La Procura generale di Salerno ha chiesto una condanna a due anni di reclusione per Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito democratico in Campania, figlio dell’ex presidente della Regione Vincenzo De Luca.
La richiesta è stata formulata nel corso dell’udienza del 26 gennaio davanti alla Corte d’Appello di Salerno, nell’ambito del processo di secondo grado sul fallimento della società di consulenza immobiliare Ifil, guidata dall’imprenditore Mario Del Mese.
In primo grado, De Luca era stato assolto dall’accusa di concorso in bancarotta, nonostante già allora la Procura avesse sollecitato una condanna a due anni.
Il parlamentare, difeso dall’avvocato Andrea Castaldo, ha sempre respinto ogni addebito.
Secondo l’impianto accusatorio, il nome di De Luca sarebbe emerso in relazione ad alcuni voli verso il Lussemburgo, ritenuti dagli inquirenti possibili distrazioni di fondi per circa 14 mila euro.
Le somme, tra il 2009 e il 2011, sarebbero state utilizzate da Del Mese per coprire viaggi di lavoro all’estero dell’attuale esponente dem, che in quegli anni era impiegato proprio nel Granducato, prima dell’ingresso in Parlamento.
La Procura collega tali spese al dissesto della società Ifil, coinvolta in operazioni di grande rilievo urbanistico come il progetto del Crescent in piazza della Libertà e la mancata riconversione dell’ex Pastificio Amato.
La Corte d’Appello dovrà ora valutare se confermare l’assoluzione o accogliere la richiesta della Procura generale. La vicenda giudiziaria, che si trascina da anni, rappresenta uno dei capitoli più complessi legati al fallimento di Ifil e al ruolo dei diversi soggetti coinvolti.
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