Un mondo all’insegna della velocità: l’uomo ha smesso di pensare?

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velocità nel mondo

Un mondo dominato dalla velocità: la sconfitta del pensiero. Analizzare, contestualizzare, interpretare, riflettere: azioni cardini della storia dell’uomo, oggi suscitano sentimenti tutt’altro che positivi, come fossero sinonimi di “perdere tempo”.

Velocità patologica in un mondo che non aspetta

“Live fast, die young” cantavano gli Hollywood Undead nel 2018, sottolineando quello che è ormai il leitmotiv del mondo occidentale: vivere restando schiavi della velocità. Pensateci: quand’è stata l’ultima volta che vi siete soffermati su qualcosa di relativamente inutile per più di 30 secondi? Probabilmente non lo ricordate neanche. Ma è davvero colpa nostra? Questa frenesia incontrollata che domina le nostre azioni e i nostri pensieri, è davvero frutto della nostra volontà? Probabilmente… nì. Da un lato siamo indubbiamente ”costretti” a correre per star dietro a tutti i nostri impegni quotidiani. Dall’altro va riconosciuto che, spesso, attribuiamo ad essi troppa importanza. Non siamo tenuti ad essere macchine il cui compito è solo e soltanto produrre. Non siamo nati per essere macchine.

L’uomo e la macchina

«Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» così recitava il sommo Poeta; se provassimo a contestualizzare la parola ‘bruti’, non verrebbe naturale sostituirla con ‘macchine’? In questo modo, ci si presenta una visione più chiara dell’attitudine contemporanea. L’essere umano ha smesso di ricercare la bellezza (intesa come pensiero puro e slegato da qualsivoglia fine materiale) pur di essere funzionale; ha scelto di sacrificare la classica ‘canoscenza’ in favore del profitto. In poco più di due secoli è passato dall’esser padrone incontrastato della macchina -e quindi della produzione- ad esserne una patetica imitazione, strumento vivente di un padrone ignoto. La stessa ‘canoscenza’ è ridotta ad un mezzo al servizio della produzione, abbandonato il ruolo di ‘maestra dell’animo’.

Illustri esempi letterari

All’uomo contemporaneo non interessa seguire lesempio di Icaro e volare via dal labirinto di Creta per trovare la libertà; vuole piuttosto emulare le gesta di Dedalo, costruire le ali di cera e lucrare sul progetto delle stesse, aggiornandone costantemente il nome ed il design. Si è tristemente persa la voglia di spezzare le catene Platoniche. Vi sarà mai un’inversione di rotta? Torneremo mai a pensare, riflettere, senza doverci preoccupare dell’utilità in chiave produttiva di un determinato argomento?

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