“Oggi il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli non si è dimesso: è stato, di fatto, ‘dimesso’ da Vincenzo De Luca, che non ha mai smesso di considerarsi il vero primo cittadino di Salerno, neppure durante i dieci anni alla guida della Regione Campania.
Quanto accaduto a Palazzo di Città rappresenta una vicenda politicamente grave e imbarazzante, che testimonia una gestione del potere personalistica, opaca e lontana dalle regole di una sana democrazia. I salernitani meritano rispetto, trasparenza e istituzioni autonome, non decisioni calate dall’alto come se la città fosse un feudo. Come Lega lavoreremo per restituire dignità alle istituzioni locali e dare finalmente voce a quei cittadini che chiedono con forza di voltare pagina”.
Così il deputato e coordinatore della Lega in Campania Gianpiero Zinzi, nel corso dell’assemblea programmatica del partito a Salerno.
«Si gioca con le istituzioni come se fossero il salotto di casa». È un attacco durissimo quello del senatore di Fratelli d’Italia Antonio Iannone, commissario regionale del partito in Campania, dopo le dimissioni del sindaco di Salerno Enzo Napoli.
Secondo Iannone, la scelta del primo cittadino sarebbe legata esclusivamente a strategie politiche: «Napoli si dimette perché Vincenzo De Luca è rimasto senza poltrona e deve ricandidarsi a qualcosa per non stare disoccupato. Siamo alla gravità estrema e senza precedenti».
Il parlamentare sottolinea inoltre le ricadute istituzionali della decisione, ricordando che Napoli era stato nominato solo recentemente anche presidente della Provincia di Salerno: «Secondo la legge Delrio – afferma – ora si dovrà procedere all’elezione di un nuovo presidente entro 90 giorni».
Da qui l’appello al Partito democratico nazionale: «Cosa dice il Pd di fronte a questo modo scandaloso di interpretare le istituzioni da parte dei propri uomini? Si interrompono anticipatamente mandati solo per calcolo politico, in totale disprezzo dei cittadini e delle norme».
Per Iannone, mancano inoltre spiegazioni credibili alla base delle dimissioni: «Non c’è alcuna motivazione decente fornita dal sindaco Napoli. Siamo tornati – conclude – ai tempi di Celestino V e Bonifacio VIII».
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