Home Cultura e Società Arte Presentato alla Provincia di Salerno il nuovo libro della professoressa Anna Rotunno

Presentato alla Provincia di Salerno il nuovo libro della professoressa Anna Rotunno

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“Non  riesco a immaginare autore che più meriti giustizia di Anna Rotunno”  – ha scritto lo scrittore e critico letterario Marco Lanterna nel testo introduttivo del libro “Il migliore dei mondi impossibili” (edito da La Scuola di Pitagora), l’ultima fatica letteraria e saggistica della professoressa Anna Rotunno, docente di latino e greco presso il Liceo Classico “Francesco De Sanctis” di Salerno. Marco Lanterna, ha  tributato un omaggio d’altissimo profilo alla cifra stilistica dell’autrice che ha definito “ un vero e proprio fiore alpino che nasce troppo in alto per essere visto e gustato con ammirazione da tutti”. E sicuramente hanno potuto vedere e gustare con ammirazione la professoressa Rotunno, i numerosi presenti nella “Sala Marcello Torre” della Provincia di Salerno ai quali, grazie alla relazione dell’avvocato Michele Bartolo, alle letture sceniche delle  professoresse e attrici Loredana Inghilleri e Amelia Imparato; alla performance teatrale  messa in scena dagli allievi dell’Officina del Dramma Antico del Liceo Classico Francesco De Sanctis di Salerno : Nunzio Brancaccio, Nicola Papa Baldo, che ha anche curato le musiche, e Valeria Falcone, che ha anche curato le coreografie, è stato   offerto un viaggio emozionante attraverso la drammaturgia antica, la filosofia e la forza generativa della parola. L’evento è stato organizzato dalle associazioni culturali “Parco Storico Sichelgaita” e “Hortus Magnus”,  presiedute dalla professoressa Clotilde Baccari Cioffi, in collaborazione con l’AMMI,  l’Associazione Mogli Medici Italiani Donne per la Salute,  presieduta dalla dottoressa Marilena D’Acunto con il patrocinio della Provincia di Salerno  rappresentata dal Consigliere Provinciale con Delega alla Promozione dei Beni Culturali della Provincia di Salerno Giovanni De Simone. Il libro della professoressa Rotunno raccoglie una serie di brevi saggi dedicati ai laboratori teatrali condotti dall’autrice con gli allievi dell’Officina del Dramma Antico del Liceo Classico Francesco De Sanctis di Salerno, diretto dalla Dirigente Scolastica Cinzia Lucia Guida,  affiancati da tre pièce filosofiche originali. Le prime due rielaborano le grandi tragedie sofoclee (Antigone e le Trachinie di Deianira), la terza, intitolata “Tutti sanno il giorno e l’ora”, sposta l’asse sul presente. Quest’ultima opera immagina un incontro tra cinque amici guidati da un medico che, attraverso l’accesso a una piattaforma di intelligenza artificiale, può svelare il giorno e l’ora della morte di chiunque, trasformando la convivialità in un profondo confronto sui conflitti e sulle contraddizioni dell’esistenza. La professoressa Clotilde Baccari Cioffi, ha ricordato il commento dello scrittore Marco Lanterna che, nella “prefazione” del libro,  dice che “le cose scritte da Anna Rotunno, che siano esse di cultura classica o di contemporaneità, hanno una caratteristica: quella di essere narrate come favole”. La professoressa Baccari, per far  comprendere l’indole e la spiritualità di  Anna Rotunno, ha anche ricordato che il grande filosofo Sosio Giametta, grande amico della professoressa Rotunno,  la chiamava “anima”:” In  Anna si evidenzia quello che in ognuno di noi è, ma in lei è in modo spiccato, nel senso che solo la cultura classica può esprimere quello che è il grande dilemma dell’uomo, il dualismo, la contrapposizione, l’aporia che è nell’animo di ognuno di noi: Anna riesce perfettamente in tutto questo. La  grandezza di Anna è quella di fare del mondo classico una realtà da noi molto desiderata e di trasporre, spostare, il mondo classico ad oggi, per farci capire che il mondo di Eschilo, Sofocle, Euripide, con i suoi personaggi, che ci sembra lontano, era fatto di  persone che vivevano i nostri stessi drammi. Noi però, purtroppo, abbiamo perso una grande caratteristica e una grande dote: quella che è la parola; la capacità di esprimere, attraverso le parole, ciò che noi sentiamo, perché in quest’epoca, le immagini ci hanno sopraffatto”. La dottoressa Marilena D’Acunto ha ricordato gli obiettivi dell’associazione che organizza vari incontri di prevenzione e promozione della salute ed anche incontri culturali:” Organizziamo anche il “ Premio per la gentilezza AMMI”:  premiamo quelle persone che hanno fatto della gentilezza il loro stile di vita ponendosi sempre a favore degli altri. Attraverso questo premio vogliamo indurre le persone ad essere più gentili, per essere più felici, nel rispetto di sé stessi e degli altri,  e migliorare il mondo che ci circonda.  I temi trattati da Anna Rotunno nei suoi scritti, entrano nella nostra anima , nell’essenza delle persone: sono una “medicina dell’anima”. Sicuramente contribuiscono a migliorare ognuno di noi”. Il Consigliere Provinciale con Delega alla Promozione dei Beni Culturali della Provincia di Salerno Giovanni De Simone  ha portato i saluti del Presidente della Provincia, Giuseppe Parente, e ricordato le tante attività messe in campo dalla Provincia per valorizzare i tanti beni culturali presenti nella nostra provincia: “Riapriamo il “Museo Archeologico”. Per fine dicembre dovremmo riuscire a riaprire Villa Guariglia. Abbiamo anche ricevuto un importante finanziamento per riaprire la Biblioteca Provinciale di Via Laspro”. L’avvocato civilista Michele Bartolo, Vicepresidente dell’Associazione “Parco Storico Sichelgaita”, ha rimarcato come il testo si divida tra la rivisitazione dei grandi miti classici e la drammaturgia contemporanea, evidenziando che “C’è un lavoro di adattamento, di rivisitazione, di arricchimento del testo. L’autrice non   parte da una traduzione fredda, ma ci mette la sua personale convinzione, il suo modo di sentire”. L’avvocato Bartolo ha analizzato  i temi della contaminazione testuale:” Presenti, ad esempio, nel confronto con il  Dyskolos, ( Il bisbetico)una celebre commedia greca di Menandro”. L’avvocato Bartolo ha invitato a leggere il libro della Rotunno:” Dovrebbe essere presente nelle librerie di ognuno di noi, perché tocca delle tematiche che riguardano tutti: relative all’uomo, alla dignità umana, alla centralità dell’esistenza, al rapporto con la morte” A proposito della morte, richiamando il brano letto da Michele Placido tratto dal testo “Il silenzio” (ispirato all’universo di Edgar Lee Masters),l’avvocato Bartolo  ha spiegato che il  nucleo tematico fondamentale dell’opera della Rotunno ruota attorno al rapporto con la morte:” Non la morte come fatto fisico, nel senso che tutti noi comprendiamo,  ma come ineffabilità dell’esperienza ultima dell’uomo. Tutti i personaggi della Rotunno,  dalle tragedie rivisitate a quelle personali, cercano di dare una risposta a questa domanda, affrontando la ricerca di “un mondo impossibile”. Entrando nel vivo dei temi affrontati nel libro, la professoressa Anna Rotunno ha offerto una chiave di lettura illuminante sul senso profondo della sua opera: discutendo la figura di Antigone e il profondo dualismo dell’esistenza ha focalizzato l’attenzione sulla mortalità come asse generativo di ogni espressione estetica: “Ho sempre creduto che non ci fosse altro argomento più interessante della nostra mortalità e della morte. Tutto quello che ho fatto è un dialogo continuo su questo tema. La morte forse è l’unico tema che rinasce; l’unico tema sempre di tutto, anche quando viene rimossa o interdetta dalle nostre conversazioni o dal vivere quotidiano, è il tema”. Da questa premessa scaturisce una visione dell’arte intesa come indagine e svelamento di ciò che la società tende a nascondere:” Ogni forma d’arte, secondo me, è fatta per esplorare l’invisibile, quello che non si dice, anzi, tutto quello che si interdice. Questo rende l’opera d’arte al contempo “ruvidissima”, poiché non può sottrarsi al dovere della verità, e “dolcissima”, in virtù di quella condivisione universale che stabilisce un’intima parentela tra gli esseri umani”. L’autrice è fermamente e convintamente contraria alla parcellizzazione sterile della cultura contemporanea: “Le specializzazioni a volte portano al rigor mortis: le cose non parlano più, non sono più vive. Contro questo rischio, il teatro si riconferma non come un esercizio di mera vanità o intrattenimento, bensì come un autentico “rito di resurrezione” della memoria, uno spazio in cui la parola torna a farsi barlume di luce e salvezza per l’intera comunità. Io non credo tanto all’attualizzazione, non mi interessa, perché ciò che è attuale è destinato a passare. Le opere del passato resistono al tempo proprio perché custodiscono tracce e chiavi di lettura che non si esauriscono mai”.

Aniello Palumbo