“I Pensieri Sparsi” di Enzo Todaro al “Circolo Canottieri Irno”.

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“Il mio nome fu scritto nel libro nero della camorra quando con una serie di articoli ritenevo che la legge antimafia dovesse essere applicata anche in altre regioni fuori dalla Sicilia: seppi, per riferimenti ufficiosi, che ero nel mirino della camorra che dominava nell’agro nocerino sarnese”.  A raccontarlo è stato il giornalista Enzo Todaro durante la presentazione del suo nuovo libro “Pensieri Sparsi”, organizzata sul terrazzo del “Circolo Canottieri Irno”, presieduto dal dottor Giovanni Ricco, i cui saluti sono stati portati dal Delegato alla Cultura del Circolo, il dottor Salvatore Fruscione, che ha moderato l’incontro. Todaro, che è nato in Calabria, ma vive a Salerno sin dagli anni cinquanta, ha raccontato il suo percorso di giornalista professionista: da quando era Direttore Responsabile di “Radio Salerno 1”e poi di “Telecolore”; delle sue collaborazioni con varie testate giornalistiche nazionali e locali ed anche delle sue realizzazioni di programmi televisivi per la Rai. Tanti sono stati i premi ricevuti nel corso degli anni per la sua attività di giornalista e tante le cariche ricoperte: da quella di Presidente del Coordinamento Regionale dell’Emittenza Radiotelevisiva a quella di Presidente di Assostampa ; da Presidente dell’Associazione Giornalisti Salernitani a Presidente del Panathlon Club Salerno. Todaro è stato anche Addetto Stampa della Salernitana Sport Spa, presieduta dal noto costruttore Enzo Grieco, “ Ogni ruolo, quale che sia, va svolto con amore e rispetto delle regole” ha scritto Todaro che nel libro cita anche i tanti i personaggi famosi da lui incontrati: Michail Gorbaciov, Umberto Veronesi, Maradona, Giorgio Almirante, Giulio Andreotti, Craxi, Giuseppe Prezzolini, Raul Bova, Peter O’ Tool, il Maestro Nino Soprano, che musicò alcuni versi di Todaro, Franco Angrisani, Ignazio Rossi, Bruno Venturini, Espedito Di Marino, che ugualmente ha trasformato in canzone la sua poesia “Ad un bambino del  Kosovo”. Todaro , da giornalista di cronaca giudiziaria, ha anche conosciuto  Raffaele Cutolo:Chiese di parlare con me , nel carcere di San Cipriano Picentino, dopo la sua cattura ad Albanella. Mi riferì di vari episodi: alcuni pubblicabili mentre per altri mi chiese il segreto istruttorio che io ho sempre rispettato”. Todaro ha anche raccontato di quando, anche grazie a lui, il Cementificio di Salerno fu trasferito nella periferia della città perché provocava gravissime malattie respiratorie ai cittadini di Torrione e delle zone vicine.  Todaro, giornalista da settant’anni,  ha spiegato che il giornalista deve avere determinate caratteristiche:” Deve essere asettico: non scrivere per simpatia o antipatia nei confronti di qualcuno. Quando si sceglie di fare il giornalista bisogna tenere presente che bisogna scrivere sempre la verità, anche se questa verità può dare fastidio a qualcuno. Bisogna avere la schiena diritta”. Sulla copertina del libro di Enzo Todaro, stampato dalle “Arti Grafiche Boccia”, con la collaborazione grafica di Gianluca Vinciguerra de “La Tecnica”, con le foto di Tano Pecoraro (Tano Press) e Antonello Venditti, campeggia un dipinto del suo grande amico Bartolomeo Gatto.

Il libro, che si conclude con una raccolta di poesie,  scritto con la sua mitica Olivetti lettera 35, è stato presentato  dall’imprenditore Adolfo Gravagnuolo  e dall’Onorevole Guido Milanese che, legato da un rapporto di grande amicizia con Todaro,  ha delineato le caratteristiche caratteriali dell’autore:” Todaro, che ha un animo estremamente sensibile, è giornalista, scrittore, poeta, ma soprattutto il conoscitore delle segrete cose dell’animo umano. Questo libro è un atto d’amore”.  Il dottor Adolfo Gravagnuolo ha evidenziato che nel libro si raccontano decenni di storia del giornalismo:” Vanno dalla Calabria, alla Lucania; dalla Puglia, alla Sicilia, alla Campania. Todaro mette fortemente  in evidenza tutta  la cronaca giudiziaria  e racconta di come si sia  esposto assolvendo al suo dovere di essere un giornalista che dice perpetuamente la verità”. Gravagnuolo si è anche soffermato  a raccontare la parte del libro dedicata a don Luigi Merola , “il prete anticamorra” che ha scritto una frase molto importante :” Chi sceglie di far parte della camorra ha dinanzi a se due strade : il carcere o il cimitero”. Todaro scrive che questa frase dovrebbe esser riportata su un cartello da affiggere nei locali pubblici, negli autobus, nei treni, nella metropolitana”.

Aniello Palumbo

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