“BISOGNA VACCINARSI PERCHE’ UNA POPOLAZIONE NON VACCINATA E’ UNA POPOLAZIONE A RISCHIO”. IL DOTTOR FRANCESCO VAIRO AL CLUB ROTARY SALERNO EST

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Anche in Italia è arrivata la chikungunya che in lingua swahili significa “piegarsi sulle gambe”, una malattia virale, nata in Africa, caratterizzata da febbre acuta, trasmessa dalla zanzara tigre. “La prima importante epidemia è stata descritta nel 1952 in Tanzania, ma nel 2007 sono stati segnalati i primi casi in Emilia Romagna. Nel 2017 un’epidemia di chikungunya ha colpito, tra giugno e settembre, circa quattrocento persone nel Lazio: E’ stato il più grande focolaio mai registrato, di questa malattia, in un paese occidentale. Sarebbe necessaria una campagna di comunicazione per diffondere la conoscenza del problema”. A ritenere necessaria una campagna di sensibilizzazione sui rischi che si corrono a causa della puntura della zanzara tigre, che trasmette la dengue, la chikungunya e altre malattie, è stato il trentasettenne dottor Francesco Vairo, di San Marzano Sul Sarno, originario di Piaggine, laureatosi in Medicina e Chirurgia al Campus Bio – Medico di Roma, dove si è specializzato in Malattie Infettive, che dal 2008 al 2015, è stato in vari paesi dell’Africa come la Tanzania, l’Uganda, Nigeria e Sierra Leone per seguire vari progetti di cooperazione e curare tantissime persone: ” Ho curato diverse epidemie di Tubercolosi, di Dengue, di Ebola, di Marburg e Malaria oltre a febbri emorragiche ed HIV”. Il dotto Vairo che a marzo tornerà in Africa, è stato ospite di una conviviale rotariana, a lui dedicata, organizzata dal Presidente del Rotary Club Salerno Est, il preside, Antonio Vairo, omonimo dell’infettivologo salernitano che lavora all’Istituto per le Malattie Infettive INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma, dove coordina tre programmi di ricerca nel campo delle infezioni emergenti. Il dottor Vairo ha spiegato che la zanzara tigre punge soprattutto di giorno, e che si può riprodurre anche in una minima raccolta d’acqua: ” E’ consigliabile quindi non lasciare contenitori, anche piccoli, dove si può depositare l’acqua come ad esempio i sottovasi delle piante che vanno svuotati frequentemente”. Il dottor Vairo ha raccontato della sua esperienza in Africa e del suo lavoro di formazione del personale dell’Ospedale Regionale Dodoma in Tanzania: ”E’ importante la formazione del personale locale, il coordinamento.. Bisogna essere preparati a gestire un’epidemia. E’ fondamentale la ricerca e l’esperienza sul campo. Bisogna osservare le malattie, capire quando ci sono le allerte e avere la capacità di aumentare velocemente le risorse da mettere a disposizione di una eventuale epidemia”. Il dottor Vairo ha spiegato quali sono le risposte alle epidemie e come l’esperienza africana possa essere riportata in Italia per far fronte a possibili rischi:” Rischi che non sono dovuti all’arrivo dei migranti: dagli sbarchi dei tanti migranti arrivati in Italia non dobbiamo temere il diffondersi di alcuna epidemia. Tranne la scabbia, che non ci preoccupa assolutamente, e alcuni virus o patogeni emergenti, non si è mai verificata alcuna epidemia a causa di questi sbarchi. E’ più facile che un turista o un uomo d’affari si rechi in un paese dove ci sono malattie come l’ebola o altre, si infetti, se non è immune, rischiando la propria vita e quella degli altri quando al suo ritorno porta la malattia nel suo Paese”. Il dottor Vairo ritiene che sia fondamentale vaccinarsi:” Il mondo si sta muovendo nel campo dello sviluppo di vaccini per malattie emergenti. Attraverso i vaccini, che rappresentano un grande traguardo della medicina moderna, siamo riusciti a debellare grandi epidemie sia dal punto di vista di numeri, sia di patologie come il vaiolo che non esiste più. Bisogna vaccinarsi perché una popolazione non vaccinata è una popolazione a rischio”.

Aniello Palumbo

 

 

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