“Verso il 25 Aprile. Salerno 1943: lo Sbarco e le stragi nazifasciste in Campania” raccontate a” La Congrega Letteraria “di Vietri Sul Mare.

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“Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, quasi 81 anni fa, entra nel vivo l’Operazione Avalanche, lo sbarco militare più imponente, per numero di uomini e mezzi impiegati, mai avvenuto fino ad allora, destinato a essere superato solo nel giugno successivo da quello in Normandia. I circa 100.000 militari impegnati inizialmente dagli Alleati compongono la Quinta Armata anglo-americana, posta sotto il comando del Generale statunitense Mark Clark e formata dal 10° Corpo d’Armata britannico e dal 6° Corpo d’Armata statunitense. I mezzi navali superano le 600 unità, tra corazzate, portaerei, incrociatori, mercantili. I salernitani che la mattina del 9 rivolgono lo sguardo verso il golfo riferiranno che erano talmente tante le navi apparse fin dall’alba da non poter più intravedere l’orizzonte”. A ricordare le fasi dello sbarco del 1943 a Salerno è stato il Professor Alfonso Conte, Docente di Storia Contemporanea all’Università di Salerno e Presidente della “Società Salernitana di Storia Patria” in occasione dell’incontro “Verso il 25 Aprile. Salerno 1943: lo Sbarco e le stragi nazifasciste in Campania” organizzato presso l’Aula Consiliare del Comune di Vietri Sul Mare dall’ associazione culturale “La Congrega Letteraria “di Vietri Sul Mare, diretta artisticamente dal professor Antonio Gazia e da Alfonso Vincenzo Mauro, con il patrocinio del Comune di Vietri Sul Mare nella persona del Sindaco Giovanni De Simone che ha lodato l’iniziativa e annunciato che in occasione delle celebrazioni  programmate per il 25 aprile sarà inaugurato un pannello commemorativo  in ceramica che sarà installato all’ingresso del Palazzo di Città”:” Per rinnovare il ricordo di questa storica data,  dedicata al valore dei partigiani di ogni fronte”.

Il professor Conte ha anche ricordato che nella prima metà del 1944 vi fu il trasferimento forzato della sede del Governo a Salerno:” Non ci fu mai un decreto che trasferì a Salerno la Capitale d’Italia: fu un’emergenza bellica che indusse il Re Vittorio Emanuele a lasciare Roma in modo quasi da “clandestino” per non cadere prigioniero dei tedeschi. A Salerno il Governo svolse le sue funzioni fino all’estate di quell’anno, fino alla liberazione di Roma. A svolgere un ruolo di primo piano in quelle difficili circostanze fu Raffaele Guariglia, diplomatico fin dal 1919, molto vicino alla Casa Reale, di famiglia originaria di Raito, che nel nuovo Governo Badoglio fu nominato Ministro degli Esteri in una fase in cui l’Italia era impegnata ad aprire le trattative con gli angloamericani e preparare la firma dell’armistizio sottoscritto il 3 settembre del 1943”.  Il professor Conte ha anche raccontato che la guerra a Salerno iniziò il 21 giugno del 1943:” Quando i primi massicci bombardamenti aerei colpiscono per la prima volta i due centri urbani, da allora e fino alla conclusione dell’operazione al centro dell’attenzione degli Alleati perché snodi fondamentali. Da parecchi giorni un piccolo aereo inglese sorvolava periodicamente la linea ferroviaria della città capoluogo, senza che la contraerea intervenisse e senza procurare danni. Effettuava voli di ricognizione, probabilmente scattando foto e riportando coordinate per successivi attacchi aerei, ma la maggior parte dei salernitani aveva ipotizzato le più strane teorie in relazione ad una presenza che appariva strana e misteriosa. Quasi a esorcizzarla, avevano iniziato a denominare l’aereo “Ciccillo o’ ferroviere”, secondo la testimonianza di un salernitano del tempo pubblicata da Giuseppe Nappo e Giovanni Terranova, traducendo in napoletano maccheronico “Churchill” con “Ciccillo”. La sera del 20 giugno, tuttavia, il ricognitore inglese non si era limitato a sorvolare, ma aveva sganciato anche un ordigno che aveva provocato un morto e quattro feriti. Quasi un avvertimento di quello che sarebbe avvenuto l’indomani, che tuttavia i salernitani non erano riusciti a interpretare. Anche perché quel giorno c’era aria di festa, era San Luigi, e in tanti avevano colto l’occasione per trascorrere la giornata alla spiaggia dell’Acqua del fico, consueto ritrovo balneare dei salernitani del tempo, dagli anni settata cancellata dalla banchina del porto. Sta di fatto che quando alle 13,30 appare improvvisamente un nutrito stormo di aerei, l’allarme risuonato poco prima non distoglie la gran parte dei salernitani dalle ordinarie occupazioni e, quando le prime bombe iniziano a essere lanciate, si comprende come i mezzi di difesa aerea siano pressoché inesistenti. Il bombardamento si concentra tra la stazione ferroviaria e il quartiere orientale di Pastena per la presenza di due caserme e di uno stabilimento di materiale bellico, ma alcuni ordigni cadono anche in prossimità della cattedrale. Pressoché intatto è il porto e l’abitato retrostante, ma anche in tale occasione la precisione dei bombardamenti, sbandierata soprattutto dagli statunitensi, si rivela una pura intenzione, poiché numerosi sono gli edifici civili danneggiati e troppe sono le vittime tra la popolazione inerme, dai bambini agli anziani. Come in precedenza la convinzione di non essere coinvolti dalla guerra aveva contagiato un po’ tutti, così dopo il bombardamento di San Luigi, com’è rimasto impresso nella memoria collettiva dei salernitani, si diffonde il panico e in tanti si persuadono a cercare scampo lontano dalla città. Inizia lo “sfollamento”, l’abbandono in massa della città verso località di campagna, verso paesi dell’entroterra che si ritengono più sicuri. Chi ancora è incerto, si convince durante la notte, quando un ulteriore bombardamento semina altre distruzioni e morti”.  Il professor Conte ha spiegato che l’Operazione Avalanche è stata anche un banco di prova dell’operazione Overlord, lo sbarco in Normandia del giugno 1944, superiore in termini organizzativi complessivi:”  A Salerno sono state testate non solo le procedure operative, ma anche l’efficacia di alcuni mezzi particolari, come ad esempio il DD Sherman, versione anfibia di uno dei più celebri carri armati del secondo conflitto mondiale, un relitto dei quali è stato rinvenuto alcuni anni fa sui fondali del Golfo di Salerno, a largo di Agropoli”. Il Dottor Ubaldo Baldi Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) Comitato di Salerno ha raccontato delle prime manifestazioni di resistenza a Salerno del Settembre del 1943, dei rastrellamenti e delle stragi nazifasciste in Italia:” L’inizio della strategia stragista dell’esercito tedesco in ritirata interessò anche il territorio tra Salerno, Caserta e Napoli. I tedeschi lasciarono dietro di loro “terra bruciata”. Tra l’ottobre e il dicembre del 1943 sono stati documentati 500 episodi di stragi con oltre 1400 caduti: stragi che sono rimaste nelle pieghe della storia”. Il dottor Baldi ha raccontato che i partigiani locali difesero, insieme agli alleati, il nostro territorio e presentato le schede autobiografiche di alcuni partigiani vietresi conservate nell’archivio storico dell’ANPI di Salerno:” Questi partigiani furono protagonisti della costruzione dell’Italia repubblicana e democratica: gente comune che diede un contributo alla lotta partigiana spesso con la propria vita. Ricordiamo   Attilio Piccinini, panettiere vietrese antifascista, che venne confinato in Calabria   insieme ad altri antifascisti salernitani come i fratelli Naddeo, che erano dei falegnami, a Domenico Caracciolo e Giuseppe Gioia. Altri vietresi furono Oliviero Osculati, Ciro Raimondi e Raffaele Raimondi, riconosciuto patriota (presenti i figli Rosa Anna e Pasquale); i partigiani Sabato Filoselli, Antonio Avallone, Carmine Santucci, riconosciuto partigiano combattente.  Baldi ha ricordato anche i caduti vietresi in guerra:” Giuseppe Caputo; l’eroe Vincenzo Pinto che ha ricevuto la Medaglia d’Argento al Valor Militare, e Antonio Torre”.  Il Presidente Baldi ha ricordato anche Il partigiano Sergio Baroncini di Salerno che combatteva con l’Esercito di Liberazione Italiano e il partigiano Adolfo Bella di Positano:” Il numero dei partigiani o patrioti salernitani censiti, sono oltre settecento in tutta la provincia di Salerno Siamo riusciti a documentare circa 190 caduti salernitani: le loro schede sono custodite presso l’archivio dell’ANPI di Salerno”. Il professor Giampiero Della Monica, docente di lettere, appassionato di storia e componente dell’associazione “Transboneia 2000”, ha raccontato ciò che è stato fatto negli anni per ricordare la famosa e cruenta battaglia di Dragonea, durante lo sbarco del 43 quando le truppe tedesche si trasferirono da Vietri a Cava. “A Dragonea gli angloamericani cercarono di aggirare i tedeschi e prenderli alle spalle per superare lo sbarramento da loro creato. I tedeschi difesero questo sbarramento e ci fu una violenta battaglia che abbiamo ricordato con tanti eventi a partire dal 1993 con Don Eugenio Gargiulo, parroco di Dragonea, e con Don Attilio Della Porta che raccontarono i danni subiti della chiesa parrocchiale. Nel 2013 in occasione dei 70 anni dallo sbarco organizzai delle interviste alle persone anziane, compreso mio padre, che mi raccontarono ciò che avevano vissuto in quel periodo. Tanti altri sono stati gli eventi che abbiamo organizzato come anche quello del 2023 che vide protagonista di un incontro il professore tedesco   Lutz Klinkhammer, Vicedirettore dell’Istituto Storico Germanico di Roma”.  Lo storico vietrese Aniello Tesauro ha ricordato le tante iniziative di rievocazione storica organizzate negli anni sul territorio vietrese e raccontato che:” Durante il biennio dell’occupazione tedesca del nostro Paese, sono stati stimati più di 150mila morti militari occupanti; nella Battaglia di Salerno sono stati censiti 1935 militari tedeschi caduti”. Tesauro, ha anche ricordato l’opera della signora cavese “Mamma Lucia” (Maria Lucia Pisapia), coniugata Apicella, giunta ormai alle soglie dei sessant’anni, che gestiva con il marito una piccola rivendita di frutta.:” Da novella Antigone, disinteressatamente, spinta da un puro sentimento materno, dissotterrò i resti di soldati tedeschi ricomponendoli per un minimo di degna collocazione perché , lei diceva, quei giovani morti lontani da casa e dagli affetti familiari meritavano almeno una degna sepoltura. A Cava, ad iniziativa del Comitato Figli di Mamma Lucia è stato allestito un museo che raccoglie preziose testimonianze della sua opera e dei suoi riconoscimenti. Mamma Lucia, nel 1951 fu ricevuta in udienza privata in Vaticano da Papa Pio XII e anche da Papa Giovanni XXIII nel 1962. Nello stesso 1951 fu invitata in Germania, dove la stampa le dedicò articoli che suscitarono grandi apprezzamenti nei suoi confronti e dove incontrò alcuni familiari dei soldati di cui aveva consentito il ritrovamento dei corpi; è stata inoltre insignita della Gran Croce dell’Ordine al merito dal Presidente della Repubblica tedesca, Theodor Heuss, il quale le consegnò personalmente l’onorificenza nel corso di una cerimonia pubblica. Nel 1959 le venne conferita anche la Commenda della Repubblica italiana. Intanto, continuò la sua opera e furono infine oltre cinquecento i cadaveri rinvenuti, non solo tedeschi, ai quali assicurò sepoltura a prescindere dalla nazionalità, in nome di sentimenti di pietà e solidarietà vissuti autenticamente ed estranei a qualsiasi valutazione di carattere politico o di interesse personale”.   Aniello Tesauro ha anche ricordato che tra le persone vietresi decedute durante la Seconda Guerra Mondiale ci fu anche Stanislao Di Stasi che fu internato in Germania. Durante la serata sono stati consegnati dai Direttori artistici de “La Congrega Letteraria”, Antonio Gazia e Alfonso Vincenzo Mauro e dal Sindaco Giovanni De Simone degli attestati di merito agli alunni dell’Istituto Della Corte – Vanvitelli, diretta dalla Dirigente Scolastica Franca Masi, che con la professoressa di Lettere Filomena Iannella, hanno seguito con interesse e coinvolgimento gli eventi dell’associazione culturale vietrese. Gli alunni sono: Giorgio Maria Apicella, Pasquale Avella, Luigi Cosimato, Luigi Alfonso Di Lieto, Crescenzo Montillo, Giovanni Napoli, Emanuele Senatore e Biagio Siani. (Foto di Alfonso Vincenzo Mauro e Massimo Pinto).

Aniello Palumbo