor Lucio Bojano. Il professor Romano ha spiegato che l’agricoltura di precisione è un sottoinsieme dell’agricoltura intelligente che è un approccio globale all’agricoltura che impiega una vasta gamma di tecnologie, non solo quelle digitali, con un’attenzione specifica al monitoraggio e all’ottimizzazione dei processi di produzione agricola:” L’agricoltura di precisione si concentra sull’ottimizzazione delle attività collegate alle colture” ha chiarito il professor Romano che ha anche spiegato cosa può fare l’Intelligenza Artificiale in agricoltura:” Attraverso immagini satellitari o foto da droni l’IA può valutare le nostre colture e capire se sono in buona salute oppure se, ad esempio, necessitano di acqua o fertilizzante. Basandosi sui dati raccolti l’IA può anche prevenire il meteo e le malattie delle piante”. L’ingegnere Romano ha spiegato che l’agricoltura utilizza gran parte dell’acqua dolce presente nel nostro pianeta:” È pari al 70% del totale. Il settore industriale utilizza circa il 19% dell’acqua dolce. È impiegata per la fabbricazione, la lavorazione, il lavaggio, il raffreddamento o il trasporto di un prodotto. I principali prodotti che utilizzano acqua sono gli alimenti, la carta e i prodotti chimici. Gli agglomerati urbani utilizzano circa l’11 % dell’acqua dolce. Questo numero potrebbe aumentare con l’aumento della popolazione mondiale”. Il professore ha spiegato anche la relazione fra uso di acqua e consumo di acqua:” L’impronta idrica corrisponde al volume totale di acqua utilizzata per produrre un bene/servizio di un ecosistema o per produrre un alimento: la produzione di 1kg. di carne di manzo, ad esempio, richiede 15mila litri di acqua. Per produrre una tazzina di caffè ci vogliono circa 140 litri di acqua”. Il professor Romano dopo aver raccontato della situazione della Piana del Sele verso la fine del 1700, ha spiegato quelli che furono i cambiamenti che portarono alla bonifica del territorio pestano, che era una zona malarica, e spiegato che attualmente i Consorzi in Destra e in Sinistra del fiume Sele sono all’avanguardia per l’utilizzo delle nuove tecnologie applicate al miglioramento dei prodotti agroalimentari. L’ingegnere Romano ha spiegato che l’acqua ha colori diversi:” L’acqua dolce proveniente da fiumi, laghi e falde, che viene utilizzata per l’irrigazione, è blu; quella proveniente dalla pioggia è verde: diventa però grigia a causa dell’utilizzo di fertilizzanti in agricoltura”. Il professor Romano è il responsabile del primo Osservatorio Agro Ambientale in Italia che è installato nel bacino dell’“Alento” dove c’è la diga:” Attraverso dei sensori innovativi c’è un monitoraggio continuo del territorio e di tutte le variabili, non solo di quelle agronomiche”. Romano ha ricordato che l’Ateneo Federico II di Napoli gestisce l’importante progetto “Agritech” che mira a una serie di attività connesse a un miglioramento del comparto agroalimentare:” Grazie a questo progetto abbiamo anche acquistato dei robot e delle macchine intelligenti che possono svolgere molti compiti al posto degli agricoltori: possono piantare, irrigare e raccogliere; riducendo i costi di produzione, migliorando la qualità dei prodotti. L’IA rende l’agricoltura più precisa, efficiente e sostenibile”. Il professor Romano ha parlato anche dei crediti di carbonio in agricoltura:” La lotta al cambiamento climatico e la transizione verso sistemi agricoli più sostenibili passano anche attraverso strumenti innovativi come i crediti di carbonio. Per le aziende agricole questa opportunità non è solo ambientale, ma anche economica: adottando pratiche virtuose e monitorandole con precisione è possibile generare crediti vendibili sul mercato, così da creare una nuova fonte di reddito”. Il professor Romano ha spiegato che l’utilizzo delle nuove tecnologie richiede competenze specializzate e che quindi sarà necessario creare nuovi posti di lavoro soprattutto per molti giovani che avranno l’opportunità di lavorare nei propri territori senza dover necessariamente cercare opportunità all’estero”.
Aniello Palumbo


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