La Storia, la simbologia e le leggende del “Presepio Napoletano”, raccontate nel nuovo libro del professor Enrico Volpe alla Pinacoteca Provinciale di Salerno.

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“Il presepio napoletano, che è la rappresentazione plastica della Natività di Gesù in cui molti elementi provengono dal racconto evangelico, nacque nel XVIII secolo in Via San Gregorio Armeno dove, in epoca classica esisteva un tempio dedicato a Cerere, madre della terra e della fertilità nella religione romana, alla quale i cittadini offrivano come ex voto, delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine”. A raccontare la storia del presepio napoletano è stato il professor Enrico Volpe, in occasione della presentazione del suo nuovo libro intitolato ” Il Presepio napoletano- Storia, Simbologia, Leggende ed Immagini” edito da Cuzzolin Editore, organizzata presso la “Pinacoteca Provinciale” di Salerno dall’associazione culturale “50&Più”, presieduta dal professor Giulio  Rocco Castello, in collaborazione con le associazioni: “Parco Storico Sichelgaita”, presieduta dalla professoressa Clotilde Baccari Cioffi e dall’Associazione della Stampa della Provincia di Salerno (ASSOSTAMPA), presieduta dal dottor Nunziante De Maio. Fondamentale il contributo, nell’organizzazione dell’evento, della professoressa Rosa Volpe Zega, Vicepresidente della “50&Più”. A presentare il libro è stato il Preside Michele Di Filippo che ha ricordato le origini del presepe:” Si fa risalire a San Francesco d’Assisi,  che a Greggio, sul Monte Lacerone, in Umbria, diede vita al primo presepe vivente” e che il professor Volpe, originario di Marsiconuovo, napoletano di adozione, è specialista in malattie Nervose e Mentali, Professore Aggregato in congedo al Dipartimento di Salute Mentale e Fisica e Medicina preventiva Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.  Alcuni brani del libro, che raccontano la storia del presepe napoletano, sono stati letti dalla professoressa Clara Mattia Cuoco.

È più corretto in italiano usare il termine presepio oppure presepe? È stata questa la prima domanda posta da uno dei tanti partecipanti alla presentazione del libro, a cui ha risposto il professor Volpe: “Non esiste alcuna differenza tra i due termini e nessuna correlazione geografica. Entrambi i termini sono corretti. L’uso preferenziale di presepio è da riportare esclusivamente ad una maggiore sonorità ed armonia della parola che etimologicamente deriverebbe dal latino prae (davanti) e saepe (recinto) assumendo quindi il significato di luogo che ha davanti un recinto ossia una mangiatoia”.  Il professor Volpe ha spiegato che “Scrivere del presepio significa tracciare la storia e i costumi di un popolo. Se il popolo poi è quello napoletano significa anche mettere in luce la personalità ed i vissuti di chi vive ed è nato in questa meravigliosa città”. Volpe ha anche spiegato la simbologia e il significato del presepe:” Nel presepio il bue e l’asinello rappresentano gli emblemi del popolo ebreo e dei pagani. I Magi che rappresentano la sapienza umana che si inchina di fronte alla sapienza divina, sono considerati la rappresentazione delle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia oppure le tre razze in cui, secondo il racconto biblico, si divide l’umanità: la semita, la giapetica e la camita. I pastori rappresentano l’umanità da redimere e l’atteggiamento adorante di Maria e Giuseppe serve a sottolineare la regalità del Nascituro”. Il professor Volpe ha spiegato che nel presepio napoletano i pastori assumono il ruolo di veri e propri “personaggi” e che anche gli animali hanno un ruolo importante nelle scenografie presepiali: “Il bue e l’asinello simboleggiano gli istinti e le pulsioni dell’essere umano che riscaldano Gesù che è lo spirito, oppure la forza il bue, quindi Dio, e la pazienza e l’umiltà l’asinello, quindi Gesù.  Il bue va messo sempre a destra e l’asinello sempre a sinistra. Insieme rappresentano l’equilibrio perfetto”. Volpe si è soffermato anche sugli altri importanti elementi che caratterizzano il presepio napoletano:” La grotta deve essere posizionata al centro, nel luogo più basso del presepio, raggiungibile solo tramite impervi sentieri che partono dalle montagne. L’allegoria della grotta ci porta ad un viaggio dall’alto verso il basso per poter assistere, dopo aver vinto l’angoscia della discesa al buio, al trionfo della luce sulle tenebre, alla rinascita della natura sull’inverno. La stella di Betlemme simboleggia la fede e la speranza che guidano la vita dei credenti, diventando simbolo di conciliazione tra ordine e disordine”. Altro simbolo del presepe è il pastorello Benino:” Posto in alto, che dorme beato: sogna la scena della natività; la leggenda dice che una volta svegliatosi raccontò la scena della natività e così sarebbe nato il presepe”.  Volpe, attraverso delle immagini proposte dal dottor Massimo Zega, ha presentato i più antichi e famosi presepi: tra i quali quello realizzato nel 1228 da Arnolfo di Cambio, il più antico in Italia, custodito nella Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, e il famoso “Presepe Cuciniello”, con circa 800 pastori, la più grande raccolta presepiale d’Italia con pastori del’700, custodita nelle sale del Museo San Martino di Napoli. (Foto di Massimo Zega).

Aniello Palumbo