“I Dolci della Cucina Napoletana” raccontati dal professor Enrico Volpe alla “50&Piu’” nel libro edito da “Cuzzolin Editore”, scritto insieme al dottor Pasquale Alfieri.

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La sfogliatella, il babà, la pastiera non sono solo dei dolci, ma sono vere e proprie carezze, abbracci per l’anima; sono “poesie di zucchero”; sono le emozioni che proviamo quando li gustiamo; sono i sapori e gli odori della nostra infanzia; sono le nostre radici, la nostra memoria.  A ricordare e a raccontare i dolci simbolo della cucina napoletana nel libro “I Dolci della Cucina Napoletana”, edito da “Cuzzolin Editore”, è stato il professor Enrico Volpe,  autore del testo scritto insieme al dottor Pasquale Alfieri, nell’incontro organizzato nella “Sala Bottiglieri” della Provincia di Salerno dalle associazioni salernitane:”50&Più”, presieduta dal professor Giulio Rocco Castello,  e “Parco Storico Sichelgaita”, presieduta dalla professoressa Clotilde Baccari Cioffi, con la fattiva collaborazione della Vicepresidente della 50&Più Rosa Volpe Zega e con il patrocinio della Provincia di Salerno nella persona del Presidente Facente Funzioni Giovanni Guzzo che ha espresso il suo apprezzamento per il tema trattato nel libro:” Il cibo è identità, appartenenza, tradizione,  cultura. Questo libro rappresenta una vetrina per la nostra cultura e un momento di identità per il nostro territorio e per quello napoletano”.  E’ intervenuta la “Pastry Chef” salernitana Ilaria Castellaneta, Campionessa del Mondo di Pasticceria femminile, titolo vinto nel 2023 nella prestigiosa  competizione biennale che si svolge al Sigep di Rimini noto come “The Pastry Queen. Ilaria Castellaneta, che possiamo definire l’ambasciatrice dei sapori dolciari campani nel mondo, ha raccontato le emozioni vissute nel momento della premiazione che è stato ricordato nel video realizzato dal dottore informatico Massimo Zega. La “Pastry Chef” di Giovi, prepara pasticceria da ristorazione, non lavora quindi all’interno di una pasticceria ma nelle cucine dei ristoranti più importanti stellati in Italia e nel mondo, dove prepara dessert al piatto: una creazione di pasticceria raffinata, concepita per essere assemblata e servita direttamente su un piatto, nel contesto della ristorazione gourmet. Ilaria,  che è tra i  cinquecento chef italiani scelti  dal Governo  per  rappresentare e diffondere la cucina italiana che è stata iscritta  nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, ha raccontato che  reinventa nuovi dolci rimanendo ancorata alle proprie radici prediligendo i sapori della propria terra come quello del limone:” E’ importante anche la forma dei dolci che realizzo che sono moderni, contemporanei, ma che rispettano la tradizione perché senza tradizione non può esserci innovazione che è un’evoluzione della tradizione che va preservata”. Il professor Enrico Volpe, Specialista in Malattie Nervose e Mentali, Professore Aggregato in congedo del Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina preventiva dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli; autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche ed anche di testi sui costumi e le tradizioni della città di Napoli, ha raccontato la storia , gli aneddoti, la preparazione di alcuni dolci della cucina napoletana come il babbà, la pastiera, il Ministeriale”, creato dall’antica pasticceria Scaturchio, o il “Roccobabbà” creato dal pasticciere Emilio Goglia, di Casal di Principe, dedicato allo stilista Rocco Barocco. Il professor Volpe ha spiegato le motivazioni che hanno spinto gli autori a scrivere il libro che è stato recensito con entusiasmo anche dal divulgatore della cultura partenopea in tv, sui social e a teatro Amedeo Colella. Il professor Volpe ha spiegato che i dolci sono un simbolo della cucina napoletana:” La pasticceria a Napoli è anche un’arte, una vocazione, una parte importantissima della storia e della tradizione partenopea. L’arte dolciaria napoletana annovera illustri pasticcieri come i fratelli Scaturchio, Pasquale Pintauro, Vincenzo Anastasio e la figlia Azzurra alla Ferrovia, Vincenzo Apuzzo e Mariano Vacca, fondatori del “Gran Caffè Gambrinus” che prende il nome dal leggendario re delle Fiandre, diffusore della birra”. Il professor Volpe ha ricordato che le svariate invenzioni dolciarie hanno coinvolto soprattutto i conventi:” Ad esempio quello di Conca dei Marini dove sarebbe nata la sfogliatella Santarosa, grazie ad una suora addetta alla cucina, o quello di Donna Regina a Napoli e tanti altri”.  Il professore napoletano, originario di Marsiconuovo, ha spiegato che alcuni dolci preesistenti sono stati trasformati dall’estro gastronomico napoletano che nel tempo ha consentito loro di assumere una chiara connotazione squisitamente partenopea per poi divenire un’appartenenza iconica della città di Napoli:” Questo è accaduto con il babà che nasce in Polonia e che in seguito alle modifiche apportate dai pasticcieri napoletani sulla forma e sulla preparazione, è diventato, insieme alla pastiera, il dolce simbolo della città”.  Ad impreziosire la serata è stato il duo “Nick e Company” che con la straordinaria voce di Anna Bassano e con il virtuosistico accompagnamento di Nicola Polisciano, alla fisarmonica, hanno eseguito alcuni brani del repertorio classico napoletano.                     Aniello Palumbo


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