Le storie di soccorso a mare, di dolorose perdite e di felici ritrovamenti raccontate dal Contrammiraglio Maurizio Trogu al “Rotary Club Salerno Duomo”.

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“Storie di Dolorose Perdite, Felici Ritrovamenti e Assi del Mare” è il titolo della conversazione preparata dal Contrammiraglio Maurizio Trogu, socio del “Rotary Club Salerno Duomo”, presentata nel corso della conviviale a lui dedicata dal dottor Gaetano Cuoco, Presidente del Club rotariano, organizzata al “Circolo Canottieri Irno” nell’ambito del progetto di valorizzazione delle eccellenze del Club. Il Contrammiraglio Trogu dopo essere stato Comandante della Capitaneria di Porto di Salerno per tre anni: dal 2012 al 2014, attualmente è in ausiliaria che, nella Marina Militare italiana, è una posizione di congedo, della durata di 5 anni, in cui il personale militare, cessato dal servizio permanente, resta a disposizione per eventuali richiami:” Sono stato richiamato per far parte delle commissioni dei concorsi per il reclutamento degli ufficiali in Accademia Navale” ha spiegato il  Contrammiraglio Trogu che, di origini siciliane, ha deciso insieme alla moglie, la professoressa Emilia Wanderlingh, di continuare a vivere con la famiglia a Salerno:” Parafrasando il film della Comencini, tratto dal romanzo di Susanna Tamaro, siamo andati dove ci ha portati il cuore: ci ha colpiti soprattutto la vivibilità della città. Poi mio figlio Giulio ha iniziato il suo percorso scolastico qui a Salerno e quindi questa è diventata la sua città e anche la nostra”.  Trogu ha raccontato che nella sua attività quarantennale ha cambiato ben 16 destinazioni:” Ho assunto il Comando di 4 porti e corrispondenti Circondari e Compartimenti marittimi: Termini Imerese, Porto Empedocle, La Maddalena e Salerno, sino al coronamento di assolvere l’incarico apicale di Direttore Marittimo al Porto di Olbia”. Trogu ha ricordato tutti gli innumerevoli compiti militari, operativi e tecnico- amministrativi che il Corpo delle Capitanerie di Porto svolge in forza della molteplice dipendenza da ben sei Ministeri:” Difesa, Infrastrutture e Trasporti, Ambiente, Politiche Agricole, Beni Culturali e Archeologici e Interno”, e raccontato alcuni aneddoti relativi ad alcune operazioni di soccorso, coordinate nel corso della sua carriera:” La  Convenzione di Amburgo del 1979, recepita in Italia nel 1985, attribuisce al Corpo delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera il coordinamento di tutte le operazioni di soccorso a mare che sono la loro attività principale.  A volte l’impegno messo in campo nelle operazioni di soccorso che ho coordinato ha portato a un felicissimo esito. Altre volte, invece, nonostante tutti gli sforzi profusi, il soccorso si è concluso con dolorose perdite”. Trogu ha raccontato di quando nel 1995 e sino al 1998, fu chiamato a ricoprire, da giovane Tenente di Vascello, il suo primo incarico di Comando in qualità di Comandante del Circondario Marittimo e Comandante del Porto di Termini Imerese: ”Per capire bene le difficoltà di coordinare un soccorso a mare in quell’era ormai preistorica, oltre all’assenza dei cellulari, ancora di là da venire, bisogna considerare che le risorse e gli strumenti elettronici e informatici avevano una portata assolutamente limitata. Una notte dell’estate del 1996 con l’unico baracchino di cui era equipaggiata la sala operativa di Termini Imerese, riuscimmo a captare un mayday inviata dal Veliero “Maria Michela” che ci informava che in navigazione da Palermo a Lipari stava imbarcando acqua con 20 persone a bordo. Il Maria Michela era una barca in legno d’epoca molto conosciuta a Palermo, che operava come charter per le Eolie e purtroppo quella notte decise, complici anche le condizioni del mare non proprio favorevoli, che la sua epoca era giunta alla fine perché il fasciame, come fu poi stabilito dall’inchiesta, durante la navigazione cominciò a cedere provocando delle falle non controllabili che ne determinarono l’affondamento. Per fortuna la Motovedetta immediatamente uscita in mare alla ricerca dei dispersi riuscì a notare il Razzo di segnalazione lanciato prima dell’affondamento e calcolando la direzione del vento e delle correnti conosciute, riuscimmo a intercettare l’autogonfiabile e l’atollo di salvataggio (il dispositivo galleggiante d’emergenza), con i passeggeri tutti incolumi al netto dello spavento e dell’ipotermia. La parte più difficile a quel punto fu riuscire a gestire il trasbordo di 20 persone su una motovedetta costiera con spazi ridotti, di notte e a più di 10 miglia dalla costa. La vicenda ebbe poi un’inattesa coda esilarante perché giorni dopo scoprimmo che il viaggio era stato organizzato per la celebrazione di un matrimonio a Lipari e i naufraghi si presentarono in Ufficio per rilasciare le Dichiarazioni di Evento Straordinario previste sia per l’inchiesta sul sinistro marittimo, ma anche per i rimborsi assicurativi e pertanto dovemmo stilare la lista delle cose e dei valori perduti, che comprendevano tutti gli abiti firmati della sposa, dello sposo e degli invitati e tutti i regali di nozze, tipo servizi di piatti, bicchieri e tutta l’argenteria”. Trogu ha raccontato di tanti altri importanti soccorsi in mare: a Ustica, a Cefalù, dove due ragazzini furono travolti e trascinati in mare da una gigantesca onda:”” Riuscimmo a salvarne soltanto uno: senza veramente pensare al pericolo per sé stessi, due miei marinai si gettarono a mare muniti solo di una ciambella di salvataggio e riuscirono a recuperarlo. Per quest’azione fu mia cura proporli per il conferimento della “Medaglia d’Oro al Valore di Marina”. Purtroppo del secondo ragazzo quella notte non trovammo alcuna traccia: soltanto dieci giorni dopo, riuscimmo a ritrovarne i resti.  Due anni dopo, terminato il mio incarico di comando e trasferito al Comando Generale, mi feci assillante portavoce con il” Reparto Personale” e convinsi il fratello, e anche la madre vedova, a presentare la domanda per il concorso per sottufficiale e lo seguii sino a che non riuscì a vincerlo. Oggi è in servizio, con il grado di Primo Maresciallo. Trogu ha raccontato di altri soccorsi: a Durazzo, nel 2000, nell’ambito della missione di contrasto all’immigrazione clandestina;  a La Maddalena, in occasione dello svolgimento della Sardinia Cup;  a Linosa a Olbia, a Lampedusa :”Lì ho visto da  vicino l’angoscia e il terrore dei moltissimi che sfuggono da una vita disperata, al di là di una minoranza che tenta l’approdo magari per altri fini non leciti, non si può rimanere indifferenti e per me, come per tantissimi miei colleghi, impegnati nel Canale di Sicilia, varrà sempre la massima che ci accompagna nel nostro operare: A mare non si abbandona nessuno, mai!”. Il Contrammiraglio Trogu ha raccontato anche della dolorosa perdita, nel 2012, di quattro sub intrappolati nella “Grotta degli Occhi” a Palinuro dove nessun soccorso poteva aver successo:” La dinamica del tragico evento fu subito chiara: praticamente la guida, pur esperta, condusse tre sub, quasi alle prime armi, dentro un cunicolo a 14 metri di profondità che, dopo un breve primo tratto al buio, sfociava in un tratto ampio con l’uscita visibile in fondo. Purtroppo uno dei quattro sub, forse preso dal panico, cominciò a pinneggiare troppo violentemente sollevando il fango dal fondo e annullando praticamente qualsiasi visuale e disorientando tutto il gruppo che rimase intrappolato nella strettoia sino ad esaurire la riserva d’aria. Chiaramente la colpa della tragedia fu attribuita unicamente alla guida sub, scomparso a sua volta, ma nonostante la lampante evidenza la nostra inchiesta dovette protrarsi faticosamente per un lunghissimo periodo perché, alcuni degli inquirenti, non soddisfatti di un possibile limitato ritorno mediatico su una vicenda di così grande scalpore ma con solo un colpevole deceduto, ci fecero continuare nelle indagini ponendo dei quesiti investigativi incredibili alla ricerca di improbabili correi”.  Il Contrammiraglio ha terminato il suo intervento presentando alcuni esempi da non seguire nel caso si sia appassionati navigatori e proprietari di un’imbarcazione:” A meno che non vogliate essere annoverati nella speciale categoria di quelli che io chiamo “Assi” della navigazione”.                                                                                                                                         Aniello Palumbo


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