IL GIUDICE ROBERTO RICCIARDI:” L’UOMO CHE FACEVA VOLARE I GABBIANI”, AL CIRCOLO CANOTTIERI IRNO

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“Bernardini non aveva mai amato i gabbiani. Un vecchio marinaio gli aveva insegnato che se un uomo si mette in piedi a una certa distanza dallo stormo a riposo e agita le braccia come fossero ali, i gabbiani scappano, convinti dell’arrivo di un nemico più grande”. Bernardini, Sostituto Procuratore della Repubblica al Tribunale di Salerno è il protagonista del libro, il primo, scritto dal dottor Roberto Ricciardi, Magistrato da oltre trent’anni, attualmente in servizio presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Salerno, che è stato presentato al Circolo Canottieri Irno, presieduto dal dottor Alberto Gulletta, durante una interessante ed emozionante serata organizzata, come sempre in modo impeccabile, dalla Presidente dell’Associazione Culturale “Parco Storico Sichelgaita”, la professoressa Clotilde Baccari Cioffi.

Sulla copertina del libro, un acquerello disegnato dall’artista Massimo Ricciardi, docente di Storia dell’Arte al Liceo Alfano I, raffigurante un uomo sul Lungomare di Salerno che a braccia aperte fa volare i gabbiani dagli scogli. Quest’uomo, che nel libro è Bernardini, nella realtà è il dottor Ricciardi? Se lo sono chiesti i tantissimi presenti in sala che affascinati hanno ascoltato le relazioni del giudice Pasquale Andria, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Salerno, e dell’avvocato Michele Bartolo, patrocinante in Cassazione, Vicepresidente dell’Associazione Parco Storico Sichelgaita. Ad impreziosire la serata è stato il noto musicista, cantante e attore salernitano Marino Cogliani che, in modo ironico e divertente, suscitando grande ilarità, ha raccontato di una conferenza, raccontata nel libro, tenuta dal giudice Bernardini al Casino Sociale di Salerno, sugli aspetti comici del diritto:” Ci sono alcune norme del Codice del 1942 che oggi fanno davvero sorridere e che lo Stato ha deciso di abolire solo alle soglie del duemila, come quella dei rami pendenti, che sporgono sul fondo confinante o quella del pignoramento di un baco da seta o quella dello sciame d’api che consente al proprietario di uno sciame d’api di rincorrerlo anche su terreno altrui,” Casomai con un acchiappa – farfalle” o quelle che regolavano il duello. Cogliani ha concluso il suo intervento interpretando “Il Gorilla” di Fabrizio De Andrè, una famosa cover di Georges Brassens, e  augurato Buon Natale con la canzone “Silent Night”.

Il ricavato del libro sarà devoluto in beneficenza, a favore dell’associazione ”Noi insieme per la famiglia”, presieduta dalla professoressa Rosa Volpe Zega, come ha ricordato suor Susanna Rodriguez delle Ancelle del Sacro Cuore di Santa Caterina Volpicelli. L’avvocato Michele Bartolo ha fatto l’elogio della giustizia e raccontato, sintetizzandola, la trama del romanzo noir del giudice Ricciardi ambientato a Salerno:” Una bambina di 11 anni, di buona famiglia, viene rapita. Ad indagare sul sequestro è il sostituto Procuratore Bernardini che nel libro, ricco di riferimenti letterari e musicali, stimola anche alcune riflessioni sulla giustizia, sul perseguire veri, o presunti, ideali di giustizia e sulle grandi disparità economiche e sociali tra paesi ricchi e poveri”. Il giudice Pasquale Andria ha ricordato che molti magistrati si sono dedicati alla letteratura:” Come Dante Troisi, autore del libro: ”Diario di un giudice”; Carofiglio, De Cataldo e Ugo Betti che scrisse “Corruzione al Palazzo di Giustizia” e che il mestiere di giudice è un mestiere difficile:” Il giudice ha un approccio con la sofferenza delle persone: è giudice dell’essere, delle emozioni”. Il dottor Andria ha anche colto la venatura autobiografica del libro: ” Soprattutto nei dialoghi tra Fabio Bernardini e la madre che è una sorta di coscienza critica di Fabio”. Nel libro di Ricciardi, dedicato alle tantissime donne della sua vita: ” A mia nonna Virginia, a mia madre Maria, a mia moglie Patrizia e a mia figlia Maria Virginia”.(Presente in sala anche l’altro figlio del dottor Ricciardi: Bartolo), c’è una parte costituita da una requisitoria che l’autore definisce onirica:” In questa requisitoria c’è tutta la mia visione del mondo della giustizia che per me non è un valore assoluto da perseguire, perché sono troppe le cose “naturalmente ingiuste” che nessuno si sognerebbe mai di cambiare”.

Aniello Palumbo

 

 

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