Erasmus on Stage, gran finale mercoledì 29 con il violoncello di Antonio Amato che suonerà Haydn e Brahms.

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Salerno piano TrioGran finale mercoledì 29 ottobre, alle ore 20, nella chiesa di Santa Apollonia per il cartellone della III edizione di Erasmus On Stage, della rassegna musicale promossa dal Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci in collaborazione con la Bottega San Lazzaro di Giuseppe Natella.

Protagonista assoluto sarà il violoncello di Antonio Amato, che ha concluso il suo periodo di mobilità Erasmus a Bucarest.

Il cellista proporrà nella prima parte della serata, in duo con il pianista Vincenzo Zoppi, il Concerto in Re maggiore di Joseph Haydn. Composto nel 1783, il Concerto n. 2 in re maggiore fu destinato al primo violoncello dell’orchestra del principe Esterhàzy (di cui Haydn era direttore), il boemo Antonin Kraft, uno strumentista dalle qualità eccezionali. Nel 1804 fu pubblicato come op. 101, e conobbe da allora larga diffusione, tanto da sollecitare un arrangiamento per flauto ad opera di C.F. Ebers, da metterne in dubbio l’autenticità (fu attribuito, intorno al 1830, allo stesso Kraft), e da subire infine pesanti rimaneggiamenti da parte del musicologo belga Francois Gevaert verso la fine del secolo.

Nel Concerto in re maggiore il discorso sinfonico presenta ormai la maturità e l’impegno anche formale della stagione creativa alle soglie della fase estrema di Haydn, giunto ormai ai cinquant’anni: una elaborazione interna del materiale di rigorosa consequenzialità razionale, e ben consolidata nei suoi schemi di fondo, ma che conserva tuttavia, fondendoli, gli slanci di libera fantasia propri dell’invenzione haydniana, affidati qui soprattutto alla parte solistica, che si sfoga virtuosisticamente nello sviluppo centrale del primo tempo e negli episodi fra una ricomparsa e l’altra del tema principale del rondò finale.

Salerno piano trio2Il primo movimento, Allegro moderato, è costruito nella tipica forma con doppia esposizione, sviluppo e ripresa. Al primo tema, aggraziato e cantabile, che definisce l’atmosfera di tutto il primo movimento, fa seguito un secondo motivo per terze, in la maggiore. I due temi sono poi riesposti dal violoncello, che ne accentua la contrapposizione stagliando il primo nel registro acuto e il secondo in quello grave. Nella sezione dello sviluppo prevale, sull’intreccio tematico, un principio di giustapposizione e una scrittura alquanto libera. La parte solistica, ricca di fioriture, sfoggia un grande virtuosismo e si spinge fino all’estremo limite acuto (poco prima della cadenza finale tocca il sol sovracuto, in chiave di violino).

Segue l’Adagio, un breve movimento cantabile di solo 65 battute. Le tre esposizioni del tema principale sono separate da episodi nei quali le fioriture del violoncello, rispetto all’effetto brillante che avevano nel primo movimento, acquistano il carattere di vere e proprie effusioni melodiche. Il tema esposto dal violoncello prende avvio da un nucleo di tre note, che si espande in un intenso arioso dalla grazia intima e dolente. La sua linea è spesso ripresa dall’orchestra e interrotta solo da poche battute centrali in la minore, sottolineate da un improvviso forte di tutta l’orchestra. Il concerto si conclude con un Rondò basato su un tema danzante del violoncello, in 6/8 e dal sapore vagamente popolare. Manipolando questo tema Haydn mira a creare effetti di sorpresa che ravvivano il discorso musicale – il tema viene esposto dal solista a corde doppie, slitta in re minore, riappare in una variante per terze in fa maggiore – e accentuano l’effetto della ripresa finale nella forma e nella tonalità originali.

Antonio Amato eseguirà, quindi, con Vincenzo Zoppi al pianoforte e Giacomo Mirra al violino il Trio op.8 di Johannes Brahms, lavoro giovanile che ottenne da subito un notevole consenso, che fu sottoposto a revisione dopo ben trentacinque anni dalla sua prima stesura; Brahms venne infatti convinto a mettervi mano per correggerne alcune ingenuità frutto di inesperienza, riducendo drasticamente alcune sezioni eccessivamente ridondanti e riassestando alcuni disequilibri formali.

Nella edizione 1889 l’Allegro con moto iniziale conserva, la lunga grandiosa melodia innodica dell’incipit; e proprio questo materiale, secondo la più pura attitudine brahmsiana, rimane alla base dell’intero movimento, trasformato in situazioni contrastanti, come la malinconica frase discendente del pianoforte che costituisce il secondo tema. Lo sviluppo rielabora in senso “meditativo” il materiale esuberante dell’esposizione; la coda rinuncia a soluzioni retoriche e si rifugia nell’intimismo, smembrando il tema fra i diversi strumenti.

Lo Scherzo, lontano ancora dalla soluzione dello “Scherzo-Intermezzo” propria del Brahms maturo, si richiama agli scherzi “fantastici” di Mendelssohn, con una scrittura serrata e trasparente, contro cui si snoda il terna di valzer popolare del Trio. L’Adagio, pagina fra le più ispirate del giovane Brahms, si apre con una sezione “responsoriale”, in cui cioè alla melodia di corale del pianoforte solo si contrappone la risposta degli archi; fa contrasto la sezione centrale, aperta dal violoncello in una vibrante perorazione.

Il Finale, unico movimento in si minore piuttosto che in si maggiore, è forse il tempo che più ha risentito della revisione, conservando dell’originale quasi solo il misterioso avvio di violoncello e pianoforte, cui succedono poi episodi ben distinti – come il seguente slancio pianistico di sapore schumanniano, che funge da seconda idea; è la logica “dialettica” di Brahms, in cui tuttavia è difficile ravvisare una organizzazione formale precisamente ispirata al modello della forma sonata o del rondò, quanto piuttosto una sintesi dei due modelli. La composizione si chiude con una coda slanciata e serratissima, che converte tuttavia in sobrietà l’impeto un poco retorico della versione giovanile.

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