#Arianuova, sabato 27 alle 15 alla Stazione di Salerno, il documento che sarà consegnato al Prefetto.

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manifestoarianuovaSabato 27 settembre alle ore 15:00 prenderà il via dalla Stazione di Salerno il corteo #Arianuova, promosso ed organizzato dal Comitato Salute e Vita. Numerose le associazioni che hanno aderito, in modo assolutamente pacifico e festoso, al corteo di sabato 27 che si propone di tutelare salute, ambiente e lavoro contro ogni tipo di devastazione ambientale.

Momento culmine del corteo #Arianuova sarà la consegna del documento territoriale alla Prefettura.

Ecco il testo del doumento.

Il numero sempre crescente di studi scientifici che mettono in relazione l’insorgenza di malattie gravi quali tumori, con l’esposizione ad agenti inquinanti, rivela sempre più la necessità di discutere e fare chiarezza sulla tematica della presenza degli impianti industriali e degli inceneritori nei pressi delle centrali elettriche, termolettriche, a carbone e a biogas dei centri abitati, sull’uso eccessivo della chimica in agricoltura, o più in generale di uno sfruttamento scellerato del territorio. E’ necessario che se ne parli, l’opinione pubblica va informata e sensibilizzata e le istituzioni vanno messe di fronte alle proprie responsabilità. Questo è il senso della manifestazione ARIANUOVA: dare voce a tutti coloro i quali sono accumunati dalla determinazione e dalla speranza di poter cambiare la realtà in cui hanno finora vissuto nonostante si assista alla devastazione ambientale delle proprie terre a causa d’imprenditori senza coscienza ed istituzioni complici.
Crediamo nella partecipazione, nella forza della conoscenza e dell’informazione, nell’azione di sensibilizzazione e mobilitazione, per questo motivo in merito alle tematiche ambientali chiediamo con forza

La creazione di tavolo d’interazione permanente in seno alla Prefettura con il Ministero dell’Ambiente e la Regione Campania, in applicazione della convenzione Aarhus (legge n. 108 del 16 marzo 2001),
“Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, garantendo all’opinione pubblica e ai cittadini ,il diritto alla trasparenza e alla partecipazione in materia ai processi decisionali di governo locale, nazionale e transfrontaliero concernenti l’ambiente.”

Attuando dunque un piano di comunicazione ambientale, in modo da garantire la partecipazione dei cittadini, i quali possano avere parere consultivo in merito alle decisioni, alle strategie ed alla programmazione in campo ambientale. I cittadini dovranno inoltre svolgere un potere operativo-ispettivo sulle tematiche ambientali, al fine di contrastare possibili speculazioni.
Riteniamo infatti che siano necessari interventi strutturali e non le misure emergenziali a cui gli ultimi governi ci hanno abituato. Possiamo portare come esempio l’ennesimo decreto d’urgenza cosiddetto “Sblocca Italia” dove si evincono non la risoluzione delle criticità ambientali ma scelte non eco-compatibili con i territori come, ad esempio, l’Articolo 35 che promuove la costruzione di inceneritori sul territorio nazionale come risposta alla gestione degli RSU definendo verosimilmente il trattamento termico dei rifiuti un processo di recupero energia e favorendo così lo smaltimento in inceneritori rispetto al ciclo integrato di rifiuti, al recupero ed al riciclo. In particolare si vuole far passare l’idea che l’energia prodotta da un inceneritore sia pulita e assimilabile alle energie rinnovabili.
Tenendo presente l’attuale scarsità di risorse finanziarie è chiaro che si auspica che il Governo e le Istituzioni vogliano privilegiare interventi strutturali pluriennali a favore delle politiche ambientali creando ad esempio a un fondo unico nazionale vincolato per l’ambiente, a discapito di sovvenzioni ad interventi con un impatto negativo sull’ambiente, o delle spese per gli armamenti (si pensi ad esempio al programma previsto per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F.35, il cui costo è di oltre 50 miliardi per l’intera vita del programma).
Al fine di garantire uno sviluppo sostenibile del territorio, come da rapporto Bruntland del 1987, ovvero uno sviluppo economico, sociale ed ambientale che tenga conto non soltanto delle generazioni presenti ma anche delle generazioni future proponiamo in merito alla realtà che viviamo nel nostro territorio:

1) Il rifiuto come risorsa:

• Riduzione degli imballaggi e messa al bando dei materiali non riciclabili, non riutilizzabili e che non possono essere smaltiti
• Incentivazione della raccolta differenziata con la raccolta porta a porta
• Potenziamento degli impianti di compostaggio
• Riuso dei materiali riciclati
• Modifica del piano regionale dei rifiuti, in particolare no a nuovi inceneritori, che risultano in antitesi con una efficiente raccolta differenziata, e dannosi per la salute
• No agli insediamenti di grossi impianti a biomasse
• Contrasto alla logica degli interventi emergenziali (es. decreto legge sulla “Terra dei Fuochi”) ed alle gestioni commissariali (esempio Bagnoli) in contrasto con i principi di democrazia e trasparenza e di partecipazione diretta

2) Recupero ambientale:

Industria

• Monitoraggio aree industriali
• Adeguamento ed ammodernamento tecnologico delle industrie che non rispettano norme in materia di sicurezza (D. Lgs 81/2008 s.m.i. ) ed ambiente (D. Lgs 152/2006)
• Percorsi di delocalizzazione laddove ci sia incompatibilità con il territorio
• Predisposizione di un piano nazionale di riconversione industriale per un nuovo modello di sviluppo alternativo che metta al centro il lavoro, la salute e l’ambiente
• Crescita sostenibile (efficiente sotto il profilo delle risorse, “verde” e competitiva)
Agricoltura

• Incentivazione dell’agricoltura biologica per avviare un percorso di moderazione e successiva eliminazione dell’uso della chimica in agricoltura nella Piana del Sele e nell’Agro Nocerino Sarnese
• Monitoraggio delle acque di irrigazione e della falda acquifera

 
Territorio

• Contrasto al disboscamento e alla desertificazione dell’agricoltura delle aree interne, fonte primaria del dissesto idrogeologico nel Cilento, nel Vallo di Diano, Alburni, Valle del Sele, Picentini e della Valle dell’Irno
• Bonifica e messa in sicurezza delle cave dismesse a salvaguardia delle falde acquifere
• Pulizia dei corsi dei fiumi
• Potenziamento ed ammodernamento degli impianti di depurazione delle acque
• Bonifiche sotto il controllo popolare (ovvero dei comitati, delle associazioni, dei cittadini attivi sul territorio) di tutte le aree inquinate
• Attenta valutazione dell’assetto idrogeologico dei territori e programmazione di un piano per l’antisismicità delle abitazioni e del patrimonio pubblico

3) Trasporto pubblico:

• Incentivazione trasporto pubblico. In particolare per le tratte brevi navette in centri urbani, metropolitana con potenziamento della linea, creazione piste ciclabili. A media percorrenza intensificare i treni, autobus, potenziamento delle vie del mare lungo la costa
• Incentivazione utilizzo auto elettriche

4) Politiche energetiche territoriali:

• No alle trivellazioni (queste ultime, oltre a mettere in discussione la stabilità del territorio interessato da fenomeni sismici, stanno compromettendo le stesse falde acquifere)
• Si alle fonti rinnovabili
• Revisione dei progetti di realizzazione di centrali elettriche in zone abitate e/o sottoposte a vincolo paesaggistico (vd. Stazione elettrica Terna di trasformazione ad alta e altissima tensione a 380 kv, di circa 70 mila metri quadri, autorizzata dalla Regione Campania il 14.07.2010 con DD. N.377, costruita nel pieno centro abitato di MONTESANO S/MARCELLANA, in un’ area sottoposta a vincolo paesaggistico ex legge 42/04 art.142, nonché sprovvista della relativa V.I.A.)
• Contrasto alla costruzione di gasdotti in aree sismiche, in Parchi e a latere dei corsi d’acqua, che mettono a rischio qualità dell’acqua e la vita di flora, fauna e biodiversità (es.: attraversamento del gasdotto proveniente dalla Sicilia sotto il livello del mare del Parco del Cilento e a latere del fiume Bussento con l’abbattimento anche qui di oltre un centinaio di alberi tradizionali come faggi e castagni e continui attraversamento del letto del fiume citato, con grave degrado ambientale e rischi all’ecosistema e alla biodiversità del Parco stesso)
• Rinnovamento degli impianti d’illuminazione pubblica (es: impianti a led)

5) Acqua:

• L’acqua è un bene pubblico
• Verifica ed adeguamento della rete idrica
• Realizzazione di una seconda rete per le acque reflue
• Identificazione di scarichi abusivi e della captazione selvaggia
• Uso razionale delle acque
• Potenziamento degli impianti di depurazione

6) Salute:

• Monitoraggio puntuale di tutte le fonti d’inquinamento, applicazione ed aggiornamento costante del registro tumori (decreto regionale 104 del 24/09/2012), valutando le zone più a rischio al fine di attuare una politica di prevenzione

7) Istruzione:

• Promozione di attività di educazione ambientale negli istituti scolastici, allo scopo di far sì che le generazioni future possano crescere con una piena consapevolezza ambientale.

 

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