Sempre meglio che lavorare, presentazione del libro di fotografie di Giovanni Procida mercoledì 3 all’Archivio dell’Architettura Conteporanea.

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Ogni viaggio è, nella sua essenza, un movimento da un punto a un altro. Geografico, di norma, ma anche interiore. Esistono modi di viaggiare innumerevoli, quanti gli occhi che osservano il mondo. Viaggiare è accostamento, ricerca, scoperta, approdo, tappe, mai meta, vacanza, ozio, avventura. A due anni dalla scomparsa del clarinettista Giovanni Procida, la moglie Alessandra Sciarelli e la figlia, Carla, unitamente agli amici Maria Teresa Schiavino, hanno inteso raccogliere in un volumetto le immagini dei “viaggi musicali” della coppia di musicisti. Infatti, le fotografie scattate da Giovanni, a New York, in Brasile, in giro per il mondo, sono commentate dalla sua compagna d’arte e di vita, la violinista Alessandra Sciarelli.  Fotografia, vuole l’etimologia, è “disegnare con la luce”.

Un modo di riorganizzare e fermare – in un fotogramma – l’esperienza di un momento, una porzione del mondo che ci circonda, attraverso una combinazione di tempi e diaframmi, volumi e atmosfere. Entrambe le forme d’arte hanno sicuramente un effetto su di noi, con le fotografie ci sono i ricordi che danno vita a sentimenti diversi, nella musica ritroviamo i ricordi e ancora nuove sensazioni; quindi entrambe ti permettono di provare sentimenti molto forti, e quando vengono associate nel modo giusto possiamo vivere un vero trionfo di emozioni. Una fotografia immortala l’attimo, la musica ne consacra il significato, la loro relazione è davvero molto stretta, documento, simbolo, immagine che si ferma nella memoria. Con Giovanni Procida la fotografia è forma di ricerca, espressione di sé, che corre in parallelo, con l’attività musicale, appostamenti per cambiamenti di luce, atmosfere, attese, istanti al di fuori del palcoscenico, momenti d’intensità, “esposizioni” all’insolito. Fotografare è sempre raccontare qualcosa. In viaggio, pezzi di esistenza, brani di paesaggio, storie improvvisate, che vengono narrate con pregnanti interventi anche da Alessandra.  Una presentazione, questa, che è soprattutto un’occasione per ritrovarsi tra amici nel ricordare Giovanni, con la speranza che questo libro entri in tutte le case di coloro che lo hanno amato e stimato.

 

Biografia: Giovanni Procida (1963-2016), vietrese, a 18 anni consegue il diploma di clarinetto sotto la guida del M° Scarrico presso il conservatorio di salerno.A 23 anni debutta come solista suonando il concerto di Aaron Copland per clarinetto e orchestra, ma ancora prima aveva cominciato una carriera artistica che lo ha visto far parte di numerose formazioni orchestrali e cameristiche, esibendosi in Italia (Napoli, Roma, Venezia, Bari, etc.) e all’estero (New York, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Edimburgo per il Fringe Festival, Francoforte, Nantes, Marsiglia). Per quasi vent’anni è stato il clarinetto solista dei lavori del Maestro Roberto De Simone, ha collaborato con il Teatro San Carlo e l’Orchestra “A. Scarlatti” della R.A.I. di Napoli, l’Orchestra Nazionale di Jazz, la “Nuova Orchestra Scarlatti”, l’Orchestra “Ravello Città della Musica” al fianco di direttori e solisti quali J. Shintani, O. Maga, W. Humburg, F. Caracciolo, M. Panni, G. Gaslini, M. Quarta, V. Spivakov, F. Zimmermann, Irene Papas, C. Anderson. Fondatore del Trio Werfel (clarinetto, violoncello e pianoforte) si è esibito in numerosi festival di musica da camera. Attivo anche nel campo della musica moderna e contemporanea ha fatto parte dell’ensemble Dissonanzen.

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