Luigi Rossi presenta il suo libro su Don Rocco De Leo venerdì 26 a Vallo della Lucania.

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Locandina-presentazione-libro-Don-Rocco-De-Leo-150x150 (1)Il Vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Ciro Miniero, in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Don Rocco De Leo, il 26 giugno p.v., alle ore 18,00, presso la Cappella del Seminario di Vallo della Lucania, presiederà la Celebrazione Eucaristica per ricordare il sacerdote cilentano. A seguito della Celebrazione seguirà, intorno alle ore 19.00, la presentazione del volume a cura del Prof. Don Luigi Rossi: “Don Rocco De Leo: un riconoscente ricordo a 10 anni dalla morte”. Sarà presente, fra le varie personalità religiose, culturali e politiche del territorio, l’Editore, il Prof. Amedeo La Greca, Presidente del Centro di Promozione Culturale per il Cilento.

“Don Rocco De Leo: un riconoscente ricordo a 10 anni dalla morte” è la più recente pubblicazione di Luigi Rossi, edita dal Centro di Promozione Culturale per il Cilento. Gradevole la veste grafica. La prima di copertina ritrae don Rocco nel giardino di casa ad Omignano nel lontano 1939, mentre la quarta lo propone in una rara immagine del Pontificale in Cattedrale col Cardinale Piazza. La presentazione del teso porta la firma di Mons. Ciro Miniero. Il volume si divide in due parti. La prima raccoglie ben sedici testimonianze; la seconda, invece, offre interessanti documenti dell’archivio personale di don Rocco. Dopo l’interessante introduzione di Luigi Rossi, nella prima parte, si alternano molteplici interventi: la testimonianza di Mario Cosulich, un compagno di studi a Roma; il ricordo della nipote Maria Giovanna Casale, di Mario Sibilio e Valeriano Pomari; la riconoscente evocazione di Michele Santangelo; il profilo delineato da Vincenzo Guarracino; Mons. De Leo professore di Angelo Imbriaco; la modernità di un docente di altri tempi di Nunzio Di Giacomo; il ricordo del collega Crispino Romanelli; don Rocco scrittore di Vincenzo Bruno; l’attestato del preside Antonio De Vita; l’uomo e il sacerdote di Giuseppe Lista; gli auspici per una Chiesa conciliare di Vittoria De Michele; l’Evangelizzazione, compito primario e irrinunciabile di Giuseppe Casale; “Don Gildo”, un prete feriale di Anello Pignataro; don Rocco teologo di Damiano Modena. Il volume intende chiaramente ricordare la figura di Mons. Rocco De Leo a dieci anni dalla scomparsa. Il Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania, Monsignor Ciro Miniero assolve a tal fine volentieri la funzione introduttiva, così come si verificò a suo tempo per la pubblicazione precedente delle Omelie di De Leo. “…Mi sembra che questo libro, scrive Miniero, possa essere considerato un commento ed un necessario riferimento per comprendere anche la densità del volume omiletico, che può costituire ancora oggi un valido contributo alla preparazione della liturgia della Parola per il ciclo triennale domenicale. Le due pubblicazioni, messe in relazione, in qualche modo si completano a vicenda, in quanto la lettura di quest’ultima aiuta a comprendere anche l’animo del predicatore e non solo il contenuto delle sue omelie, possiamo, cioè, conoscere l’intimo di un uomo che è vissuto lasciandosi guidare dall’anelito dell’annunzio di Cristo. (….) Il mio auspicio è che non venga disperso quanto egli ha seminato in una diocesi che ogni giorno imparo a conoscere meglio e che così riesco ad apprezzare di più. Percepisco gli aneliti della comunità e cerco di rispondere come Pastore che si vuole immedesimare nella carne, nell’animo e nello spirito dei suoi fedeli…”

img_RDL-800x340Rocco De Leo, cilentano d’origine. Ebbe i natali ad Omignano il 24 novembre 1919. Fu ordinato sacerdote il 6 marzo 1943 nel Pontificio Seminario Romano. Conseguì la Licenza in Teologia e il Baccellerato in Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense. Cameriere Segreto di Sua Santità il 16 agosto 1955, Prelato domestico dal 28 settembre 1962. Protonotario Apostolico, Canonico Teologo della cattedrale dal 28 ottobre 1945, Arcidiacono del capitolo dei canonici. Ha svolto, nel corso della sua vita, diversi e importanti uffici nel suo servizio alla Diocesi. Eccoli in progressione: ha ricoperto la carica di Vicerettore e Professore nel Seminario diocesano, fu Assistente diocesano della G.M. di A.C., Assistente diocesano e Consulente delle ACLI, docente di Religione Cattolica nel Liceo Classico di Vallo della Lucania, Rettore del Seminario diocesano, Assistente diocesano del Movimento Maestri e dell’AIMC, Esaminatore e Giudice Prosinodale, Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Salerno, Docente di Religione nel Liceo Scientifico, Delegato Vescovile del Centro Pastorale di Evangelizzazione, Giudice presso il Tribunale Ecclesiastico regionale salernitano-lucano, Direttore e docente dell’Istituto diocesano di Scienze Religiose, Vicario Generale della Diocesi di vallo della Lucania.

Il profilo di Don Rocco De Leo si pone incisivamente significativo per tutta la seconda metà del XX secolo nella realtà sociale, culturale e religiosa del Cilento.

L’interesse per quest’uomo di Dio, sostiene Luigi Rossi, è connesso anche al bisogno di esercitare una riflessione storica intorno alle dinamiche esistenziali della Chiesa del Cilento. Rocco De Leo rappresenta l’epilogo di una fase nella Chiesa locale.

“Ora, scrive Rossi, si attende un seguito nel quale individuare elementi della portata, del significato e del valore di quelli che hanno accompagnato la sua esistenza, profondamente calata nel contesto di un territorio per il quale egli si è speso nella speranza di una adeguata inculturazione”.

Il percorso esistenziale di Rocco De Leo è segnato dall’obbedienza. A questa virtù era stato formato in età giovanile, nel corso dell’esperienza vissuta in Seminario. I meriti di don Rocco sono rimasti velati a causa del suo “si” pieno al richiamo dei bisogni pastorali diocesani. Le sue indubbie qualità personali non si collocano in sinergia con opportunità, scelte, disponibilità e persone. Resta con la sua obbedienza legato alle vicissitudini della fervente attività pastorale che lo coinvolge nella Chiesa del Cilento. “Rocco De Leo, sottolinea Luigi Rossi, rappresenta per la Diocesi di Vallo l’ultimo esponente di una fase storica che ha avuto il suo inizio dopo la prima guerra mondiale, un periodo segnato dalla presenza di sei vescovi e scandito da eventi civili epocali, come la seconda guerra mondiale e il processo di secolarizzazione, e nel contesto ecclesiastico il Vaticano II e la lunga e tormentata stagione post-conciliare. In Diocesi egli è stato tra i protagonisti delle esperienze locali determinate da questi articolati e complessi processi. Ha dato il suo contributo ed il fatto che sia rimasto nel Cilento è stata una grande opportunità per tutti coloro che l’hanno frequentato. Grazie a lui la Chiesa locale è stata più pronta ad ascoltare lo Spirito e a trarre giovamento dai segni che lo rappresentano: il vento ed il fuoco dei quali oggi si sente tanto il bisogno…”

Era mitico il suo rigore e la sua inflessibilità di garante del rispetto del Regolamento: era il Regolamento stesso, asserisce Vincenzo Guarracino. “Aveva il carisma del Comunicatore, prosegue. Sapeva come pochi rivelare il suo animo più segreto attraversi i gesti, i dettagli delle sue parole e del suo viso. Ricordo un suo peculiare modo di tenere le mani, l’una sull’altra, a petto , spesso sfregandole quando la piena delle sue emozioni richiedeva un maggior autocontrollo. Ancora, un modo di mordersi il labbro inferiore, nervosamente, quasi a voler trattenere e mortificare una prepotente voglia di espressione. Nessuno che lo abbia incontrato e frequentato potrà mai dire di non aver percepito immediatamente il suo pensiero e i suoi sentimenti. Ce lo portiamo tutti dentro, come un’impronta essenziale del nostro carattere, con una forza dovuta anche all’estrema duttilità e plasmabilità emozionale di quei nostri anni adolescenziali. Ammoniva o confortava, talvolta anche puniva, ma sempre con un fare tra amabile e paterno, stemperato in un suo caratteristico modo di sorridere, che si scriveva come una traccia indelebile, destinata a segnarti per la vita. Io credo, ne sono anzi sicuro, che inconsapevolmente ognuno in qualche modo ancora lo riveli nei propri gesti e comportamenti. E’ questo il “termine paterno”, il modo con cui ha inciso nella vita e nel carattere di ognuno. Al di là del greco e del latino, al di là della sua mostruosa cultura che ci siamo sforzati di emulare e trasmettere, resta questa la sua lezione essenziale e necessaria: la sua capacità di far accordare l’esterno con l’intimo, il suo animo con il suo comportamento esteriore”.

Nunzio Di Giacomo traccia poi il profilo di Don Rocco, ricordandone la modernità nell’agire didattico, se pure docente di altri tempi. “Ricordo le lezioni sull’esistenza di Dio, sulla libertà e il libero arbitrio, sul valore della persona, sul pensiero teologico di J. Maritain, sull’impegno morale del cristiano, sull’etica kantiana del dovere, ed infine sull’esigenza del dialogo senza pregiudizi fra le diverse posizioni e le diverse culture. Nelle lezioni di Don Rocco era presente un pensiero saldamente ancorato alla tradizione cristiana ma desideroso di attraversare i campi dell’agnosticismo, del laicismo e del marxismo, alla ricerca di un dialogo nel rispetto della degnità degli uomini…”

Don Rocco, nel ricordo di Crispino Romanelli, si è distinto dal coro. Ha sempre sostenuto le sue convinzioni rispetto alle problematiche sociali ed ecclesiali. In lui sempre presente è stata l’autonomia di pensiero.

Nel Testamento Spirituale di Don Rocco del 6 giugno 1991 così il Nostro prendeva posizione: “Ho sentito come un tradimento qualsiasi aspirazione a sistemarmi e non mi sono mai preoccupato della mia carriera. Molte difficoltà mi sono derivate dal temperamento impulsivo, dal bisogno interiore di parlare sempre con franchezza a tutti compresi i miei superiori e senza preoccuparmi delle conseguenze a mio svantaggio”. Ricordando Don Rocco scrittore, Vincenzo Bruno, sottolinea questo aspetto: “ …La lepidezza e lo scintillio del discorrere, la sincerità e la freschezza profonda del suo spirito, unite all’espressione del suo volto giovanile, hanno conquistato migliaia di cuori e hanno disposto i loro animi all’ascolto della sua parola suadente e al suo inesauribile messaggio d’amore. Don Rocco parla e scrive in lingua universale perché è compreso da tutti anche da chi non è avvezzo a discorsi teologici o di grande spessore culturale. Le sue parole sono la rivelazione di una bellezza toccante e soggiogante perché scaturiscono dal fondo del suo cuore e dalla onestà della sua anima, e, tale rilevazione è una verità stupenda capace di dire tutto, come affermava Goethe, sempre e a chicchessia. Nelle parole di Don Rocco non trovi mai l’inusuale e lo sbalorditivo ma sempre verità attuali sorrette da una sensibilità geniale e da una sincerità di ispirazione. Don Rocco si differenzia dagli altri scrittori per il suo stile semplice ed incisivo e per la sua indole; la sua arte è il frutto di una preparazione teologico-umanistica sostenuta da una fede vissuta e partecipata che non ha avuto tentennamenti che anzi è stata un baluardo insormontabile nel momento in cui ha dovuto portare la sua Croce…”

Libro simbolo di Don Rocco De Leo, dice Antonio De Vita, è “La spada schiavona”. Il romanzo per le diverse argomentazioni e per la sofferta problematicità, infatti, è la fotografia emblematica di un percorso umano e religioso di un autentico uomo di fede.

“Don Rocco De Leo, scrive Antonio De Vita, è un testimone del nostro tempo, che ha percorso le tappe della sua feconda esperienza pastorale e culturale, aiutando a crescere, a saper leggere in se stesse, generazioni di giovani, a partire dai banchi della scuola, con il vigore e l’acume della sua intelligenza, con la vastità della sua cultura e con la sensibilità di uomo e di sacerdote. Egli in quel frammento di ora settimanale di lezione, sintetizzava il tutto, aprendo squarci e finestre sull’infinito…”

Le difficoltà che don Rocco ha incontrato, secondo Giuseppe Lista, hanno trovato origine nel suo spessore culturale fuori dal comune e sono derivate dal suo temperamento impulsivo, dall’essere diretto nel dire e nel fare. Una nota estremamente positiva è stata la sua “parresia”, (libertà di dire tutto), virtù cristiana per eccellenza, purtroppo spesso dimenticata e fuori dall’uso comune.

L’Arcivescovo emerito di Foggia Bovino, già Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania, lo dice preciso, metodico e prudente. “Io ero intuitivo, impulsivo talvolta anche azzardato. Ma, ci univa una forte mentalità di fede e il comune impegno a portare la nostra diocesi sulle frontiere dell’evangelizzazione, così come veniva indicato dal Concilio vaticano II. Senza sognare rivoluzioni nella pastorale diocesana, ma desiderosi di svegliare in tutti la gioia di annunciare Gesù, si diede inizio ad un rinnovamento che dal centro diocesi doveva irradiarsi in tutte le parrocchie, coinvolgendole in un cammino di fede, riscoperta e rivissuta nel contesto della tradizionale religiosità. Momento propulsivo di questo cammino doveva essere il centro pastorale per l’evangelizzazione che don Rocco ebbe il compito di guidare come delegato vescovile…”

Luigi Rossi con il suo volume “Don Rocco De Leo: un riconoscente ricordo a 10 anni dalla morte”, non ha voluto ricordare l’uomo e il prete per fare esaltazione di vita, ma con gratitudine sincera, ha inteso celebrare uno strumento di Dio che ha gettato il suo seme e che persino quando ha dato l’idea di una raccolta infruttuosa “ha lasciato un solco ed una traccia che lo Spirito ha irrorato”.

 

Emilio La Greca Romano

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