Dalla più antica pergamena dell’VIII secolo, custodita presso l’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, prende inizio la nuova proposta culturale, curata da Vittoria Bonani, intitolata”VERGINI PER L’EREDITÀ”. La storia esemplare di Cuntruda, longobarda de Nuceria, che si svolgerà il 26 marzo, ore 16.30, presso l’Archivio di Stato di Salerno (Largo Abate Conforti, n.7). L’iniziativa è promossa da Paola Nigro, presidente dall’Associazione Adorea, in collaborazione con le più importanti Associazioni Salernitane, interessate alle tematiche femminili, come la FIDAPA (presidente Roberta D’Amato), l’Associazione Lucana “G. Fortunato” (presidente Dina Oliva), l’Archivio di Stato (Direttore Salvatore Amato), la Società Dante Alighieri (presidente Pina Basile) e lo Yachting Club (presidente Diana De Bartolomeis). Le relazioni della Giornata di studi mirano ad esaminare e ad approfondire tematiche che ruotano tutte attorno alla donna, al problematico binomio castità-verginità e alla differenza di genere che si è tradotta in una loro inferiorità, seguita subito dopo da inevitabili, pesanti e spaventose discriminazioni: si parte dal tema mitico del paradosso della castità di Elena, toccando poi il tema storico della verginità della longobarda Contruda, fino ad arrivare ad un fatto di cronaca, lo stupro di Franca Viola, avvenuto nel 1965. La professoressa Anna Rotunno parlerà della spartana Elena, incarnazione dell’eros, che da indisponente, aggressiva, spregiudicata nell’uso della parola e del corpo, diventerà, nella tragedia di Euripide del 412 a.C., una donna dimessa, vestita di poveri abiti, rifugiata nello spazio inviolabile della tomba di Proteo in Egitto e rimasta casta per merito della dea Era, che aveva consegnato a Paride un fantasma con le sue fattezze. Alla Elena troppo bella, troppo complessa e ambigua da gestire, il maschio ateniese aveva preferito la tranquillità degli affetti di una moglie-madre, dotata di riserbo, moderazione, serenità. Altro argomento, trattato dalla professoressa Amalia Galdi, riguarderà la legislazione emessa dai re Longobardi nel VII e VIII secolo in Italia, che ha determinato la peggiore condizione femminile di tutto l’occidente, in quanto ritenuta il prodotto di una società germanica, secondo la quale il legame matrimoniale era inteso, prima di tutto, come acquisto, possesso di una donna. Contruda, sul finire del sec. VIII, riuscirà, esibendo però una prova della sua illibatezza il giorno successivo alle nozze, ad ottenere il morgengabe, un dono pari al quarto dei beni, concesso dallo sposo come praetium virginitatis. Dell’antica pergamena, la cui trascrizione è riportata nel Codex Diplomaticus Cavensis e nelle Chartae Latinae Antiquiores, parlerà Giuliana Capriolo. La relatrice, insieme ai caratteri estrinseci del documento, cercherà di fornire anche quelli di base relativi al testo. Nicolò Quagliata si soffermerà su un altro tema, quello dello stupro di Franca Viola, avvenuto nel 1965. La giovane donna aveva appena 17 anni quando venne rapita ad Alcamo, in Sicilia, e abusata dall’ex fidanzato Filippo Melodia, appartenente ad una famiglia di mafiosi. Franca, per sottrarsi alla sottomissione, tra lo stupore generale della cronaca, rifiutò il matrimonio riparatore, rompendo l’iniqua usanza che imponeva alle donne di sposare il proprio stupratore per “salvare l’onore”. Da questo suo eclatante gesto seguì lo scardinamento dell’art. 544 del codice penale, che automaticamente estingueva il reato di stupro, qualora la vittima avesse sposato il carnefice, ed ebbe inizio una profonda riforma del diritto di famiglia che portò al capovolgimento culturale e giuridico della violenza sessuale, intesa finalmente come reato contro la persona e non più soltanto contro la morale (1996). Queste le sue parole, pronunciate con molto slancio e calore: “Io non sono proprietà di nessuno e nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto. L’onore lo perde chi compie queste cose e non chi le subisce!”. Da quel momento la giovane con il suo rifiuto è diventata simbolo di dignità, di libertà di scelta e di emancipazione femminile. A conclusione della serata, saranno rappresentate alcune scene dell’Elena di Euripide interpretate da Ludovica Pecoraro Scanio e Giuseppe Maisto dell’Officina del Dramma Antico. L’iniziativa non pretende di delineare la storia della differenza di genere, proponendosi invece di illuminare alcuni momenti che ancora pesano sulla vita della donna, vista ancora, per molti aspetti, in ruoli passivi e di sottomissione, incapace di rivendicare il piacere e il desiderio, oltre che di esporre le proprie ragioni.
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