Intervista a Mariagrazia De Castro scrittrice sannita che si occupa da alcuni anni anche di tematiche riguardanti il femminile.

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421205_3184212814894_1923757534_nMariagrazia De Castro è una scrittrice sannita che si occupa da alcuni anni anche di tematiche riguardanti il femminile ed in particolare delle geografie di genere e del rapporto tra la variabile di genere e l’ambiente. In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne che si celebra il 25 novembre le abbiamo fatto qualche domanda per promuovere il dibattito sulla centralità e attualità del femminile oggi.
D. Come è nata questa passione per le tematiche femminili?
Allen Frantzen, in un saggio del 1993 scriveva che la visione femminista oggi pervade le discipline artistiche, storiche, giuridiche, letterarie e religiose. Questo accadeva oramai venti anni fa e veramente si può confermare che non c’è ambito o esperienza che non sia complessa quando è declinata al femminile. È inevitabile appassionarsi alle complessità sistemiche e ampie che la visione femminile innesca nelle strutture sociali, territoriali, politiche ed economiche.
D. Perché secondo Lei in questi ultimi anni sono cresciute le violenze contro le donne?
R. La violenza non solo è aumentata ma si è anche diversificata. Parliamo non solo di violenze fisiche e sessuali ma anche di violenze meno evidenti ma non per questo meno gravi: penso alla violenza psicologica ma anche alla violenza economica, quando le donne – soprattutto in questo grave momento di crisi e mancanza di lavoro – sono costrette a subire la dipendenza economico – finanziaria dall’uomo. In tutti i casi l’elemento che, in qualche modo, accomuna tutte queste diverse sfaccettature della violenza è lo squilibrio tra i sessi, il predominio patriarcale dell’uomo. Non c’è nulla da aggiungere: la questione riconduce, inevitabilmente, al maschilismo che invade e pervade da secoli la nostra cultura e la nostra civiltà.
D. Negli ultimi mesi ha vinto alcuni premi incentrati sulle donne (III premio al Concorso Letterario “Donne tra ricordi e futuro” con un saggio inedito sull’ecofemminismo e il II premio per la Narrativa a tema libero con il racconto “Donne d’acciaio” al Concorso Internazionale Ambiart 2013 promosso dal Movimento FareAmbiente Lombardia, n.d.r.). Può raccontarci come vive le tematiche al femminile nei suoi scritti?
La mia scrittura al femminile si basa principalmente su alcuni saggi sul rapporto tra donne e ambiente e sulle geografie di genere. Ho scritto un libro, per i tipi della casa editrice Altravista – Donne Rurali Economia Ambiente e Sostenibilità – con cui ho cercato di dare voce al mondo silenzioso delle donne rurali, custodi della biodiversità e delle tradizioni, depositarie di quel patrimonio rurale che oggi ha grandi potenzialità anche imprenditoriali. Il libro è stato segnalato al XIII Premio di Scrittura Femminile nella Sezione Saggistica durante una bellissima e profondissima celebrazione che si è tenuta presso la Casa Internazionale delle Donne a Roma. La donna rurale a cui ho tentato di dar voce è lontana dalla donna neo rurale radical chic che oggi va molto di moda, che si fa fotografare immersa nella natura, tra le viti o con la vanga ma con le unghie ben levigate. In questo modello non vi è nulla di autenticamente rurale. Recentemente sono stata invitata al IX Convegno Nazionale dei Sociologi dell’Ambiente che si è tenuto a Napoli dove ho portato il tema dell’ecofemminismo: un filone di studi molto interessante e per certi versi in Italia ancora poco esplorato che indaga e approfondisce le relazioni tra il dominio dell’uomo sulla natura e il dominio dell’uomo sulla donna. Nell’ultimo anno, mi sono dedicata anche alla scrittura al femminile spaziando in più ambiti letterari – dal saggio alla narrativa e in particolare al racconto – ottenendo anche qualche piccolo riconoscimento (Finalista al Premio Speciale Donna 2013 dell’Associazione M.A.R.E.L. oltre ai riconoscimenti già citati, ndr). Dietro questa ispirazione che mi ha condotto verso questo genere letterario a cui non mi ero mai approcciata c’è, però, la prematura e improvvisa scomparsa di mia madre, una figura femminile appunto, di grande importanza per me. Dopo la sua morte mi sono dovuta rifugiare nella scrittura, un piccolo mondo nel quale solo io ho avuto accesso e nel quale ho riprodotto il mio mondo con lei. Un rifugio sicuro, confortevole, una stanza tutta per me, abitata solo dai ricordi che nel silenzio notturno della scrittura mi avvolgono.
D. Secondo lei cosa si può fare per tutela la donna al giorno d’oggi?
R. C’è bisogno di un cambiamento radicale di mentalità. C’è bisogno di accrescere la cultura e la sensibilità sul tema femminile, educare gli uomini, sin da bambini al rispetto delle proprie sorelle, madri, compagne, mogli, figlie ed educare le donne, sin da bambine, a non subire e a crearsi un’autonomia economica e di pensiero. Se non c’è rispetto per le donne non c’è sviluppo ma solo degrado sociale e oltre. E poi c’è ancora molto da fare a livello di programmazione politica e strumentazione legislativa. Guardi, sarò provocatrice in questo senso, ma per me alcuni strumenti come ad esempio le quote rosa sono strumenti obsoleti e per nulla innovatori. Se infatti le donne hanno bisogno di uno strumento legislativo per poter garantire un minimo di presenza all’interno degli organi politici istituzionali elettivi, significa automaticamente affermare che senza l’ «aiutino» non avrebbero mai avuto accesso, perché non capaci o perché impossibilitate dal predominio maschile. Insomma, le quote rosa sono espressione di un sessismo, soft ma pur tuttavia egualmente stereotipato e pregiudizievole.