Le Superiore Maggiori d'Italia in ritiro nella Diocesi di Vallo della Lucania. L’ Unione delle Superiore Maggiori d’Italia si ritrova nel Cilento per vivere un importante momento di condivisione e spiritualità.

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OTHER327342_ArticoloLa Chiesa locale del Cilento è una sede della Chiesa Cattolica suffraganea dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Qualche anno fa, nel 2014, contava 158.000 battezzati su 163.800 abitanti. Attualmente è guidata dal Vescovo Mons. Ciro Miniero e conta la presenza di ben 72 Religiose. Fra queste la Delegata USMI della Diocesi di Vallo della Lucania, Suor Ester Garone.

“Con la prima domenica di Avvento, riferisce Suor Ester, abbiamo dato inizio ai nostri ritiri spirituali 2015/16. Il primo si è svolto nel seminario diocesano ed è stato tenuto da don Antonio Marotta sul tema dell’Avvento intrecciato con l’anno giubilare della misericordia. Erano presenti quasi tutte le comunità religiose della diocesi, complessivamente circa quaranta sorelle. Dopo la preghiera delle Lodi e una breve presentazione al padre dei nostri istituti e carismi, è iniziata la meditazione. Il brano evangelico di riferimento che don Antonio ha utilizzato è stato la parabola del samaritano, riprendendo una frase di Paolo VI dell’ultima sessione del Concilio Vaticano II: “L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio”(Allocuzione nell’ultima sessione pubblica 7 dicembre 1965).

Una lettura della parabola del Samaritano alla luce dell’evento dell’Incarnazione: da Gerusalemme scende il Verbo, prende la natura umana, si ferma accanto all’uomo “mezzo morto”, ne fascia le ferite con olio e vino, grazia sacramentale, se lo carica sulle spalle, come il buon pastore con la sua pecorella, lo porta alla locanda, la Chiesa. Immagini cariche di emozioni e di responsabilità, perché ognuno di noi è chiamato ad essere quel samaritano sull’esempio di Gesù, il BUON SAMARITANO. Don Antonio ha fatto riferimento, inoltre, a un’espressione utilizzata da S. Giovanni XXIII all’inizio del Concilio per dire come la Chiesa deve vivere questo anno Santo che tra pochi giorni si apre: “Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia.”(disc. di apertura del Concilio 11 ottobre 1962). Gesù Cristo, ci dice papa Francesco, è il volto della misericordia del Padre e quel volto siamo chiamati, pur con la fragilità del nostro essere, a testimoniare in questo mondo buio e gelido. La sposa di Cristo siamo anche, e soprattutto, noi donne consacrate, e chi più di noi deve farsi prossimo ed essere medicina di amore e misericordia? Tante sono state ancora le sollecitazioni e provocazioni del padre relatore all’inizio di questo nuovo tempo di grazia; molto significativa, ad esempio, quella sul significato del pellegrinaggio verso la Porta Santa: “Davanti a noi sta la porta, dice papa Francesco, non solo la porta santa, ma la porta della Misericordia di Dio, che accoglie il nostro pentimento offrendo la grazia del perdono”.

vescovo-di-Vallo-della-Lucania-monsignor-Ciro-Miniero_01 - Copia - CopiaLa porta è Gesù, come dice l’Apocalisse: “Io sto alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. Gesù è la porta attraverso cui ricevere grazia e misericordia, sta a noi bussare a questa porta, e allo stesso tempo tenere aperta non solo quella delle nostre case, ma soprattutto quella del nostro cuore per accogliere chiunque bussa. Il Giubileo significa la grande porta della misericordia, continua ancora il Papa, ma anche le piccole porte delle nostre chiese aperte per lasciare entrare il Signore – o tante volte uscire il Signore- prigioniero delle nostre strutture, del nostro egoismo e di tante cose. Questa, pensiamo sia una significativa provocazione per noi …! Al termine della meditazione, dopo l’adorazione e le confessioni abbiamo celebrato l’Eucaristia e poi abbiamo continuato l’incontro di fraternità condividendo insieme il pranzo offerto dal seminario, era presente anche il nostro Vescovo, il delegato per la vita consacrata e qualche altro sacerdote e seminaristi. Dopo pranzo abbiamo vissuto un momento di condivisione a gruppi, dove ogni sorella ha potuto esprimere ciò che lo Spirito le ha suscitato durante la giornata. Per tutto quello che abbiamo ricevuto abbiamo poi ringraziato il Signore con la preghiera dei Vespri”.

Negli anni ’50 del secolo scorso Pio XII volle il Primo Congresso Generale sugli Stati di perfezione. Per sua volontà fu emanata la Costituzione Apostolica Sponsa Christi; prezioso documento per la riflessione e il cammino di tutte le Congregazioni femminili. In questo clima di rinnovamento, nel 1950, ebbe la luce l’ Unione delle Superiore Maggiori d’Italia, nota con la sigla USMI. Nei primi quindi anni di fondazione dell’USMI si costituì il Comitato di Superiore Maggiori (CIS), riconosciuto nel 1960, come Unione di Diritto Pontificio. Nel primo lustro di quest’ultimo decennio gli fu riconosciuta la Personalità Giuridica Civile. Il lavoro dell’Unione mirava alla formazione umana, teologica, spirituale e professionale delle religiose in sintonia con le dinamiche ecclesiali.

“L’Unione, è scritto nello Statuto, esprime e sviluppa la comunione che unisce gli Istituti religiosi femminili operanti in Italia, tra loro e con le diverse componenti della realtà ecclesiale, in vista di una risposta più piena alla vocazione e alla missione di ciascuno”. Oggi Presidente dell’U.S.M.I. è Madre Regina Cesarato, Superiora Generale delle Pie discepole del divin Maestro. Quest’anno, nella Diocesi di Vallo della Lucania, si è tenuto il primo ritiro spirituale dell’USMI.

L’USMI oggi raggruppa 600 Congregazioni femminili; Congregazioni che sono presenti e operano in lungo e in largo su tutta la penisola e che a sua volta si suddividono in diecimila comunità. Tanto serve per orientarsi insieme nella complementarietà e per partecipare insieme, alla luce della edificante collaborazione, la condivisione della scienza e della esperienza.

Il Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania, Mons. Ciro Miniero, nuovamente, anche in questa circostanza, ha indotto alla riflessione sulla ricchezza, sulla bellezza della vita consacrata e sulla responsabilità delle religiose; esse devono sempre più orientarsi in termini di testimonianza autentica, credibile e libera dell’Evangelo.

 

Emilio La Greca Romano

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