Il centenario della nascita del poeta Rocco Scotellaro celebrato al “Parco Storico Sichelgaita” con la preside Lia Persiano e con i suoni e le danze dell’associazione “Ballando per le strade”.

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“Io sono un filo d’erba, un filo d’erba che trema. E la mia Patria è dove l’erba trema”. Sono i versi della poesia “La mia bella Patria” di Rocco Scotellaro, recitata con grande coinvolgimento emotivo da  Italia  Falivene  che poi ha danzato al suono di una tammorra con cembali, suonata da Maria Acconciagioco, insieme a Gianluca Scafuri, Alessandra Torre, Lorella Vicinanza e Sara Cignarelli  del gruppo musicale dell’associazione  “Ballando per le strade”  presieduta da Simona Totaro che ha cantato il brano “La Fronna” con il quale si è dato avvio alla celebrazione del centenario della nascita dello scrittore e poeta lucano Rocco Scotellaro, organizzata dalle associazioni “Parco Storico Sichelgaita”, e “Hortus Magnus”, presiedute entrambe  dalla professoressa Clotilde Baccar Cioffi che ha organizzato una serata di grande interesse culturale nella grande sala della Pinacoteca Provinciale di Salerno.  A ricordare Rocco Scotellaro, il poeta contadino, il poeta sindacalista, nato a Tricarico, in provincia di Matera, il 19 aprile del 1923, è stata la professoressa Lia Persiano, già docente di Italiano e Latino nei licei salernitani, Dirigente Scolastico in vari Istituti Superiori d’Istruzione Classica e Assistente in Filologia Romanza e Cultore di Pedagogia presso l’Università di Salerno. Ad introdurre la sua relazione è stata la professoressa Baccari Cioffi che ha ricordato il fervore politico di Rocco Scotellaro:” Ha voluto coniugare l’impegno politico con i sentimenti familiari, l’amore per la propria terra, l’emancipazione culturale e l’armonia tra l’uomo e la natura”.

La Preside Persiano ha raccontato che Scotellaro fu Sindaco di Tricarico, il suo paese natale, a soli 23 anni:” Eletto nel 1946, fu il più giovane Sindaco d’Italia: venne ingiustamente arrestato e morì a soli 30 anni, il 15 dicembre del 1953. Gli mancavano sei esami per laurearsi in Giurisprudenza: lo aveva promesso alla madre Francesca Armento, sarta casalinga che scriveva lettere per gli emigranti, ma non fece in tempo”. La Preside Lia Persiano ha ricordato i due libri scritti da Rocco Scotellaro e pubblicati, incompiuti, dopo la sua morte:” L’uva puttanella”: la sua autobiografia, scritta durante il suo periodo di prigionia a Matera, che durò quaranta giorni, nel quale parla della “Buia Lucania” e “Contadini del Sud” del 1954”. La professoressa salernitana ha ricordato il contesto culturale in cui visse Rocco Scotellaro, i problemi del Sud, del Meridione, all’epoca di Scotellaro, che ancora oggi viviamo, e le liriche scritte da Scotellaro dedicate al mondo dei contadini:” Li chiamava “I poveri savi” perché sono saggi, hanno conosciuto la vita.  Scotellaro costituì anche le prime cooperative per gli agricoltori che vivevano in miseria in una terra “raposa” arida, argillosa che lui amava profondamente”. La professoressa Persiano ha ricordato che Scotellaro, da Sindaco, costruì a Tricarico il terzo ospedale della Lucania:” All’epoca non si sapeva di che si moriva e la mortalità infantile era molto alta.  Si dava la colpa al malocchio, si pensava che dipendesse da una sorta di magia.”  La Persiano ha spiegato che Scotellaro come Manzoni non si può riassumere:” Nel momento in cui lo riassumi ne alteri la lingua e ne perdi il fascino” e raccontato che   Scotellaro scriveva già a tre anni:” Il padre Vincanzo, che morì giovane, era un calzolaio e per farlo andare a scuola si trasferì con tutta la famiglia a Sicignano degli Alburni dove Scotellaro frequentò le scuole elementari”.  La Preside ha ricordato che Scotellaro era molto amico di Carlo Levi:” Avevano la stessa mentalità. Scotellaro lo ha conosciuto bene: la sua Lucania ha ispirato anche Levi, la lingua lucana ha dato una certa cadenza al suo “Cristo si è fermato a Eboli” perché quella lingua è la misura di tutto un paesaggio, degli uomini e delle cose di quella regione. Carlo Levi diceva che Scotellaro aveva capito la sua terra e che non bisogna calare dall’alto il discorso sul Sud, ma deve nascere dall’interno del Sud, da chi lo ama e non lo giudica, né lo condanna, ma vuole sollevarlo”. Secondo la preside Persiano Scotellaro aveva una marcia in più rispetto agli altri:” Per lui contava la comunità, che gli dava il senso della politica e il senso della poesia: poesia che ti dà la voce, la parola, la libertà”. La Persiano ha anche spiegato il significato del termine “uva puttanella”:” Si chiamava così perché aveva gli acini neri, piccoli, che spesso non arrivavano a maturazione e quindi era acerba, amara, come amara era la vita quotidiana della gente lucana”. A conclusione della serata sono state lette altre poesie di Rocco Scotellaro: “La processione”, “Lucania”, “Passaggio alla città”, “Sempre nuova è l’alba” che hanno ispirato delle “scene danzanti” eseguite dai componenti del gruppo “Ballando per le strade” che hanno danzato su musiche popolari del Sud Italia, coinvolgendo il numeroso pubblico.  Suggestiva la scena che ha visto Simona Totaro recitare la poesia “Passaggio alla città” mentre il giovane Gianluca Scafuri, aprendo la sua valigia di cartone, un po’ triste, estraeva gli abiti per cambiarsi e trasformarsi da contadino di campagna a uomo di città. A sottolineare la scena un sottofondo musicale antico che come ha spiegato Simona Totaro è frutto di profonde ricerche: “Siamo di Salerno e abbiamo da sempre la passione per la ricerca dei nostri suoni antichi che sono nella nostra pancia, nel nostro ventre: li avevano i nostri nonni e bisnonni. A questi suoni bisogna dare il giusto valore: i valori del mondo contadino rappresentano le nostre radici”.

Aniello Palumbo