Coronavirus: una pandemia che era prevista anche se non ne conoscevamo la data esatta.

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A banner in Naples, Italy, advertises a sanitizing company. In the graphics are visible, in a stylized form, the Covid 19 viruses as they appear under the microscope, 17 march 2020 ANSA / CIRO FUSCO

di Vincenzo Petrosino- Oncologo Chirurgo- SALERNO- 

Di  Coronavirus oggi si sente parlare ovunque, abbiamo capito tutti che bisogna rimanere a casa e che solo in questo modo possiamo evitare nuovi contagi.

Molte polemiche si stanno facendo su quanto si poteva fare prima e non si è fatto, ma questo è  cosa comune un po’ in molti Paesi.

Probabilmente il mondo non credeva, o non era pronto a pensare e a credere, che potesse svilupparsi una pandemia.

Noi medici, in genere, forse perché conosciamo le cose, conosciamo la microbiologia e le patologie infettive, la eziopatogenesi e così via, non  siamo troppo sorpresi da ciò che sta accadendo.

Al di là di fantasie che legate a ricerche effettuate in passato in Cina, una pandemia o un’epidemia era attesa da chi si occupa di ricerca.

Non era una cosa assurda da pensare… probabilmente non conoscevamo “quando si sarebbe verificata”, ma che si sarebbe verificata era cosa nota.

I virus sono piccolissimi e pericolosi “esseri non viventi” costituiti da materiale genetico e involucro protettivo.

Devono inoculare il loro patrimonio genetico in una cellula animale o umana per riprodursi  (REPLICARSI) in quantità enormi e distruggere la cellula  ospite.

La cellula praticamente viene usata per produrre virus.Il virus da solo è inerte, è solo un poco di Rna avvolto da un involucro. Solo se entra nella cellula, ne prende il controllo e la usa.

Da studente, la prima immagine che ebbi dei virus – iniziavamo da poco  a comprendere i meccanismi di trascrizione, ecc. –  fu paragonabile a quella del famoso Lem (immagine di uno studente  degli anni ’70) che si poggia sulla luna e… vi inocula qualcosa. Molta fantasia in questa immagine, ma il virus mi faceva pensare a questo: alla luna che si vedeva giungere dall’alto questo essere metallico a 4 zampe,

Ogni virus ha il proprio sistema per entrare nelle cellule e con i farmaci e con i vaccini si cerca di bloccare la “porta di ingresso” oppure impedirgli di usare la “chiave” in suo possesso per aprirla.

Indubbiamente, molti vorrebbero capire quando tutto questo finirà, ma  bisogna comprendere prima perché è accaduto.

Ovviamente cerco di trovare parole semplici che possano  comprendere tutti.

In realtà è sempre l’azione dell’uomo che fa accadere le cose. Alcuni virus vengono dal mondo animale e hanno semplicemente fatto un salto di specie, si sono praticamente evoluti come tantissimi altri virus, ad esempio l’AIDS .

In un mondo in cui ci  muoviamo da un paese all’altro, grazie alla globalizzazione, la diffusione del coronavirus si è facilmente trasformata in pandemia.

Conosciamo già tante cose  di questo virus di pochi nanometri, purtroppo non conosciamo bene che qualità  di immunità  nel tempo  può dare e se  davvero ci potrà essere immunità di gregge.

Al momento, sembra che il coronavirus della Cina sia uguale a quello della Spagna e dell’Italia e di ogni parte del mondo, ma considerato il tipo di genoma potrebbe “mutare”.

I virus si adattano e mutano, diciamo che le mutazioni di solito sono piccole, ma nel caso del coronavirus è un problema che ancora è in fase di studio.

Non credo che  comunque esista un giorno preciso dove noi  possiamo dire addio a tutta questa storia. Insomma, non esiste l’ora x della libertà.

Non possiamo aspettarci che, ad esempio, il 30 aprile scendiamo tutti in strada a farci la pizza in pizzeria e a ballare in discoteca, in attesa di partire per Amsterdam all’indomani.

Il mondo dei rapporti sociali, e del lavoro in genere,  subirà delle variazioni, il mondo dei trasporti subirà variazioni, forse anche i tavoli al ristorante subiranno variazioni, così anche le distanze delle poltrone negli aerei e sui treni… Forse, dopo questa esperienza, sarà necessario riprogrammare il modo di pensare molte cose, tra l’altro non sappiamo se domani il virus si ripresenterà nella stessa forma o addirittura come un altro suo parente stretto o lontano.

Bisogna riprogrammare il concetto di benessere  comune e di progresso, bisogna pensare che ciò che è accaduto per un virus potrebbe accadere in modo drammatico ma più lento per tutte le criticità ambientali che crediamo utili per il Pil, per la crescita e per il progresso.

Forse sarà necessario abbandonare la parola “pseudoambientalismo” e iniziare a pensare davvero a nuove soluzioni.

Credo che il coronavirus non sia altro che “un fatto acuto  improvviso” che ci deve fare capire cosa sono ad esempio le tante fonti inquinanti che hanno azioni “croniche e lente nel tempo”. L’articolo 32 della costituzione dovrebbe essere invocato per tutto e non solo per il “coronavirus”.

Potremmo ritrovarci in un altro tipo di emergenza e non poter avere né vaccini, né farmaci per combatterla. Potremmo noi stessi in un certo senso “mutare”, forse già stiamo cambiando le generazioni future e non ne siamo coscienti.

Tutto ciò che è accaduto per il virus era comunque conosciuto come probabile  e previsto, non si conosceva “quando” e forse, diciamoci la verità, tutti ci sentivamo abbastanza “invincibili”.

Forse il coronavirus, un piccolo mostriciattolo, ci ha fatto ritornare tutti con i piedi per terra, ci ha un poco resettati per usare un termine moderno.

Comunque sia, passerà e sarà un ricordo.

La scienza si sta impegnando a comprendere cosa fare, sta testando cure e vaccini, ma bisognerà avere tanta, ma tanta, pazienza… la crisi,   purtroppo, questa pandemia l’ha creata anche in modo asincrono e sarà necessario capire bene come uscirne indenni… almeno il più possibile.

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