Le donne del vino Rossella Cicalese e Patrizia Malanga alla “Fidapa” di Salerno.

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“Vino, stellato figlio della terra. Vino che muove la primavera e cresce come una pianta di allegria. Amo sulla tavola, quando si conversa, la luce di una bottiglia di intelligente vino.” Con i versi della poesia “Ode al Vino” di Pablo Neruda, recitati dall’architetto – attrice Pina Russo, già Presidente del “Soroptimist International Club” di Salerno, è iniziato l’incontro dedicato alle donne del vino: Rossella Cicalese e Patrizia Malanga, organizzato al “Circolo Canottieri Irno” di Salerno dalla “Fidapa- Sezione di Salerno” presieduta dalla professoressa Maria Rosaria Pagnani che ha anche invitato la dottoressa Maria Pia Cucino, Biologa, Erborista, a parlare dell’utilizzo del vino e dell’uva nella cosmesi. Dopo i saluti della Vicepresidente della Sezione Fidapa di Battipaglia  Meladina Bernardo, che ha portato i saluti della Presidente Raffaelina De Simone, della  Vicepresidente Distrettuale Barbara Visco e della Presidente dell’Associazione Lucana “Giustino Fortunato” di Salerno Dina Oliva Crimaldi, la professoressa Pagnani ha raccontato la storia del vino e analizzato il rapporto esistente nei secoli tra il vino e le donne:” Il vino è stato sia nemico, sia alleato delle donne: nel passato alle donne era vietato bere il vino;  addirittura se si scopriva che una donna aveva bevuto del vino, veniva uccisa. Nella Roma imperiale una donna che fu trovata dal marito ubriaca, venne uccisa a randellate. Nel diritto romano vi era una legge: lo “Ius osculi” che consisteva nella facoltà dell’uomo di baciare una propria congiunta, per acclarare se essa avesse bevuto o meno del vino per poi condannarla a morte.  Anche nel medioevo le donne che bevevano vino venivano punite e sottoposte al regime di “pane e acqua”. La dottoressa Rossella Cicalese viticoltrice, titolare dell’Azienda Agricola Rossella Cicalese ha spiegato che ha la sua azienda ha sede ad Eboli, in località Santa Cecilia, sulla Statale 18 dove ci sono tre ettari di terreno coltivato ad Aglianico integrato che gode della denominazione IGP Campania, e a Perdifumo dove vi è un terreno di un ettaro e mezzo, a 350 metri sul livello del mare, coltivato ad Aglianico e Fiano biologico che godono della certificazione DOP Cilento. L’imprenditrice ebolitana ha raccontato di aver iniziato il suo viaggio nel mondo del vino dodici anni fa: “Tutto è cominciato quando avevo 21 anni, grazie a mio padre Angelo e a mio nonno Donato, che oggi ha 91 anni e che spesso viene in vigna quando organizzo delle giornate di degustazione o visite guidate: entrambi mi proposero di gestire dei terreni di nostra proprietà.  Mio nonno mi ha insegnato tutto: dalle tecniche di coltivazione alla potatura. Ho poi superato un esame per diventare imprenditrice professionale”. Rossella, laureanda in giurisprudenza, ha raccontato di aver scelto di restare a lavorare nella sua terra:” Ho deciso di costruire qui il mio futuro, cercando però di tenere ben salde le mie radici e di continuare il progetto intrapreso da mio nonno. Nei terreni nei quali produco i miei vini sono cresciuta. Ricordo che da bambina, sempre un po’ sognante, in mezzo a quei campi di mais, piante di albicocche, pesche ed ortaggi vari fantasticavo su come sarebbe stato il mio futuro. Mai avrei pensato che un giorno, da quei terreni, sarebbe nato tutto ciò che ho realizzato”.  Attraverso i suoi vini Rossella Cicalese fa conoscere il suo territorio, le sue radici, la memoria di un popolo: anche i nomi scelti per i suoi vini richiamano le origini della sua terra:” “Il nostro primo vino, quello del cuore, si chiama “Evoli” che è il nome medievale della città di Eboli. “Ephýra” identifica il primo nucleo di genti che ha abitato la città di Eboli. “Fluminé” è la rielaborazione del nome antico di Perdifumo. “Poggio delle noci” è dedicato alla frazione di “Noce Alta” di Perdifumo dove si trova il nostro vigneto. Produciamo anche uno spumante che ho chiamato “Angel” dedicato a mio padre Angelo, amante del vino e delle bollicine”.  Rossella nella sua attività imprenditoriale unisce tradizione e innovazione:” Lo scorso anno abbiamo installato nel terreno delle sonde che ne misurano la temperatura e l’umidità e abbiamo altri progetti da sviluppare”. La viticoltrice ebolitana ama bere i vini rossi:” Vorrei sfatare il mito secondo il quale le donne bevono soltanto vini bianchi o bollicine: penso che una donna possa bere un vino rosso o comunque ciò che le piace”. L’altra signora del vino che con la sua azienda “Le Vigne di Raito” Doc “Costa D’Amalfi”, da lei fondata e diretta dal 2002, nel Comune di Raito, la splendida e panoramica località del Comune di Vietri Sul Mare, rappresenta un punto di riferimento per l’enoturismo e la viticoltura campana è la dottoressa Patrizia Malanga, laureata in Scienze Politiche, che ha raccontato come ha realizzato il suo sogno: “L’incontro con Raito fu amore a prima vista. Nel 2001 mi ritrovai a gestire un terreno abbandonato di oltre due ettari. Rimboccatami le maniche, mi misi al lavoro per valorizzare quel sito, nel pieno rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Con la consulenza di esperti impiantai un vigneto, il primo specializzato della zona, con l’obiettivo ambizioso di produrre un vino di qualità che esprimesse tutti i profumi ed i sapori che tanto mi avevano colpito di quella collina, perennemente baciata dal sole. Dopo anni di duro lavoro, nel 2007 abbiamo cominciato a produrre il “Ragis” rosso la cui denominazione è stata ispirata dal nome di un guerriero di origine longobarda che, secondo la storiografia locale, ha fondato la frazione di Raito. Nel 2011 invece cominciammo a produrre il “Vitamenia” rosato, che prende il nome da un’area denominata Vitamenia, etimologicamente riconducibile alla vite, che corrisponde all’attuale contrada San Vito in Raito. Il vino ha un’importanza storica ed è strettamente legato alla cultura e alla tradizione di un popolo e del suo territorio”. La dottoressa Malanga ha spiegato che i suoi vini vengono promossi a livello internazionale:” Buona parte del vino prodotto viene esportato all’estero:” Soprattutto negli Stati Uniti. Organizziamo anche dei “Wine tour”, curati con grande professionalità da Alfonso Vincenzo Mauro, ai quali partecipano migliaia di turisti, amanti del vino, soprattutto americani e inglesi”. Nell’ azienda di Patrizia Malanga c’è molta attenzione per il biologico: “Per me è una filosofia di vita: le viti di Aglianico e Piedirosso. sono allevate a guyot, a potatura mista, e a pergola, su pali di legno di castagno, sui terrazzamenti tipici della Costiera Amalfitana, con i muretti a secco (macere)”. Patrizia Malanga ha anche spiegato il rapporto delle donne con il vino:” Le donne fanno le cose con passione, con amore, e le donne che gestiscono le aziende agricole come quelle di Marisa Cuomo, Silvia Imparato, fanno la differenza”. La dottoressa Maria Pia Cucino, titolare della “Antica Erboristeria Cucino” di Via Mazzini a Battipaglia, già Presidente della Fidapa Sezione di Battipaglia, attuale Tesoriera, ha spiegato che l’uva e il vino erano considerati dei curatori della pelle già dagli antichi egiziani, ma anche dagli arabi e dai romani:” Degli impacchi di vinacce dell’uva, ricche di polifenoli che hanno capacità antiossidanti, venivano usate per tonificare la pelle del viso e del corpo. Straordinaria l’efficacia contro i radicali liberi. Grazie all’azione di queste sostanze i trattamenti estetici a base di uva che hanno anche il potere di esfoliare la pelle, levigano, idratano in profondità, e lasciano la pelle del viso e del corpo più elastica e vellutata. Oggi la vinoterapia viene molto utilizzata nelle Beauty Farm”. La socia dell’Associazione Lucana “Giustino Fortunato” di Salerno, Giusy De Curtis, ha declamato una sua poesia dedicata al vino intitolata “Vendemmia”. È intervenuto il dottor Ferdinando Cappuccio, già Presidente dell’Enoteca Provinciale di Salerno, che ha invitato a consumare i nostri vini locali.

Aniello Palumbo